L’AQUILA – Cresce anche all’interno della maggioranza di centrosinistra in Regione Abruzzo la fronda contro la chiusura dei punti nascita superstiti, ovvero quello di Penne (Pescara), chiusura prevista per il 1° dicembre, e quello di Sulmona (L’Aquila), slittato in primavera.

Smantellato in modo forse irreversibile il punto nascita di Ortona (Chieti), c’è chi spera anche in una resurrezione di quello di Atri (Teramo), dove già non si fanno più parti, ma per il cui destino bisogna attendere il pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale il prossimo 16 dicembre, in merito a un ricorso presentato dal Comune.

A lanciare il sasso il consigliere del Partito democratico e presidente della quarta commissione consiliare Luciano Monticelli, che ha preso carta e penna e ha scritto al suo presidente Luciano D’Alfonso e all’assessore alla Programmazione sanitaria Silvio Paolucci.

Ma quello che più conta è che la lettera è stata sottoscritta convintamente anche da Sandro Mariani, capogruppo Pd, Maurizio Di Nicola, Centro democratico, e presidente della prima commissione (Bilancio), dall’assessore Andrea Gerosolimo e dal presidente della quinta commissione salute Mario Olivieri, questi ultimi due di Abruzzo civico.

E, seppure con qualche distinguo, da Pierpaolo Pietrucci, Pd, presidente della seconda commissione (Territorio).

A conti fatti un numero di consiglieri sufficienti a mandare sotto la risicata maggioranza qualora si arrivasse al muro contro muro.

I SOLITI RIBELLI

E nel gruppo ci sono i “soliti” tre che già tra agosto e settembre scorsi hanno paralizzato l’azione politica della maggioranza, il dem Monticelli e gli Ac Olivieri e Gerosolimo: proprio quest’ultimo, grazie a una fronda sui temi del finanziamento alla cultura scatenata dal caso della Sinfonica da salvare, è riuscito a ottenere una poltrona da assessore, senza peraltro produrre fin qui nulla di rilevante in ambito culturale.

Al centro della missiva le nuove linee di indirizzo sul percorsi nascita, contenute in un decreto dell’11 novembre, a firma del ministro della Salute Beatrice Lorenzin che, confermando la possibilità di deroga alla chiusura dei punti nascita per motivi geografici, già espressa dall’accordo Stato-Regioni del 2010, ha introdotto tale possibilità anche per i punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui, con il solo obbligo di sottoporre la richiesta al tavolo di monitoraggio nazionale.

“RICONSIDERARE LE DECISIONI”

“In considerazione di ciò – scrive dunque Monticelli – chiediamo con forza di riconsiderare le decisioni prese alla luce della nuova normativa, al fine di non sottoporre i cittadini abruzzesi a disagi e disservizi non necessari”.

Ricorda a D’Alfonso il consigliere Pd che “numerose sono state le critiche ricevute dalla sua decisione di ridurre da 12 a 8 i punti nascita pubblici del sistema ospedaliero abruzzese. In particolare, in molti le hanno contestato un eccesso di zelo nell’applicazione dell’accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010, firmato dal suo predecessore Gianni Chiodi”.

“Le giustificazioni addotte dall’assessore alla Sanità – si legge infine nella lettera – per giustificare il suo piano, che prevede la chiusura di quattro punti nascita su dodici, in un territorio notoriamente di non facile percorribilità come quello abruzzese, oltre a essere dannose si stanno dimostrando anche giuridicamente infondate. A prescindere dalle decisioni che prenderà la giustizia amministrativa, D’Alfonso accetti finalmente di riguardare i dati, anche alla luce della nuova normativa, e dia un segnale politico: glielo chiedono sei consiglieri della sua maggioranza”.

La partita si può dunque riaprire, sostengono i firmatari, non solo per Penne e Sulmona, che potrebbero essere fatti rientrare nel novero delle aree disagiate, ma anche per Atri, che nel 2014 ha registrato 514 parti. Ed anche per Ortona.

PAOLUCCI: “PRONTI AD APPROFONDIRE”

Alla decisa sollecitazione Paolucci ha risposto a margine di una conferenza stampa a Pratola Peligna (L’Aquila), sostenendo di dover ancora leggere “i contenuti del decreto”.

Aggiungendo che “la Regione è pronta a chiedere un eventuale quarto parere al Comitato del percorso nascita nazionale sul punto nascita di Sulmona”.

Dopo aver sottoscritto la lettera, Pietrucci ha precisato in una nota che la sua adesione vuole avere “un intento costruttivo e propositivo. La mia è una firma per sostenere la richiesta di approfondimenti da presentare al Ministero e in tal senso si stanno già muovendo il presidente della Giunta regionale e l’assessore alla sanità Paolucci”.

Ma ha sottolineato anche che “va scongiurata la chiusura di più punti nascita possibile – presidi di fondamentale importanza per le aree interne – e so che questa posizione viene perseguita da gran parte della maggioranza”.

Contro la chiusura dei punti nascita resta sulle barricate il centrodestra in Regione.

Mauro Febbo di Forza Italia mercoledi scorso ha invitato a esprimere un parere in commissione di vigilanza, di cui è presidente, il direttore della Asl di Pescara Claudio D’Amario, informa Febbo, ha confermato che con le chiusure dei punti nascita di Penne, e Sulmona, che si aggiungeranno a quelle di Atri e Ortona, “l’ospedale di Pescara rischierà il collasso in quanto sarà invaso da oltre 4 mila parti. Questo vuol dire altresì che la struttura sarà “invasa da altri professionisti che verranno a fare la libera professione intramoenia su Pescara”.