L’AQUILA – “Le indennità? Ce le raddoppiamo!”. Ci scherza sopra Giorgio D’Ignazio, consigliere regionale del Nuovo centro destra, che sul tema dei costi della politica, però, ha un ruolo decisivo, essendo infatti uno dei componenti dell’Ufficio di presidenza, il consigliere segretario.
Era lui che, così si era stabilito a metà luglio, doveva mettersi subito al lavoro per mettere a punto una proposta di legge sulla riduzione dei compensi, dopo che il Consiglio ha congelato quella del Movimento 5 stelle che prevede, tra le altre cose, il dimezzamento dell’indennità dei consiglieri.
Ma a oggi, ammettono ad AbruzzoWeb sia D’Ignazio che gli altri componenti dell’ufficio di presidenza, ovvero il vice presidente vicario, Lucrezio Paolini, il vice presidente Paolo Gatti di Forza Italia, e il consigliere Alessio Monaco di Regione facile, nulla è stato ancora calendarizzato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Di Pangrazio, del Partito democratico, e dunque mai si è riunito il gruppo di lavoro, la task force di legislatori, annunciato di imminente costituzione 2 mesi fa.
Non solo. Tutti confermano che, anzi, l’orientamento è quello di attendere l’approvazione del disegno di legge di riforma del Senato che, all’articolo 29, prevede che gli emolumenti dei consiglieri non possano superare “l’importo di quelli attribuiti ai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione”. Articolo che, però, già ha sollevato levate di scudi nei Consigli regionali di tutt’Italia e, di riflesso, anche in Parlamento.
Entrando nel merito, i componenti dell’ufficio di presidenza hanno poi non poche perplessità sulla necessità e opportunità di dimezzarsi lo stipendio, ma questo già lo si era intuito in occasione dell’approdo in aula della legge grillina, subito stoppata, impacchettata e rispedita indietro.
Tace intanto il Cinque stelle, che per una volta non sta certo con il fiato sul collo al costituendo gruppo di lavoro. Eppure quel progetto di legge che porta la firma di Sara Marcozzi, candidata presidente, era stato sbandierato come la madre di tutte le battaglie dai grillini, che a buon ragione vantano di essersi dimezzati l’indennità senza nemmeno bisogno di un obbligo di legge.
GATTI: “NON HO RICEVUTO ALCUN INCARICO”
Contattato da questo giornale, Gatti non intende rilasciare in merito dichiarazioni, limitandosi a dire di voler “attendere atti concreti”, confermando di non aver ricevuto “nessun incarico in materia dal presidente Di Pangrazio”.
D’IGNAZIO: “AI POLITICI SUL TERRITORIO NIENTE TAGLI”
È al contrario un fiume in piena invece D’Ignazio, che di tagli di indennità non ne vuol sapere. E la mette subito sul personale, non dando certo sfoggio della neutralità e terzietà che ci si potrebbe attendere da chi dovrà limare un provvedimento di legge, in base alle indicazioni dei vari gruppi consiliari.
“Giorgio D’Ignazio – dice di sé in terza persona – fa politica sul territorio, percorre 80 mila chilometri l’anno con la sua automobile per stare vicino alla gente, ascoltare i bisogni e individuare le soluzioni ai problemi. Che ne sanno quelli del Movimento 5 stelle, che fanno politica davanti al computer e su Facebook!”.
E D’Ignazio arriva a definire “mero marketing” la proposta di legge grillina che sarà chiamato (chissà quando) a modificare.
“In Abruzzo – incalza – abbiamo già le indennità più basse d’Italia, di 6 mila euro netti, un consigliere della Regione Sicilia, che sarà una Regione a statuto speciale, ma è sempre in Italia, guadagna oltre 20 mila euro netti!”.
MONACO: “L’IMPEGNO ORA VA MANTENUTO”
Più sfumata, ma dello stesso tenore, la posizione di Monaco.
“L’impegno che era stato preso in aula è giusto che vada rispettato – premette – Per ora il tema non è stato calendarizzato, sono convito che il presidente Di Pangrazio lo farà a breve”.
L’esponente della civica dalfonsiana conferma, però, che l’orientamento non potrà essere quello di attendere gli sviluppi della normativa nazionale.
E non manca di ricordare che “la Regione Abruzzo ha già operato importanti tagli ai costi della politica e siamo una delle regione modello. Una valutazione sulle indennità poi va fatta a 360 gradi – rimarca – Io ritengo che, soprattutto in momenti di crisi, la politica abbia bisogno dell’apporto delle migliori professionalità, e allora mi chiedo un bravo professionista sarebbe disposto guadagnare al metà pur di occuparsi della cosa pubblica?”.
PAOLINI: “LO RICORDERO’ A DI PANGRAZIO”
Infine Paolini, il quale assicura che nella prossima riunione dell’ufficio di presidenza “ricorderò a Di Pangrazio di avviare al più presto l’iter di elaborazione del provvedimento”.
Ribadisce comunque che “la logica vuole che per mettere a punto una norma regionale si debba attendere che viene approvata la riforma statale che verte sul medesimo argomento, sperando, ovviamente, in una tempistica breve”.
La proposta grillina da “rimpastare” e “mitigare” alza a 67 anni la fruizione degli assegni vitalizi, e tagli dal 5 per cento al 15 per cento dell’importo. Che arrivano anche al 45 per cento per i doppi vitalizi.
Ma questo è un argomento di cui si dovrà occupare “anche la Conferenza Stato Regioni, che dovrà pure esprimersi sull’equiparazione dell’indennità e benefit da parificare per tutti i Consigli”.





