L’AQUILA – Il dato definitivo arriva solo a tarda notte: Con il 46,30% Luciano D’Alfonso è il 13° presidente della Regione Abruzzo.
Complessivamente, a capo della coalizione di centrosinistra, ha totalizzato 317.018 voti. Al secondo posto, con il 29,26% (200.330 voti), si è piazzato il governatore uscente Gianni Chiodi, a capo della coalizione di centrodestra, che entrerà in Consiglio regionale come secondo posto nella quota maggioritaria.
Al terzo posto, con una percentuale del 21,33% pari a 146,078 voti, la candidata del Movimento 5 stelle, Sara Marcozzi.
Al quarto, con il 3,11% pari a 21.331 voti, si colloca il candidato Maurizio Acerbo della lista “Un’altra regione con Acerbo”.
Blitz, prima della proclamazione degli eletti, del nuovo presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, a palazzo Silone, sede della Giunta regionale, all’Aquila.
D’Alfonso ha salutato un gruppo di dipendenti e, accompagnato dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che aveva incontrato in precedenza nella sede comunale, è salito al sesto piano, dove ci sono gli uffici della presidenza della Giunta e l’ufficio del presidente, dove ha incontrato anche il presidente uscente e sconfitto, Gianni Chiodi.
D’Alfonso era accompagnato anche, tra gli altri, dall’ex parlamentare del Pd Giovanni Lolli, e dall’ex consigliere regionale democrat, il teramano Claudio Ruffini, non ricandidato.
Si è trattato della prima visita all’Aquila di D’Alfonso che ieri ha festeggiato la vittoria a Pescara.
“La Regione è un sogno che si avvera e un traguardo atteso da tanti anni. Voglio essere un presidente che si farà ricordare per l’operatività e per aver tenuto fede al desiderio e alla voglia di realizzare perché l’Abruzzo vale e diventi grande davvero”, ha scritto D’Alfonso sulla sua bacheca Facebook.
“Grazie 315.918 volte per averlo reso possibile!”, ha aggiunto D’Alfonso, che, sempre sul social network, ha condiviso le fotografie delle visite, annunciate ieri, alle tombe di Emilio Mattucci, primo presidente del Consiglio regionale, nel 1970, e governatore dal 1985 al 1990, e di Luciano Russi, amico del neo presidente e storico rettore dell’Università di Teramo.
”CI SARA’ UN ASSESSORATO ALLA RICOSTRUZIONE”
La prima novità della nuova Giunta regionale che nei prossimi giorni sarà indicata dal nuovo presidente, Luciano D’Alfonso, è l’assessorato alla Ricostruzione.
Lo ha annunciato lo stesso presidente che ha vinto le elezioni con la coalizione di centrosinistra a margine della sua prima visita a palazzo Silone, all’Aquila, sede della Giunta regionale.
“Non ci sarà solo un assessore alla Ricostruzione, ma molto potere dedicato alla ricostruzione dell’Aquila e del ‘cratere’ del terremoto – ha spiegato D’Alfonso – e questo impegno sarà una evidente priorità della nostra azione di governo. Il nostro obiettivo non è solo quello di ricostruire le mura attraverso i cantieri, ma anche di rilanciare la comunità dal punto di vista economico e sociale”.
In riferimento alla nuova squadra, D’Alfonso ha spiegato che sarà scelta in base ai criteri legati “al risultato elettorale, alla competenza professionale, alla capacità di fare squadra e di sintonia con la gente”.
Eccolo, nell’elaborazione di AbruzzoWeb, il nuovo Consiglio regionale uscito dalle urne che ieri hanno incoronato presidente della Regione Luciano D’Alfonso.
Un’ipotesi tutta da confermare, va detto chiaramente, nata attraverso i calcoli matematici del metodo della legge elettorale che era al primo test e qualche intoppo ha creato agli analisti anche nell’interpretazione di alcuni aspetti.
Un Consiglio composto, intanto da 18 consiglieri di maggioranza e 13 di minoranza, e non 19-12 come si credeva, compresi il presidente eletto D’Alfonso da una parte e il candidato sconfitto Gianni Chiodi dall’altra.
Solo 8 su 45 i riconfermati della vecchia assemblea legislativa, 4 nel centrodestra (Mauro Febbo, Emilio Iampieri, Lorenzo Sospiri e Paolo Gatti) e altrettanti nel centrosinistra passato da opposizione a maggioranza (Camillo D’Alessandro, Giuseppe Di Pangrazio, Marinella Sclocco e Lucrezio Paolini).
Il gruppo più numeroso sarà giocoforza quello del Partito democratico, con 10 consiglieri, pallido il ricordo del maxi gruppo da 25 componenti del Popolo della libertà nato dopo il voto del 2008.
Gli intarsi della legge elettorale hanno creato numerose situazioni paradossali: un consigliere entra con appena un migliaio di voti in una lista provinciale, mentre il candidato della stessa lista che ne ha il doppio ma in un’altra provincia resta fuori.
Ci sono candidati rimasti fuori con oltre 4 mila voti, e qualcuno siederà a palazzo dell’Emiciclo con meno di mille. Ecco tutti i loro nomi. (alb.or.)
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| fonte: elaborazione Pierluigi Biondi su dati della Regione Abruzzo | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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1.642 sezioni su 1.642
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Si conferma il teramano Paolo Gatti il “capocannoniere” di preferenze delle elezioni regionali 2014, con 10.528 preferenze, addirittura 430 in più del 2008 (10.098), l’unico a sfondare la quota 10 mila anche se, questa volta, farà parte della minoranza.
Per il resto, tanti nomi noti ma anche qualche esordiente nella classifica dei candidati che hanno raccolto il maggior numero di preferenze.
Dopo Gatti, mosca bianca della nuova minoranza, seguono cinque consiglieri del Partito democratico.
Al secondo posto c’è Silvio Paolucci, chietino, segretario regionale del Partito democratico, che di voti ne ha raccolti 7.900 e alla luce della vittoria del centrosinistra è fortemente indiziato alla carica di presidente del Consiglio regionale, a meno che non vorrà optare per un ruolo da assessore come fece Gatti 5 anni fa.
Completa il podio un altro teramano, Dino Pepe, rappresentante della Val Vibrata che ha fatto il pieno di voti, 7.678.
Al quarto posto il primo degli aquilani, il giovane Pierpaolo Pietrucci, che al termine di una difficile campagna elettorale ha sfondato le sette migliaia raccogliendo 7.095 preferenze. Torna a essere eletto un consigliere regionale dell’Aquila città dopo circa 15 anni.
Seguono altri due democrat, il pescarese Donato Di Matteo (6.587), al rientro, e l’aquilano della Marsica Giuseppe Di Pangrazio, fermo a 6.122 (+1.436 sul 2008), confermato.
Settimo un assessore uscente della Giunta Chiodi, Mauro Febbo, chietino, a 5.869 (-4 mila voti sulla tornata di 6 anni fa), seguito dal teramano del Pd Sandro Mariani.
Chiudono la top 10 Andrea Gerosolimo di Abruzzo civico, 5.535 voti, che riporta la Valle Peligna a palazzo dell’Emiciclo dopo 10 anni, e Camillo D’Alessandro, capogruppo uscente del Pd, con 4.762 voti, mille voti in più rispetto all’altra volta. (alb.or.)
Ci sono ex assessori regionali ed ex consiglieri anche di peso tra i “trombati” di lusso delle elezioni regionali 2014.
Gioco pericoloso, in assenza di dati certi sul numero di seggi e sulle province che li esprimeranno, indicare quelli che sono rimasti fuori dal Consiglio, ma per alcuni è già certa la mancata elezione.
È il caso, per esempio, dell’ormai ex vice presidente della Regione, Alfredo Castiglione (2.482 preferenze, terzo di Forza Italia a Pescara), e del suoi collega di Giunta Gianfranco Giuliante, stessa lista e stessa posizione ma all’Aquila: 1.652 i suoi voti, mentre nel 2008 faceva parte del “listino” bloccato del presidente Gianni Chiodi.
A rischio ci sono anche gli ex assessori Carlo Masci, più votato di Abruzzo futuro a Pescara (2.308) ma con la lista a rischio seggi qualora il suo unico posto spettasse alla provincia dell’Aquila, Mauro Di Dalmazio, stessa lista e stesso problema a Teramo (nonostante ben 4.201 preferenze), oltre a Giandonato Morra, visto che Fratelli d’Italia rischia di restare fuori dal Consiglio.
Venendo ai consiglieri, nell’Aquilano fa rumore l’esclusione di Luca Ricciuti, nonostante le 3.769 preferenze che, tuttavia, non gli bastano a superare il marsicano Emilio Iampieri (3.855), oltre a quella di Walter Di Bastiano, precipitato da 5.985 preferenze con il Popolo della libertà nel 2008 a 1.600 con Ncd-Udc che non gli consentono di sperare.
Fuori anche l’ex assessore di centrodestra ed ex campionessa di preferenze Daniela Stati, stavolta candidata con il centrosinistra in Abruzzo civico: 3.071 i consensi, quasi 6 mila in meno degli 8.787 dell’altra volta che era con il Pdl.
Nel centrodestra chietino possono considerarsi fuori Emilio Nasuti (2.339) e Nicola Argirò (2.287), rispettivamente terzo e quarto nella lista forzista, così come Antonio Menna (2.029) e Nicola Mincone (986), secondo e terzo in Nuovo centro destra-Unione di centro mentre il candidato che li precede, Antonio Prospero (2.046), teoricamente ancora spera.
A Pescara, fortemente in bilico la conferma del presidente uscente del Consiglio regionale, Nazario Pagano. Salutano invece di sicuro palazzo dell’Emiciclo anche Alessandra Petri, che si ferma a 680 voti con Fratelli d’Italia dopo essere entrata grazie al listino 6 anni fa, così come Riccardo Chiavaroli, bocciato alla prova delle preferenze con 779 voti personali. Con 2.331 voti in Ncd-Udc spera Nicoletta Verì, ma l’esito è incerto.
A Teramo, Lanfranco Venturoni (ex assessore dimissionario per guai giudiziari) arriva terzo sempre negli alfaniani ed è fuori.
Tra la maggioranza, dei consiglieri uscenti dovrebbe essere escluso Lucrezio Paolini dell’Italia dei valori chietina, in dubbio Franco Caramanico di Sinistra ecologia libertà mentre fa discutere il caso di Marinella Sclocco, terza nel Partito democratico pescarese dopo Donato Di Matteo e Alberto Balducci.
Con le sue 3.672 preferenze la Sclocco è la donna più votata ma non è detto che questo le basti per entrare in Consiglio. Bisognerà vedere quanti e quali seggi avranno i democrat con i conti definitivi, e se resterà fuori lei D’Alfonso dovrà nominare come suo unico assessore esterno per forza una donna, causando a cascata un’altra esclusione: quella dell’aquilano Giovanni Lolli come vice presidente della Giunta. (alb.or.)
CONSIGLIERI D’ALFONSO
CONSIGLIERI CHIODI
CONSIGLIERI MARCOZZI
CONSIGLIERI ACERBO








