L’AQUILA – “Senza la presenza di D’Ignazio, la maggioranza di centrosinistra non avrebbe potuto discutere sul bilancio. Per tutto il primo giorno ha assicurato il numero legale al centrosinistra”.

Le parole del capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, fanno scoppiare un nuovo caso nel centrodestra il giorno dopo la prima, convulsa, giornata della sessione di bilancio.

E ora si va verso una richiesta di dimissioni del consigliere del Nuovo centro destra finito sotto il banco degli imputati, Giorgio D’Ignazio, dall’incarico di consigliere segretario in rappresentanza della minoranza di centrodestra nell’ufficio di presidenza.

Un caso simile è successo nel 2011 quando Luciano Terra è passato dall’Unione di centro, che era all’opposizione, a Rialzati Abruzzo, che sosteneva la Giunta Chiodi: si è dimesso e al suo posto è subentrato Paolo Palomba in quota Vela.

Al centro delle critiche ancora una volta c’è finito il consigliere alfaniano, già accostato al centrosinistra nei mesi scorsi ai tempi della crisi nella maggioranza provocata dal trio Andrea Gerosolimo, Mario Olivieri (entrambi di Abruzzo civico) e Donato Di Matteo (Partito democratico).

Per D’Ignazio in alcuni scenari era stato addirittura ipotizzato l’ingresso nella Giunta D’Alfonso, con Ncd che sarebbe andato a ricomporre l’asse con il Pd e il centrosinistra già in atto nel governo nazionale, ma l’ipotesi è rimasta solo sulla carta.

D’Ignazio è accusato, questa volta, di aver assicurato il numero legale al centrosinistra che ieri ha avuto le defezioni dei due assessori Marinella Sclocco (Pd) e lo stesso Gerosolimo, per problemi di salute, e dell’altro consigliere di Ac Olivieri, della cui assenza non si conoscono le motivazioni.

Risultato, centrosinistra che da 18 consiglieri è passato a 15, non sufficienti per mantenere il numero legale per la validità della seduta del Consiglio senza l’“aiutino” di D’Ignazio, che ha garantito le 16 presenze in un’assemblea di 31 consiglieri.

E oggi, nel secondo e decisivo giorno per l’approvazione dello strumento finanziario, la situazione si è aggravata con l’assenza anche di Di Matteo, che ha portato il totale della maggioranza a 14. La minoranza ha letteralmente tenuto in piedi il centrosinistra, almeno in avvio di seduta.

D’Ignazio, comunque, risponde per le rime a Sospiri. “Ho votato contro i provvedimenti in aula, ma ho deciso di assicurare il numero legale per senso di responsabilità e perché si sta discutendo di misure per gli abruzzesi”, è sbottato.

“Questo è il mio modo di fare politica, diverso da quello di Sospiri che è un ex fascista mentre io sono un ex democristiano – ha rimarcato poi – L’ho detto molte volte ai miei colleghi, ma non viene capito. Al giochetto di far mancare il numero legale per fare ostruzionismo e poi ottenere qualcosa non partecipo, mi dispiace”.

D’Ignazio continua ricordando di essere “chiamato a governare con i miei difetti e i miei grandi limiti, non mi ritengo bravo come Sospiri, che dice di essere il migliore, né come il presidente emerito Chiodi: credo di poter dare un modesto contributo da uomo e politico moderato”.

Il futuro? “Rimango all’opposizione, così come ho sempre fatto, ma i miei colleghi non devono esagerare”, conclude con aria vagamente minatoria.

Nel corso della discussione di ieri, Chiodi ha fatto un richiamo sottolineando che l’appartenenza alla maggioranza e all’opposizione si giustifica con il voto e non con gli interventi.

Sospiri ha fatto presente che se D’Ignazio continuerà nel suo atteggiamento “verrà estromesso dal centrodestra”. (alb.or. – b.s.)