PESCARA – Casapound e Lega accomunati dagli slogan? “È Salvini che viene dopo di noi”.
Lo dice Stefano Flajani, candidato per Casapound alla presidenza della Regione Abruzzo alle elezioni del 10 febbraio prossimo, rispondendo alle domande dei giornalisti alla prima Tribuna politica andata in onda su Rai3 e organizzata dalla TgrRai Abruzzo.
“‘Prima gli italiani’ – afferma Flajani – è nato a Milano nel 2014, evidentemente è piaciuto. Adesso, 24 ore dopo l’uscita della tessera 2019 di Casapound, Salvini ha preso la frase che abbiamo scelto noi che recita l’art.52 della Costituzione, ‘La difesa della patria è un dovere sacro’. Mi va anche bene ma il problema è che non lo fanno”.
Poi la questione migranti che tiene banco in Italia.
“Si vuole fare arrivare Salvini all’80%! – risponde il candidato di Casapound – con uno schioppo di dita si potevano chiudere i porti, con due schioppi di dita potevamo fare i rimpatri. Ma perché invece in Italia non si parla più di lavoro, delle case, dei figli? Teniamo banco con 40 poveretti buttati lì in mezzo al mare – dice Flajani riferendosi alla nave Sea Watch – che vagano e non si sa dove devono attraccare. Sarà come con la Diciotti che una volta sbarcati sono scappati e non si sa dove sono andati”.
“Noi – ribadisce – pensiamo prima agli italiani. In questo stato sociale che abbiamo conquistato, gli italiani oggi sono i più abbandonati. Necessariamente quindi penso prima al cittadino italiano. Una volta che sono forte, mi sono consolidato, sono solido e posso essere solidale e aiutare gli altri, anche se il nostro concetto è quello di andare a intervenire con accordi bilaterali per esempio in Nigeria”.
Flajani ha parlato anche del decreto dignità (“ma prima creiamo i posti di lavoro”, ha detto) e del diritto alla casa (“ci sono italiani che sono in graduatoria da 15 anni ma le danno ai Rom, e nei campi non sono tutti italiani”, della Ricostruzione dopo i terremoti 2016 e 2017 (“non è una questione di persone ma di legislature differenti e della loro applicazione”), della Sanità e delle aree interne.
Infine Flajani respinge al mittente chi associa la loro organizzazione a fenomeni di violenza. Una rottura con il passato? “No non c’è nessuna rottura con il passato. Casapound è Casapound. Siamo nati come associazione sociale. Solo c’è più visibilità grazie anche ai social e alle campagne elettorali”.





