L’AQUILA – Annunciata evidentemente con troppo ottimismo la scelta del candidato presidente alle regionali della primavera prossima, il campo largo del centrosinistra abruzzese si è arreso: sarà il tavolo nazionale a decidere il nome, e l’indicazione è quella di scegliere un civico.

Secondo quanto si è appreso, ieri dopo un frugale conciliabolo tra i segretari regionali del Partito democratico, Daniele Marinelli, del Movimento 5 stelle, Gianluca Castaldi, ex sottosegretario ai rapporti con il Parlamento e di Azione, il deputato Giulio Cesare Sottanelli, è stata inviata a Roma la lista di quattro nomi, e saranno quindi i segretari nazionali dei dem e dei pentastellati, Elly Schlein e Giuseppe Conte, a dire la ultima parola.

I nomi della rosa sono quelli del 63enne teramano Luciano D’Amico, ex rettore dell’Università di Teramo ed ex presidente della Tua, la società regionale del trasporto pubblico, del 46enne chietino Silvio Paolucci, capogruppo in consiglio regionale del Pd, ex assessore regionale alla Sanità e Bilancio, che alle primarie del Pd ha appoggiato il candidato segretario Stefano Bonaccini, sconfitto da Schlein, del 54enne aquilano Americo Di Benedetto, consigliere regionale di Legnini presidente, già candidato sindaco a L’Aquila nel 2017 e nel 2022, del 61enne pescarese Carlo Costantini, avvocato, ex parlamentare, ex consigliere regionale dell’Italia dei Valori, già candidato presidente della Regione nel 2008, sconfitto da Gianni Chiodi di Forza Italia, e che ha poi aderito ad Azione nel settembre 2021.

E secondo fonti romane la soluzione sarebbe quella di un nome non riconducile ai partiti: civici o rappresentati società civile, ovvero, se ciò risponde al vero, partono avvantaggiati D’Amico, ben visto soprattutto dall’ala sinistra della coalizione allargata, e Di Benedetto, gradito alle forze centriste, ma non solo.

A gestire le trattative e a giungere a questa soluzione, più che il tavolo programmatico, sono stati i cosiddetti “quattro saggi, ovvero per i dem il deputato ed ex presidente della Regione, per il Pd Luciano D’Alfonso, uomo forte in Abruzzo nonostante abbia appoggiato la mozione Bonaccini e il senatore Michele Fina, ex segretario regionale, vicino invece a Schlein, per M5s e Azione, i segretari Castaldi e Sottanelli.

Un quartetto a cui è stata demandata la supervisione, qualcuno dice la decisione, creando malumori di parte dei partecipanti alle riunioni del tavolo del campo largo, convinti che fosse quella la sede delle scelte.

Questa accelerazione ha poi cancellato un precedente programma che prevedeva una riunione della direzione del Partito democratico e poi, ancora, del tavolo allargato, al culmine di momenti di riflessione e di confronto che sono proseguiti anche nei giorni di festa e nella settimana di ferragosto, con il campo largo in ritardo nella scelta del candidato alla presidenza, annunciato troppo ottimisticamente per la prima metà del mese di agosto. Non certo un buon viatico per la coalizione allargata, già caratterizzata da conflittualità e frizioni, chiamata però ad evitare uno storico bis del centro-destra che ricandida il presidente Marco Marsilio di fratelli d’Italia, già da mesi in campagna elettorale.

La prova del nove di questa sterzata, con la delega della scelta assegnata a Roma, secondo i bene informati della coalizione, sbloccherebbe dunque una trattativa non facile in Abruzzo, che anzi avrebbe rischiato di innescare logoramento e defezioni.

E a prevalere potrebbe essere l’identikit indicato dal segretario regionale dei Movimento cinque stelle Castaldi, in un post di facebook pubblicato prima di ferragostano, ovvero quello di “un candidato civico, fuori dai soliti radar, fuori dalle solite uscite giornalistiche che tirano fuori nomi a caso”, “una figura migliore che possa guidare una consolidata unione di intenti”. Aggiungendo un “no, senza se e senza ma, a Italia viva”, che ha fatto ovviamente arrabbiare il segretario regionale dei renziani, l’ex parlamentare Camillo D’Alessandro, che infatti non  ha partecipato alla riunione di ieri.

In tal senso crescono le quotazioni di D’Amico, ben visto dalla sinistra, ma soprattutto già pupillo di D’Alfonso, che lo ha nominato, nel 2014 alla presidenza della Tua. Una figura tecnica, con un curriculum notevole, nato a Torricella Peligna, ma da anni residente a Teramo, di cui ha guidato l’università, professore ordinario di Economia aziendale, e già preside della Facoltà di Scienze della comunicazione. D’Amico ha dovuto subire anche un processo, terminato con l’assoluzione in Cassazione, per una presunta incompatibilità del doppio incarico di vertice ricoperta, alla società regionale dei trasporti e all’ateneo teramano.

Ad appoggiare D’Amico c’è anche Gianguido D’Alberto, sindaco di centrosinistra, riconfermato al primo turno a giugno scorso, civico anche lui,  e che ha subito sposato la linea di Castaldi. E gradirebbe la scelta anche il consigliere regionale di Abruzzo in comune, Sandro Mariani, teramano, dopo essere stato vicino a andare per conto suo con una civica, provando a convincere nell’avventura il consigliere regionale Domenico Pettinari, oramai ad un passo dall’uscita da M5s, e che però ha declinato l’invito.

Oppure la scelta potrebbe cadere su un politico che però ha una forte connotazione civica, incardinata nel centrosinistra, il consigliere regionale aquilano di Legnini presidente Di Benedetto, commercialista, ex sindaco di Acciano, ed ex presidente della Gran Sasso acqua, società pubblica del ciclo idrico integrato dell’Aquilano. Di Benedetto alle comunali dell’Aquila del giugno 2022 si è candidato a capo di un raggruppamento civico che ha preso più voti  del centrosinistra tradizionale, guidato dalla ex parlamentare Pd Stefania Pezzopane, pur perdendo nettamente con il centrodestra di Pierluigi Biondi, di Fdi, con il quale Di Benedetto aveva già perso clamorosamente nel 2017, dopo aver vinto al primo turno, questa volta alla guida di una coalizione di centrosinistra.

Di Benedetto avrebbe dalla sua anche il supporto del senatore Michele Fina, molto vicino alle posizioni del nuovo segretario nazionale Schlein, la quale è d’accordo con il leader pentastellato Conte nel trovare convergenze nei territori su un civico espressione della società civile e senza tessere di partito.

Fin qui le notizie incentrate sulle buone intenzioni: l’ostacolo a questa strategia sarebbero i dissidi interni ai partiti, in particolare nel Pd e nel M5S: nel Pd c’è infatti chi vorrebbe, con buoni argomenti Paolucci, che ha già riscosso l’appoggio di molti sindaci della provincia di Chieti,  e c’è poi chi fa dietrologia, insinuando che Fina stia puntando su Di Benedetto, candidato in provincia dell’Aquila, per dare respiro a Pierpaolo Pietrucci, al consigliere regionale uscente del Pd, e pronto a ricandidarsi, esponente come Fina della mozione Schlein anche lui in provincia dell’Aquila. Confidando sul fatto che Di Benedetto, come candidato presidente della coalizione, sarebbe anche in caso di sconfitta, confermato a palazzo dell’Emiciclo.

Nel M5S emerge invece che soprattutto la base non farebbe salti di gioia rispetto alla strategia di ricerca di un tavolo allargato da parte di Castaldi, e in ogni caso non viene vista di buon occhio l’ipotesi Di Benedetto.

I protagonisti del tavolo rispondono però alle critiche, evidenziando che si sta costruendo un soggetto nuovo, una piattaforma politica innovativa, non solo per l’Abruzzo, ma anche a livello nazionale. E la strada da percorrere non è insomma la solita coalizione a mo’ di centrodestra, chiusa nel recinto dei partiti tradizionali, e questo perché, per il centrosinistra, allo stato attuale, e sondaggi alla mano,  significherebbe una sconfitta molto probabile.