TERAMO – Ludovica sempre più insistente, vuole che Salvatore lasci sua moglie Melania, non ci sta più alle rassicurazioni del suo amante che le chiede di avere un altro po’ di pazienza.

Questo il quadro che emerge da un messaggio scambiato dai due su Facebook lo scorso 12 marzo, riportato nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Ascoli Carlo Calvaresi

“Devi fare le tue valigie e andartene – scrive Ludovica P., al suo amante Salvatore Parolisi, ora in carcere perché accusato dell’assassinio di sua moglie, Melania Rea – e cominciare ad avviare la cosa in maniera legale..senza se..senza ma..senza altro tempo. Sono passati due anni, direi che sono anche troppi, devo rielencarti le persone che conosco che si sono lasciate e separate in pochi mesi..? Non mi sembra il caso”.

“Io spero – prosegue la ragazza di Sabaudia, proprio il luogo Parolisi voleva trasferirsi – che tu stia già parlando e stia già chiudendo tutto. Poi se vuoi stare con me bene, altrimenti io non voglio proprio sentire la parola ‘ancora un pochino di pazienza..’. Non esiste..non devi ammazzare nessuno..devi lasciare una persona che non ami e con cui non stai piu bene da una vita”.

Oggi è stata anche la giornata dell’interrogatorio-lampo, nel carcere di Marino del Tronto (Ascoli Piceno), per Parolisi, che si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Nella casa circondariale ascolana sono entrati intorno alle 10.15 il gip Calvaresi, gli avvocati di Parolisi Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, il pm Umberto Monti e alcuni investigatori dei carabinieri.

I magistrati hanno successivamente lasciato in auto la casa circondariale.

LEGALI PAROLISI/1: “NON ERA ‘STRETTO’ TRA MOGLIE E AMANTE”

“Parolisi non era ‘stretto’ fra la moglie e l’amante”.

Lo riferisce all’uscita dal carcere dove questa mattina si è svolto l’interrogatorio di garanzia uno dei due legali del caporalmaggiore, Nicodemo Gentile.
  
“Bisogna distinguere – aggiunge il legale – tra i Parolisi uomo e il Parolisi indagato, le relazioni sentimentali non sono penalmente rilevanti e quindi il movente femminile ipotizzato dall’accusa è assolutamente fragile. Noi stiamo lavorando a ipotesi alternative”.

LEGALI PAROLISI/2: “MOVENTE FRAGILE”

Il movente è fragile” e “gli elementi emersi nell’ordinanza sono stati letti e interpretati a senso unico”.

Il caporalmaggiore detenuto da ieri nel carcere di Ascoli è “tranquillo e sereno” aggiunge l’avvocato, anche perché “si sente forte della sua innocenza”.

In carcere il marito di Melania si “sta leggendo, rigo per rigo l’ordinanza e trova addebiti incredibili”. Quanto alla linea difensiva “puntiamo – conclude Gentile – a far annullare l’ordinanza”.

LEGALI PAROLISI/3: “PARLERA’ SOLO IN SEDE DI PROCESSO A TERAMO”

“Salvatore Parolisi parlerà solo in sede di processo a Teramo.”

Lo riferisce l’altro legale del caporalmaggiore, Valter Biscotti.
  
“Siamo convinti – aggiunge – che ci siano ancora ampi spazi di manovra, anche perché gli elementi emersi nell’ordinanza sono stati letti e interpretati a senso unico”.

“E – prosegue Biscotti – in particolare ci riferiamo alla perizia medico-legale che dobbiamo ricordare è solo una perizia di parte. In questo senso noi abbiamo già messo al lavoro il nostro consulente”.

LEGALI PAROLISI/4: ”E’ UN COMBATTENTE ABITUATO A LOTTARE”

È stata abbastanza tranquilla la prima notte in carcere di Salvatore Parolisi.

“È un soldato – ha spiegato ai giornalisti uno dei suoi difensori, l’avvocato Valter Biscotti – un combattente, è un uomo abituato a lottare”.

Secondo l’altro legale che lo assiste, l’avvocato Nicodemo Gentile, “Salvatore è forte della sua innocenza, del fatto che non ha nulla da temere”.

Intanto “chiede e chiederà sempre della figlioletta Vittoria che è una parte della sua vita”.

E quanto alla moglie assassinata “è dispiaciuto ma è pronto ad affrontare questo calvario per accertare la verità”.

IL LEGALE DIFENDE PAROLISI IN TV

Dopo l’arresto di Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, interviene in sua difesa, direttamente in Tv a Italia1, l’avvocato dell’uomo, Nicodemo Gentile, che spiega come il suo cliente non abbia fatto nulla e certo non è lui la persona che ha ucciso Melania, la moglie.

“Salvatore – dice il legale – ha la coscienza a posto e vive questo difficile momento con serenità” perché certo non è lui “ad aver ucciso” la moglie. Quanto all’ordinanza che ne dispone la custodia cautelare in carcere, Gentile si dice ottimista: “l’ordinanza di fatto non dice niente di nuovo, pertanto ci sono ampi margini per svolgere un’ottima difesa”.

Tornando a Salvatore, l’avvocato ribadisce la serenità del suo assistito che professa la propria innocenza, e sottolinea che ” Salvatore vuole difendersi in ogni sede”. Per questo, aggiunge, “affronta questo momento con la coscienza dell’uomo che vuole dimostrare e affermare la sua innocenza. È pronto a combattere, e come detto peraltro l’ordinanza non ci dice niente di nuovo e vi sono quindi ampi margini per un’ottima difesa in suo favore”.

“Salvatore- prosegue Gentile- continua ad essere membro di quella famiglia perché vuole tornare ad essere subito il Salvatore di sempre, cioè un uomo che vuole essere creduto nella sua innocenza”.

IL FRATELLO DI MELANIA: “A SALVATORE NON INTERESSAVA LEI”

“Non mi meraviglia più niente, suppongo che questa sia una scelta degli avvocati. Questa cosa non ci tange più di tanto. Sicuramente noi volevamo che parlasse ma se aspettiamo che la verità la dica Salvatore, non arriverà mai”.

Così Michele Rea, il fratello di Melania, ai microfoni di ‘Pomeriggio Cinque’, commenta la decisone di Parolisi, arrestato per l’omicidio della donna, di avvalersi oggi della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio davanti al gip di Ascoli Piceno.

Riguardo ai messaggi su Facebook che si sono scambiati Salvatore e l’amante Ludovica, “non so come commentare – dice – i messaggi di una persona che diceva di amare mia sorella. In questi giorni ho ulteriori conferme che a lui non interessava Melania. Salvatore, durante le ricerche, si occupava di cancellare i messaggi su Facebook, per lui era più importante non far scoprire la sua relazione con la soldatessa, che poteva essere un movente, piuttosto che occuparsi della moglie scomparsa”.

Poi aggiunge: “Non so come potesse avere una doppia vita e non so come Salvatore sia riuscito a fare tutto questo”.

“Devo usare il condizionale quando parlo di Salvatore colpevole, ma quando leggo i messaggi pubblicati o le perizie del medico legale, tutti i miei pensieri, purtroppo, vanno nella stessa direzione”.

Quanto all’autopsia, “la cosa che mi ha intrigato di più è stato il ritrovamento di tracce di dna di Salvatore vicino alle gengive di Melania”.

GIP: “QUEL GIORNO PAROLISI DOVEVA AVERE UN CHIARIMENTO”

Il 18 aprile, giorno dell’uccisione di Melania, Salvatore Parolisi “doveva avere in qualche modo un chiarimento con la moglie” sulla sua relazione con la soldatessa Ludovica, dato che questa, di lì a qualche giorno, lo aspettava a casa dei suoi.

È l’ipotesi che fa il gip di Ascoli Carlo Calvaresi nel descrivere i momenti precedenti l’omicidio, per cui è accusato lo stesso Parolisi.

“L’ipotizzabile discussione tra i coniugi, culminata inizialmente in un gesto di stizza della donna che getta in terra l’anello di fidanzamento, in un successivo momento decanta e si spegne – scrive il gip nell’ordinanza – con un atto di ‘riappacificazione’ (o almeno così ritenuto dalla sventurata vittima) consistito in un bacio e nell’offerta di un rapporto intimo al marito, per suggellare detta ‘tregua’ o per far capire all’uomo la propria volontà di proseguire comunque il rapporto matrimoniale”.

“A questo punto, la proditoria aggressione omicida con arma da taglio può essere stata determinata – ipotizza ancora il gip – da una insana reazione incontrollata dell’uomo, che non ha saputo gestire psicologicamente le due ‘pressioni’ contrapposte: quella di Ludovica da un lato (donna con la quale comunque il Parolisi, da quanto emerso dalle indagini, voleva stringere un legame duraturo, preferendola alla moglie) e quella di Melania, dall’altro (moglie decisa a difendere l’unione coniugale con forza e che in passato l’aveva duramente ‘umiliato’ sull’argomento infedeltà coniugale)”.

“In base ad una diversa ricostruzione, altrettanto plausibile in base agli elementi accertati, il gesto di stizza – seguita il gip – può aver seguito il gesto del contatto labiale e il denudamento spontaneo, ciò implicando che la donna, nel tentativo di tenere ancora legato a sé il Parolisi, potrebbe essersi a offerta lui, denudandosi e baciandolo ed in tal modo superando il suo elevato senso di pudore; vista poi l’inutilità di tali profferte per la resistenza o il disinteresse del marito, avrebbe potuto gettare in terra l’anello di fidanzamento. Nel corso di tale fase litigiosa potrebbe essersi verificata la proditoria aggressione omicida, mentre la donna volgeva le spalle, stizzita, al marito. In entrambe le ipotesi potrebbe sussistere una variabile interpretativa, nel senso che il ‘contatto’ tra le labbra della vittima e la cute del Parolisi potrebbe implicare non un bacio, ma una mano posta sulla bocca della donna, per evitare le urla, durante la fase dell’aggressione, ed in particolare durante il tentativo di sgozzamento”.

“…In definitiva, se gli ultimi atti della povera Melania hanno implicato amore, stizza e comunque intimità e confidenza, potevano essere rivolti esclusivamente all’indagato, suo marito”, conclude il gip, riferendosi in particolare al fatto che Melania aveva pantaloni, collant e slip volontariamente abbassati e che sulla sua bocca sono state trovate tracce del Dna del marito, depositate poco prima della morte della Rea.

Particolare solo parzialmente consolatorio, Vittoria, la bimba dei Parolisi, “era sicuramente nell’auto”, ma “ad una certa distanza dalla scena del crimine, e non si è resa conto di quanto stava accadendo, forse perché dormiente”.

LEGALE REA PRESENTA RICHIESTA PER AFFIDAMENTO DELLA PICCOLA VITTORIA

È stata presentata questa mattina, dall’avvocato Mauro Gionni, legale della famiglia di Melania Rea, la richiesta di affidamento della figlia Vittoria ai nonni materni.

“La richiesta è limitata – ha sottolineato l’avvocato Gionni – fino a quanto Salvatore Parolisi resterà in carcere”.

Il legale dei Rea ha anche voluto mettere in evidenza che “nessuno vuole togliere i figli a nessuno” ma anche che “la piccola Vittoria ha bisogno di essere accudita”.

LEGALE REA: “PER IL BENE DI VITTORIA MANTENERE RAPPORTI TRA LE FAMIGLIE”

“Per il bene della piccola Vittoria abbiamo acconsentito a mantenere in piedi rapporti tra le famiglie Rea e Parolisi”.

Lo ha detto all’Ansa il legale della famiglia Rea, l’avvocato Mauro Gionni che poi ha aggiunto: “Non mi risulta che la famiglia di Salvatore Parolisi abbia presentato analoga richiesta di affidamento”.

“Stamattina ho anche incontrato uno dei colleghi che difendono il caporalmaggiore Parolisi – ha ribadito il legale della famiglia Rea – il quale, dopo avere appreso della nostra istanza di affidamento, mi ha chiesto se la famiglia Rea fosse disposta a mantenere dei rapporti con la famiglia di Parolisi”.

“Noi ci siamo detti d’accordo – ha concluso l’avvocato Gionni – sempre per il bene della bambina”.

LEGALE REA: “INIZIO DI UN PERCORSO DOLOROSO”

La famiglia di Melania Rea ha accolto come “la fine di un incubo” l’arresto del marito della figlia, Salvatore Parolisi, accusato di essere responsabile del suo assassinio.

Lo ha detto il legale della famiglia Rea, l’avvocato Mauro Gionni contattato dall’Ansa.

“Io – ha aggiunto Gionni – ho risposto loro che, invece, si trattava dell’inizio di un lungo e doloroso percorso che porterà al processo e anche a ulteriori indagini”.

Per l’avvocato Gionni, infatti, “quella emersa finora è solo una parte dell’inchiesta e ci vorranno almeno un paio di mesi per avere a disposizione quadro più esaustivo di quanto accaduto lo scorso 18 aprile”.

MADRE DI MELANIA A SALVATORE: “PERCHE’ LO HAI FATTO?”

“Salvatore, perché l’hai fatto ?”.

Lo domanda, affranta dal dolore, la madre di Melania Rea, Vittoria, rivolgendosi al marito di sua figlia, da ieri in carcere perché accusato dalla Procura di Ascoli di aver lui ucciso la moglie.

“Da te voglio tutta la verità, la voglio sentire – afferma Vittoria Rea, lanciando un appello al genero: voglio sapere come è morta mia figlia, e perché lo hai fatto”.

IERI L’ARRESTO DI PAROLISI

Poco più di tre mesi. È il tempo intercorso dal 18 aprile, giorno della scomparsa di Melania Rea, all’arresto del marito, Salvatore Parolisi, su indicazione del gip Carlo Calvaresi che ha accolto la richiesta dei pm ascolani dopo 92 giorni di indagini.

Pesantissima l’accusa: omicidio volontario pluriaggravato dal vincolo di parentela e crudeltà e vilipendio di cadavere in eventuale concorso con altri. Ma il caso, riferiscono gli inquirenti, non è ancora chiuso: “le indagini proseguono”. Domani si terrà l’interrogatorio di garanzia.

Lunghe e articolate le indagini, partite il 20 giugno, giorno del ritrovamento del corpo della giovane originaria di Somma Vesuviana. Per far luce sulla vicenda gli investigatori partono dalle dichiarazioni del marito. Secondo il caporalmaggiore dell’esercito, lei, lui e la figlioletta di 18 mesi erano andati il 18 aprile al pianoro di Colle San Marco, colle che sovrasta Ascoli, a meno di 10 chilometri di distanza, nel primo pomeriggio, quando la donna si è allontanata per andare al bagno al vicino ristorante Il Cacciatore, e non è più tornata.

Il 20 aprile Melania viene trovata morta, assassinata con una trentina di coltellate, in località Ripe di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo.

Le indagini si fanno serrate: tra sopralluoghi, interrogatori e controlli del traffico telefonico dei cellulari di Parolisi, si scopre che il militare aveva un amante, un’ex recluta. Poi arriva il giorno dell’autopsia sul corpo della donna, che porta a prime risposte. Dopo i funerali, si susseguono nuove audizioni di testimoni e perquisizioni. Il 21 giugno il primo colpo di scena: Parolisi viene iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario. La famiglia Rea si costituisce parte civile. Ieri l’arresto.

“Io vado in carcere mentre l’assassino è libero”, si sfoga Salvatore, continuando a professarsi innocente. “Speriamo sia la fine di un incubo”, è l’amaro commento del fratello di Melania, Michele Rea“.

Quanto al delitto “Salvatore Parolisi ha fatto tutto da solo”, afferma poche ore dopo il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli, Alessandro Patrizio, in una conferenza stampa. Non solo: l’uomo sarebbe “tornato a infliggere sul cadavere della moglie altre ferite post mortem, oltre ad altri segni, per depistare le indagini”.

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