L’AQUILA – La volontà c’è, le promesse fioccano, le proposte di legge sono più che abbondanti, eppure l’istituzione del reddito minimo di cittadinanza, o del reddito di dignità, in Abruzzo non vedrà la luce molto presto, e il sospetto è che le divisioni maggiori riguardino la quantificazione e le modalità per trovare la copertura economica ad un assegno di cui potrebbero beneficiare decine di migliaia di cittadini abruzzesi.
Mercoledi scorso in Quarta Commissione (Politiche europee) del Consiglio regionale il reddito minimo ha fatto capolino ma è stato subito rimesso dentro il cassetto, nella forma di una proposta di legge (pdl) che a partire dal 2012 hanno sottoscritto cinque Comuni in Provincia di Pescara, Bussi sul Tirino, Castiglione a Casauria, Lettomanoppello, Manoppello e Tocco da Casauria. Nella pdl regionale di iniziativa comunale, sono previsti fino a 600 euro al mese per disoccupati e inoccupati che hanno però l’obbligo di fare formazione, cercare un lavoro, rendersi disponibili a lavori socialmente utili.
A premessa della proposta si ricorda opportunamente che il reddito minimo è una misura raccomandata dal 2011 dalla Comunità europea all’Italia, unico paese membro che assieme alla Grecia non prevede prevede un simile ammortizzatore sociale. E che il reddito minimo è previsto di conseguenza nel Documento di programmazione economica e finanziaria della Regione Abruzzo approvata il 28 dicembre. Regione faro da questo punto di vista è la Puglia, che con una delibera di giunta del novembre 2015 ha varato il provvedimento a firma del presidente della Regione Michele Emiliano, il testo è ora in discussione nelle Commissioni con l’obiettivo di approvarlo entro l’estate.
Tornando in Abruzzo, con i consiglieri tutti d’accordo si è deciso di non dare il via libera alla proposta di iniziativa comunale, perché troppo localizzata, e soprattutto perché, ha annunciato il presidente della quarta Commissione, Luciano Monticelli del Partito democratico, la giunta si assumerà l’impegno di elaborare un progetto di legge che tenga conto in una versione organica, e per tutti i cittadini abruzzesi, delle proposte di legge sul reddito minimo depositate già dal gruppo de Movimento cinque stelle, e dal gruppo di Sinistra ecologia e libertà. Prendendo spunto anche dalla proposta dei cinque comuni e, ha aggiunto Monticelli, “da altre proposte che saranno avanzate a breve da consiglieri e gruppi”.
Sara Marcozzi del Movimento 5 stelle che siede nella Quarta Commissione non ha fatto opposizione a questa decisione, ma non ha perso l’occasione per ricordare che la sua proposta di legge non viene ancora calendarizzata,
“Non può che farci piacere che la Giunta – ha detto la consigliera M5S – si sia convinta a fare una legge sul reddito minimo di cittadinanza, ma se davvero ci teneva, poteva calendarizzare la nostra proposta di legge depositata da mesi, apportando anche modifiche condivise e approvarla”.
Il timore per qualcuno è che il progetto di legge sul reddito minimo faccia la fine di quello sempre a firma M5S, sul dimezzamento delle indennità dei consiglieri regionali e dei costi della politica regionale, che dopo una lunga melina è arrivato in consiglio a metà luglio del 2015, e solo per scadenza dei tempi dati alla Commissione per esaminarla, ma è stato rinviato in Commissione con una mozione bipartisan, firmata da ben 22 consiglieri di maggioranza e dell’opposizione di centrodestra.
Perché, è stato argomentato, per tagliare i costi della politica occorre una legge messa a punto dall’Ufficio di presidenza del consiglio, più meditata, articolata, da approvare senza fretta, cattiva consigliera. Da allora però della proposta di legge taglia indennità, si sono perse le tracce.
Il rischio è che faccia la stessa fine la legge sul reddito minimo garantito.
La proposta di legge M5s depositata a maggio 2015, nello specifico intende essere finanziata con i risparmi di decine di milioni di euro che deriveranno dall’entrata a regime del centro unico per gli acquisiti delle Asl. E anche dai 5,3 milioni che la Regione non dovrà più pagare ogni anno con la fine delle rate delle cartolarizzazioni, grazie alla riduzione delle indennità dei consiglieri regionali, se e quando ci saranno.
I grillini nella loro proposta prevedono un assegno mensile di 530 euro al mese a beneficio di cittadini italiani, residenti in Abruzzo da almeno 3 anni e iscritti nelle liste dei centri per l’impiego, che siano disoccupati, inoccupati e precari. Il beneficiario deve però seguire il percorso di ricerca attività di un’occupazione, è obbligato ad offrire la propria disponibilità per l’espletamento di attività utili alla collettività da svolgere presso gli enti locali o in altri enti pubblici o privati.
Simile nell’impianto ma con qualche importante differenza la proposta di legge depositata subito dopo quella M5s, sempre a maggio 2015, dal sottosegretario di Presidenza Mario Mazzocca di Sel, dal coordinatore regionale Tommaso Di Febo, dall’ex consigliere regionale Franco Caramanico, e dal deputato Gianni Melilla.
Le principali differenze sono un assegno più alto, di 600 euro mensili invece di 530, il fatto che occorre risiedere in Abruzzo da 2 anni invece che 3 anni e la misura non è ad esclusivo appannaggio di cittadini italiani, ma anche stranieri. Il reddito personale imponibile dell’anno precedente la presentazione dell’istanza non deve superare la quota di 8 mila euro, viceversa M5s fissa la cifra ai 5 mila euro.
Entrambi i disegni di legge rimandano a un apposito regolamento regionale la definizione dei vari aspetti tecnici di applicazione della legge e sopratutto la definizione delle modalità per lo svolgimento dell’attività regionale di controllo e monitoraggio.
La proposta di legge del Sel individua la copertura nei 40 milioni di euro l’anno che potrebbero arrivare dall’aumento dei canoni idroelettrici, quando nel 2017 dovrebbe entrare in vigore la legge approvata nella Legge di stabilità.
E sarà proprio il nodo della copertura il vero oggetto del contendere, perchè un tesoretto da svariate decine di milioni di euro l’anno in tempi di bilanci ridotti all’osso fanno gola anche per altre destinazioni d’uso.





