L’AQUILA – “Consiglio regionale convocato per il 3 maggio. Anzi no, non si può fare, va rinviato, perché il presidente di Regione e senatore Luciano D’Alfonso deve recarsi a Roma per prendere parte alla direzione del Partito democratico”
Reazioni prevedibili quelle dei consiglieri regionali del M5S Sara Marcozzi, Domenico Pettinari, Pietro Smargiassi, Gianluca Ranieri e Riccardo Mercante che tornano a a denunciare “la palese incompatibilità tra le due poltrone sancita dall’articolo 122 della Costituzione”. Reazione che fa seguito alla decisione di posticipare la seduta del consiglio all’8 maggio, dove tra l’altro il consigio dovrà esprimenrsi proprio sull’eventuale incompatibilità della doppia carica del presidente, come deciso dalla conferenza dei capiruppo del 26 aprile. Lancia bordate anche il senatore del Movimento 5 Stelle, Primo Di Nicola, intervenendo nel corso della seduta odierna dell’Aula di Palazzo Madama.
Nono si fa attendere la replica del deputato Camillo D’Alessandro, da poco dimessosi da consigliere regionale, che in particolare si scaglia contro di Nicola, e parla di “livore ad personam”, e di “un quadro falso del Consiglio regionale e falso nel merito delle questioni sollevate sul diritto di opzione da parte del presidente D’Alfonso”.
Sul piede di guerra anche Forza Italia che con il senatore Nazario Pagano, coordinatore regionale del partito, che auspica che D’Alfonso venga “fulminato da un impeto di buonsenso evitando di stare ancora con un piede in due staffe”.
“Cos’altro deve accadere perché il presidente D’Alfonso si renda conto che sta facendo il peggio per l’Abruzzo? – si legge nella durissima nota dei pentastellati – D’Alfonso prosegue imperterrito la strada dell’equilibrismo fanta-giurisprudenziale, citando come precedenti per lui plausibili Mazzini e Garibaldi, nella personalissima interpretazione delle leggi a suo abuso e consumo. Un atteggiamento che è ormai straripato dall’arrogante al patetico. Una Regione intera è paralizzata con la connivenza di una maggioranza che guarda sempre più al proprio orticello e non al benessere dell’Abruzzo. Quello che sta accadendo in questa regione è un caso unico in Italia. Siamo sicuri che gli abruzzesi meritino di meglio e faremo tutto quanto nelle nostre possibilità, tutto quanto la legge ci consente, per ridare all’Abruzzo la dignità persa negli ultimi 10 anni”.
Il senatore Primo Di Nicola, intervenendo nel corso della seduta odierna dell’Aula di Palazzo Madama ha da parte sua auspicato che “D’Alfonso rimuova al più presto la situazione d’incompatibilità in cui si trova lo chiediamo in quest’Aula anche agli organi del suo partito e del suo gruppo parlamentare, sarebbe un gesto che restituirebbe dignità alla politica”.
“Inoltre troviamo grave il fatto che, lo scorso 26 aprile, – evidenzia Di Nicola – la Giunta per le elezioni della Regione Abruzzo non sia intervenuta per sancire questo evidente vulnus. Nonostante questa palese incompatibilità, tangibile ed evidente, che non ha bisogno di verifiche ulteriori da parte degli organi parlamentari, Luciano D’Alfonso continua ad occupare le due cariche con grave danno per le normali attività della Regione Abruzzo, che avrebbe bisogno di un governatore a tempo pieno, per affrontare tutte le emergenze, da quella occupazionale, ambientale a quella sismica”.
Nazario Pagano infine osserva che “D’Alfonso resta ancora assiso su due poltrone e da quanto sembrerebbe non intende abbandonare né la carica di presidente della Giunta regionale né rinunciare a quella di senatore. Oltre che essere sancita dalla Costituzione e dalla legge, la sua incompatibilità è anche di carattere politico e appartiene al buonsenso, che dovrebbe sempre albergare in un uomo delle istituzioni. Prendiamo, invece, atto che il presidente D’Alfonso sfida tutto e tutti con una protervia degna di miglior causa. A questo punto, auspichiamo che la Giunta delle Elezioni del Senato, purtroppo ancora non costituita, possa prestissimo essere operativa per procedere alla trattazione di questo ignobile caso, obbligando D’Alfonso a scegliere tra i due mandati elettivi”.
Di ben altro avviso D’Alessandro.
“Tra tutte le questioni che potevano essere sollevate, soprattutto da chi ha avuto il privilegio di dirigere un giornale – replica riferendosi a Di Primio – e almeno per riflesso di conoscere le tematiche della nostra regione, invece di portare all’attenzione del Parlamento tematiche come il lavoro o le crisi industriali, il livore ad personam ha indotto il senatore Di Nicola a rappresentare un quadro falso del Consiglio regionale e falso nel merito delle questioni da lui sollevate sul diritto di opzione da parte del presidente Luciano D’Alfonso”.
“Ad esempio come rappresentante del M5S ci saremmo aspettati da lui che sollevasse con la stessa veemenza la questione degli incandidabili-impresentabili del movimento di cui Di Maio aveva annunciato le dimissioni, ma che oggi occupano tranquillamente scranni del Parlamento e sono colleghi proprio di Primo Di Nicola”, aggiunge D’Alessandro.
“Lo abbiamo già detto e lo diremo fino alla noia: l’opzione avverrà nei termini stabiliti dalla legge e non dal M5S. E’ straordinario che non abbiano altro di cui occuparsi che di D’Alfonso, un’ossessione giustificata solo dal calcolo politico e cioè dal loro timore che più tempo passa, più rischiano di avere in Abruzzo l’effetto Friuli”, conclude riferendosi alle elezioni regionali dove M5s ha preso molti meno voti rispetto alle politiche del 4 marzo.





