L’AQUILA – Dall'”imboscata” dell’Udc che ha portato Marianna Scoccia e Mario Olivieri nella lista centrista a sostegno di Marco Marsilio, nonostante i veti degli alleati e gli accordi con il resto della coalizione, si è dissociato pubblicamente solo Gaetano Quagliariello, ma la versione dominante è stata quella che una longa manus romana abbia agito all’insaputa dei vertici regionali del partito della vela, della rinata Dc e del movimento Idea.

Eppure secondo un retroscena che filtra dagli ambienti politici, la scelta di inserire all’ultimo momento la sindaca di Prezza (L’Aquila), moglie del consigliere di centrosinistra Andrea Gerosolimo, e l’altro consigliere uscente di Abruzzo Civico, sarebbe stata compiuta d’intesa sia con Quagliariello, sia con il coordinatore regionale dell’Udc Enrico Di Giuseppantonio e il deputato Gianfranco Rotondi.

Da quanto apprende AbruzzoWeb, l’accordo sarebbe maturato con la regia di Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc, e sarebbe strumentale proprio alla campagna elettorale delle europee del giugno prossimo, dove Cesa punta alla conferma di un seggio al Parlamento di Bruxelles. Inoltre, Cesa avrebbe avuto l’ok per la candidatura dei due sia da Giorgia Meloni, sia da Antonio Tajani.

Esecutori della “sveltina”, poi, sarebbero stati Rotondi, deputato eletto nel collegio L’Aquila-Pescara nella lista di Forza Italia ma in quota Democrazia Cristiana, e soprattutto il suo storico braccio destro, Giampiero Catone, ex parlamentare che guarda caso è stato avvistato sabato, al momento del deposito delle liste, al tribunale dell’Aquila.

Un gioco delle parti, dunque, peraltro parzialmente tradito dalle dichiarazioni rilasciate da Cesa all’Huffington Post – “Ho una dignità, non mi faccio piegare da questi quattro fascistelli che stanno nella Lega”, ha detto – che dovrebbe concludersi nei prossimi giorni con una conferenza stampa, annunciata da alcuni bene informati.

Uno scivolone del centrodestra, quello del “caso Udc”, che ha non ha fatto partire nel migliore dei modi la campagna elettorale della coalizione, con Marsilio che, secondo quanto trapela, in un incontro con Gerosolimo e altri aveva manifestato assenso alla presenza di Scoccia e Olivieri sin dalla vigilia dell’ufficializzazione della sua candidatura alla presidenza. Ma che ha finito per far apparire il senatore come uno sprovveduto, visto che al contrario di Giovanni Legnini del centrosinistra, che ha ricontrollato tutte le liste fino all’ultimo momento nel comitato di Dragonara alla presenza addirittura di un notaio, ha invece sottoscritto apparentamenti in bianco, senza conoscere la composizione delle compagini a suo sostegno. E forse non è stato dunque dettato dal caso il caos comunicativo che si è registrato sabato in casa centrodestra, dove le liste filtravano col contagocce e l’entourage del candidato presidente si è mostrato disorganizzato con la diffusione delle liste avvenuta in modo improvvisato e parziale.

Anzi, sembrerebbe che al momento dello scambio della documentazione tra presentatori, delegati di lista e rappresentanti dei partiti, nessuno abbia chiesto conto all’Udc dei propri candidati. E ora, con la “cacciata” dalla coalizione e il simbolo che è stato censurato anche dal materiale elettorale, tra i fedelissimi di Gerosolimo non si escludono risvolti legali per la vicenda, visto che c’è una formale sottoscrizione di apparentamento.

“C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare, ora è il tempo di tacere”, si limita ad affermare Di Giuseppantonio ad AbruzzoWeb, “perché occorre trovare soluzioni che rimettano in piedi una solidarietà tra chi decide di fare assieme un percorso e di presentarsi agli elettori, il resto lo affidiamo alla dirigenza nazionale che sabato sarà a Pescara per una conferenza stampa e dovrà spiegare nei particolari tutto”.