L’AQUILA – “Proprio nella festa della donna e dei suoi diritti e con Luciano D’Amico, l’unico capace di ascoltare i nostri principi e le esigenze dei più deboli diventa una certezza non più una speranza di mandare a casa la destra di Marco Marsilio che ha fallito nel suo mandato e che non ci dice quali risultati ha ottenuto ma che su vanta silo di essere amico della meloni”.

In un clima di grande entusiasmo e tra continui e scroscianti applausi, anche sotto una leggera pioggia, è questo il messaggio che si è alzato forte dalla piazza, gremita, nel parco del castello, che ha ospitato il comizio di chiusura del candidato del campo largo, Luciano D’Amico, che domenica si scontrerà con il presidente uscente, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia.

Un comizio che si è aperto con la proposta dell’inno di Mameli e si è concluso con Bella Ciao. Il centrosinistra allargato, nella chiusura della campagna elettorale ha puntato sul neo presidente della Sardegna, Alessandra Todde, il cui risultato ha cambiato il destino del voto in Abruzzo riequilibrando la partita e facendo diventare la tornata elettorale di rilevanza nazionale e quindi importante anche per gli equilibri del governo di centrodestra.

Sia Todde, sia d’Amico, nella roccaforte di fratelli d’Italia collegio del premier, Giorgia Meloni, hanno arringato la folla, diverse centinaia di persone, con tante bandiere sventolanti, e di tutti i partiti della colazione, a partire dal M5S e del PD, guida della coalizione.

Tra le bandiere anche quella della Sardegna portata da un gruppo di sardi trapiantati nel Teramano che sono venuti in Abruzzo “per dare forza al nostro presidente D’Amico che vincerà nella nostra nuova terra il neo presidente della nostra mai dimenticata terra”, hanno spiegato.

“Il vento del cambiamento si è alzato, non si fermerà nei prossimi cinque anni, questa squadra allargata vincerà e riporterà la libertà, i diritti, il lavoro ed una sanità all’altezza”, ha detto con tono decisi D’Amico che ha annunciato “la rivoluzione dolce”.

Molto gettonati tra i temi proposti da D’Amico quello sulla cancellazione del via libera data da Marsilio alla autonomia differenziata.

“La cancelleremo ed inizieremo a smantellare le poche cose fatte, come i provvedimenti approvati nella giunta di oggi che hanno distribuiti milioni di euro, un atteggiamento non diretto che denunceremo in tutte le sedi – ha detto ancora l’ex rettore della università di Teramo. Dobbiamo smetterla di rassegnarci e riprendere la nostra vita in mano andando a votare in massa per cambiare le nostre vite nel segno della libertà, teniamocela stretta la speranza – gli ha fatto eco Todde che ha rivolto alla gente festa un appello molto sentito al popolo dell’astensionismo. Non prima di aver accusando il premier, Giorgia Meloni, di aver fatto un Abruzzo promesse mirabolanti che non verranno mantenute. E di aver minacciato se Marsilio non sarà riconfermato, di tagliare le risorse.

Ed infine i temi più applauditi in assoluto: “dobbiamo dare lavoro ai giovani che ogni giorno vanno via, e dare una sanità allo sbando che fa 100 milioni di mobilità passiva perché gli abruzzesi vanno a curarsi fuori: con quei soldi potremmo assumere giovani medico ed operatori – ha detto tra l’entusiasmo generale D’Amico che ha concluso con forza: non accettiamo lezioni di libertà e di patria che ci è stata restituita dalla brigata Maiella”.