L’AQUILA – “È la prima volta che la Regione Abruzzo ha l’occasione di garantire la continuità del proprio governo regionale e questo è già un valore di per sé. Il continuo ricambio di classe dirigente rappresenta una debolezza della nostra regione, dobbiamo invece sedimentare i semi che abbiamo gettato. Andiamo a votare per garantire un futuro di crescita alla nostra Regione. Tornare indietro a tempi bui di cui nessuno ha nostalgia farebbe solo male all’Abruzzo”.
Lo ha detto il governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, prima di iniziare il comizio di chiusura alla Villa comunale dell’Aquila, assieme ai governatori delle Marche Francesco Acquaroli, del Lazio Francesco Rocca, del Molise Francesco Roberti, dell’Umbria Donatella Tesei; il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, i senatori Etel Sigismondi e Guido Liris, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, e decine di amministratori locali.
Ad introdurre i senatori Liris e Sigismondi, poi ha preso la parola il sindaco Biondi. È stata dunque la volta dei quattro governatori e poi del ministro Sangiuliano.
Il primo presidente ad intervenire è stato Acquaroli, per la Regione Marche: “In questi anni abbiamo fatto squadra per la ricostruzione e il rilancio delle aree interne. In Marsilio abbiamo trovato un supporto. Sono convinto che l’Abruzzo deciderà di continuare sulla strada che cinque anni fa gli ha permesso di diventare protagonista in Italia e in Europa”. Per quanto riguarda la ricostruzione dopo il sisma del 2009 e
del 2016 “abbiamo cercato di risolvere le questioni burocratiche, abbiamo accelerato anche la ricostruzione economica e sociale. Non è stato facile, sono stai anni complessi ma ora si vedono i risultati”.
Per Francesco Rocca: “L’asse tra il Lazio e l’Abruzzo è solido, non potrebbe essere diversamente. Sono due Regioni incredibilmente connesse, bisogna lavorare e collaborare insieme. Non potevo mancare, conosco Marco Marsilio da tanti anni, ne conosco la professionalità, la serietà. Anche nella mia nuova veste posso dire che la Roma-Pescara non nasce dallo schiocco delle dita, ma c’è stato un lavoro dietro che quando io sono stato eletto Marsilio era già sul pezzo che lavorava su questo tema. È un’opera strategica, di interesse del Lazio e dell’Abruzzo”, ha concluso.
Particolarmente energico l’intervento del ministro Sangiuliano: “Sono felice di essere qui perché so di essere tra gente davvero autentica, non vado nei luoghi dove c’è quella tipologia antropologica chiamata radical chic. Il Pd sta frignando perché ho messo 200 milioni di euro per la cultura, tra Pnrr, musei, per non parlare della ricostruzione del teatro dell’Aquila aree archeologiche, chiese importanti. L’Abruzzo è la regione di Benedetto Croce e dei fratelli Spaventa, fondatori della Destra storica, questa regione non può tornare indietro non può tornare nella palude del Pd non può tornare nelle mani dei comunisti, perché sono ancora comunisti radicati una ideologia nefasta. Frignano perché ho destinato risorse per la cultura, e che devo fare, devo dare i soldi ai loro amichetti registi che fanno film per 14 spettatori, milioni di euro per i soliti registi che organizzano la solita terrazzata romana con la erre moscia, se si sentono superiori ci guardano dall’alto in basso?”.
Poi l’intervento del presidente Marsilio: “Nessuno mi ha mai spedito, nessuno mi ha mai pagato. Appartengo ad una storia comune a tutto l’Abruzzo, di abruzzesi sparsi per l’Italia e il mondo. Mio padre ha avuto la fortuna di potersi fermare a Roma, senza mai perdere il legame con la nostra regione”.
“Quando quelli del centrosinistra parlano di cuginanza e amichettismo, sono dei balordi, non conoscono la parola amicizia. Siamo una comunità umana prima di essere una coalizione, che travalica i partiti. Questo cosiddetto campo largo è in realtà abnorme e l’Abruzzo deve averne paura. Immagino cosa accadrà dopo una loro campagna elettorale, che è stato un teatrino. Non possono fare il comizio tutti insieme come abbiamo fatto noi perché non possono salire sullo stesso palco, ma questo significa che non potranno fare nemmeno una giunta insieme”.
“Una storia che conosciamo, nella giunta di Luciano d’Alfonso, scappato a Roma. Con Giovanni Legnini che chiedeva scusa, che spiegava che io non sono come quella persona lì. Adesso D’Alfonso straparla, minaccia i direttori generali. Ma meglio così, gli abruzzesi capiranno quale Luciano andranno a votare, non Luciano D’Amico, quale padrone incapace e inconcludente tornerà in Abruzzo, dopo che era scappato nel disprezzo generale”.
“La verità – ha aggiunto Marsilio – è che la sinistra ha astinenza da potere, che non può durare troppo. Erano abituati a stare al governo anche quando perdevano le elezioni. E ora tra l’altro, non sanno nemmeno fare l’opposizione, potrei raccontare storie gustose del Consiglio regionale”.
“Ho voluto qui i quattro presidenti di Regione perché noi dobbiamo fare squadra, noi siamo il Centro Italia – ha sottolineato – Regioni che hanno vissuto la schiavitù del centrosinistra. Dobbiamo crescere insieme. Umbria, Molise e Marche sono come noi, che siamo una regione piccola con pochi abitanti, e non possiamo accettare le stesse regole che valgono per Roma per fare una rete sanitaria per decidere quanti, quali e dove si fanno gli ospedali. La nostra rete sanitaria sarà un modello che offriamo alle altre regioni, per superare i limiti del decreto Lorenzin”.







