PESCARA – “Come fanno Italia dei valori e Sinistra ecologia libertà a stare in una coalizione dove il candidato presidente, Luciano D’Alfonso, afferma di non volersi dimettere in caso di condanna penale venendo meno al codice etico adottato dalla stessa coalizione?”.

A chiederselo è Maurizio Acerbo consigliere regionale di Rifondazione, candidato presidente della Regione Abruzzo, che fa riferimento alla Carta di Pisa, un codice di condotta per gli amministratori locali promosso dall’associazione Avviso Pubblico nel febbraio 2012 e adottato dal centrosinistra abruzzese, secondo cui un amministratore si impegna a dimettersi ovvero a rimettere il mandato ”nel caso in cui sia rinviato a giudizio o sottoposto a misure di prevenzione personale e patrimoniale per reati di corruzione, concussione, mafia, estorsione, riciclaggio, traffico illecito di rifiuti”. Sul candidato governatore Luciano D’Alfonso, dopo l’assoluzione in primo grado, incombe un processo d’appello proprio per corruzione.

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Aveva detto Silvio Berlusconi a colloquio con Bruno Vespa, nell’ottobre 2009: “In caso di condanna non mi dimetto. Sul caso Mills, in caso di condanna in appello, sarebbe una sentenza che certo sarà annullata dalla corte di Cassazione”.

Luciano D’Alfonso a colloquio con Giulio Borrelli, nell’aprile 2014 ha affermato: “In caso di condanna non mi dimetterò. In caso di condanna in appello ricorrerò in Cassazione, per affermare la mia innocenza”.

Con piglio berlusconiano D’Alfonso ci ha comunicato che, se condannato in Appello, non si dimetterà, come prevede la legge Severino ma ricorrerà in Cassazione. Quindi invece di pochi mesi la prossima legislatura regionale potrebbe durare un po’ di più. Per rassicurare le truppe preoccupate di perdere una poltrona appena conquistata D’Alfonso pero’ dimostra di strafregarsene dei suoi alleati e della parola data. Infatti D’Alfonso trasforma in carta straccia la Carta di Pisa e la Carta d’intenti della coalizione di centrosinistra.

Ricordo che la “Carta d’intenti per il cambiamento abruzzese” sottoscritta per le primarie definiva la Carta di Pisa “parte integrante del codice etico della coalizione”.

È noto che secondo la Carta di Pisa D’Alfonso dovrebbe dimettersi immediatamente ma la cosa risulta irrilevante per chi può contare su una coalizione di yes men e un esercito di transfughi del centrodestra berlusconiano.

Dato che la Carta d’Intenti costituiva la base dell’accordo per le primarie mi domando come facciano Sel e Idv a persistere in una coalizione il cui candidato presidente platealmente disconosce gli impegni assunti.