L’AQUILA – “Avevamo una marcia in più, il campo lungo ha battuto il campo largo. E parafrasando il mio slogan elettorale, il governo che fa bene all’Abruzzo’. Posso anche aggiungere che è l’Abruzzo che ha fatto bene al governo”.
Così Marco Marsilio, riconfermato presidente della Regione, di FdI, nella conferenza stampa convocata a Palazzo Silone all’Aquila.
“I nostri avversari hanno intelligentemente scelto di unirsi tutti per giocare la partita. Faccio i miei complimenti a Luciano D’Amico che mi ha telefonato, riconoscendo la mia vittoria netta, così come ha fatto Giuseppe Conte. Auguro a D’Amico di guidare bene l’opposizione, perché ci guadagna tutto l’Abruzzo se si cresce di livello. Ha avuto il merito di mettere insieme il diavolo e l’acqua santa”.
Poi però passa all’attacco sottolineando “l’incapacità del centrosinistra nel ricambio della classe dirigente, basta rileggere chi sono gli eletti. Hanno presentato D’Amico cercando di verniciare di nuovo la coalizione. Quando D’Amico stava alla Tua non si compravano gli autobus. Quando era rettore si perdevano gli studenti. È bastato grattare la patina per far riemergere la vecchia classe dirigente del Pd di cui nessuno ha nostalgia”.
Per Marsilio è stata poi una “campagna elettorale di livello agghiacciante”, e cita la ribalta mediatica “dei tre mari”, “dipingendomi come uno zotico di una ignoranza abissale”, “io che il primo mare dove ho fatto il bagno da bambino è stato quello di Montesilvano”.
Come pure “inventare che io e mia moglie saremmo stati processati, indagati… Io e mia moglie non siamo mai stati indagati in nulla. Siamo usciti immacolati da 5 anni di amministrazione”.
E ancora: “dopodiché questi leader nazionali invece di portare magari un contributo politico, una discussione sui temi, si sono fatti mettere in bocca delle barzellette come quella dei tre mari, che finché la raccontano i ragazzini su Facebook commentando e sfottendo sotto i miei post questa barzelletta, ci sta, ma fa riflettere sentir dire da Calenda da Bonelli, leader politici nazionali, una grossolanità del genere che poi finisce su alcuni quotidiani su alcune testate, quella di Marco Travaglio compreso. Insomma, ma si può fare una campagna elettorale pensando che non il presidente della Regione, ma uno qualunque in Italia, possa pensare che il mar Ionio bagni l’Abruzzo? Eppure è stato ripetuto all’infinito. È stata una campagna elettorale di un livello così agghiacciante che non poteva che essere rispedita al mittente. Sono stato dipinto come uno zotico di un’ignoranza talmente abissale da non rendermi conto di dove sto, io che poi da bambino il primo mare che ho conosciuto è quello di Montesilvano. E si è continuato con queste dileggio, al limite della diffamazione”.
E poi “la polemica sulla mia romanità, che stupisce che una persona di doppia o tripla nazionalità come Schlein faccia fatica a comprendere la mia condizione di abruzzese e romano allo stesso tempo”.
E prosegue come un fiume in piena: “si è assistere alla calata in massa delle vecchie glorie, Bersani e Vendola, non so chi altro potessero riesumare per galvanizzare l’elettorato, con l’effetto simpatia, pacche sulle spalle, zio Bersani, nonno Vendola, ‘dai adesso a questi li cappottiamo’, e invece abbiamo vinto noi, in maniera abbastanza netta”.
Ancora sulla schizofrenia del centrosinistra: “quelli che mi contestavano è di non aver difeso i fondi per la velocizzazione della ferrovia Pescara Roma, poi andavano a Manoppello a incontrare chi la ferrovia non la voleva, chi come il sindaco di Chieti, che contro la ferrovia hanno fatto ricorso. Una campagna un po’ schizofrenica non è che si può sostenere tutto il contrario di tutto. Andavano a incontrare i contadini sui trattori e poi andavano alla riserva del Borsacchio a recitare il funerale, dopo che noi avevamo liberato i contadini dei trattori da una riserva che per 20 anni aveva costituito solo un vincolo e un danno all’economia agricola del territorio”.
Poi sulle visite dei ministri: “il problema per loro è stata poi la calata dei ministri.. ma i ministri del governo Meloni in Abruzzo ci vengono ormai da un anno e mezzo, ci vengono settimanalmente, a conferma dell’attenzione costante e hanno fatto ben a venire. Il problema dell’Abruzzo è che per trent’anni ce ne sono venuti troppo pochi ministri”.
Sull’astensionismo; “è un problema che esiste in tutta Italia, da una decina d’anni, nell’Italia che sembrava un paradiso della democrazia occidentale, visto che in altri Paesi come gli Stati Uniti è un problema esiste da molto tempo. Mi dispiace che non ci sia stata tanta partecipazione.
Nella proposta di legge elettorale che ho fatto ci sono liste più lunghe, per inserire candidati che possono capitalizzare la fiducia dei cittadini. Ecco, io credo che se in questi cinque anni faremo vedere gli ospedali che si realizzano, le ferrovie che si cominciano a realizzare, le strade che si rimettono a posto, se facciamo vedere questo, io credo che questa sia la ricetta migliore per riportare i cittadini a votare”.
Infine: “la qualità delle nostre liste, i consiglieri rieletti, dimostrano la quantità e qualità della nostra classe dirigente. Viene smentita un’ altra leggenda nera secondo la quale il centro-destra è di volta in volta guidato da prima da Berlusconi, ma si diceva, sotto Berlusconi il nulla, poi Salvini ‘eh ma Salvini è solo’ poi dalla Meloni, ‘ma la classe dirigente non c’è’. Questa è un’altra cosa che abbiamo smentito nei fatti, perché la classe dirigente c’è, funziona, si esprime sui territori e il fatto che le nostre liste siano come dire ben nutrite di campioni di preferenze e di consenso, significa che sono persone che sanno fare politica, stanno amministrare perché se non sapessero amministrare se non fossero classe dirigente i voti non li avrebbero presi”.





