L’AQUILA – I precari impiegati presso il servizio Bura della Regione devono avere accesso alle procedure di stabilizzazione e presto la stessa cosa potrebbe riguardare anche i co.co.co. assunti al settore Informatica.
Si tratta in tutto di circa 50 persone che hanno presentato due distinti ricorsi al giudice del lavoro dell’Aquila.
Per 12 di loro il tribunale si è già espresso con una sentenza che stabilisce l’ingiusta preclusione a partecipare al concorso che si è svolto nel 2009 a seguito del quale il rapporto di lavoro a tempo determinato di 73 persone fu trasformato in indeterminato.
Ai ricorrenti sono stati pure riconosciuti 18 mila euro complessivi di mancati pagamenti per la specifica categoria ricoperta.
Il giudice Anna Maria Tracanna, sentiti i testimoni chiamati a deporre, ha stabilito che “l’elemento della subordinazione deve necessariamente desumersi non solo dall’avvenuto svolgimento di un’attività assimilabile, per modalità e per caratteristiche, a quella affidata a persone legate da vincolo di dipendenza formale all’istituzione di appartenenza, ma anche in quanto attività strumentale al raggiungimento dei fini istituzionali dell’ente, resa in posizione di assoluta indispensabilità”.
Per questo “hanno titolo” come gli altri 73 già immessi nell’organico della Regione “alla legittima partecipazione alle procedure concorsuali e quindi residua in capo ad ognuno la chance di esito favorevole delle stesse”.
Una sentenza, però, a cui non è stato dato seguito, per questo i 12 del Bura hanno da poco presentato una diffida a ottemperare presso il Tar, che adesso potrebbe nominare un commissario ad acta per la piena esecuzione della decisione del giudice. Nel frattempo, infatti, la Regione ha deciso di pagare il risarcimento ma senza procedere a fare un bando ad hoc per la riapertura della graduatoria.
E presto ai 12 potrebbero aggiungersi i 35 dell’Informatica che sono a loro volta ricorsi al giudice e attendono la sentenza che, a questo punto, visto il precedente, appare scontata.



