CHIETI – “Irregolarità fiscali e contributive rendono non rendono praticabile il project financing del gruppo Maltauro per la realizzazione del nuovo ospedale di Chieti”.

A sostenerlo è il consigliere regionale teatino e presidente della Commissione regionale di vigilanza Mauro Febbo, rendendo pubblici documenti della stessa Asl Lanciano Chieti Vasto, che sta procedendo a valutare, come previsto dalla procedura di gara europea, il pubblico interesse dell’opera. In particolare una relazione del rup Filippo Manci, e un parere dell’ufficio legale della Asl diretto da Stefano Spadano. 

Febbo questo punto chiede al presidente Luciano D’Alfonso di rinunciare al “capriccio di un’opera che sa che non potrà mai essere realizzata” e di pensare piuttosto “a riorganizzare la sanità locale, a partire dai gravi problemi degli ospedali di Chieti, Lanciano e Vasto”. 
Dai consiglieri comunali alle forze parlamentari, Febbo mobilità tutta una intera area di Forza Italia contro il project Maltauro. Questa mattina, in conferenza stampa, il consigliere regionale forzista si è presentato con l’onorevole Fabrizio Di Stefano e i consiglieri comunali e provinciali Emiliano Vitale, Stefano Maurizio Costa, Marco D’Ingiullo e Mario Troiano.  

Il presidente della Commissione vigilanza parla attraverso i documenti esaminati in commissione. 

Questa volta non è lui a esprimere direttamente perplessità sul mega progetto, ma i funzionari della Asl stessa che si sono rivolti sia all’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone sia alla Procura per sottoporre a giudizio dei due enti una serie di perplessità evidenziate sia dal responsabile unico del procedimento Filippo Manci, sia dall’ufficio legale della Asl diretto da Stefano Spadano. 

Per Febbo, “dalla lettura delle relazioni del Rup Manci e del direttore Affari generali e legali Spadano risulta palese la impossibilità di accoglimento della proposta”. 

“Irrealizzabile” insomma per Febbo il grande policlinico sulla base del project financing presentato da Maltauro spa, Finanza e Progetti spa e A.B.C. Nocivelli spa, dal valore di 225 milioni, con 437 posti letto più 61 di day hospital per il quale è stato avviato l’iter che dovrà portare al bando di gara internazionale. Considerato dalla Regione con Luciano D’Alfonso in testa come la soluzione migliore per sostituire l’ospedale Santissima Annunziata, dove nel 2012 si è scoperto che i corpi “C” ed “F”, erano stati costruiti con pilastri con cemento impoverito, nonché sottodimensionati. Corpi già in via di svuotamento da mesi, con un difficoltoso trasferimento dei 150 posti letto, ma che poi sono stati evacuati in fretta e in furia in poche ore, in via precauzionale, a seguito delle scosse di terremoto del 18 gennaio.

Insicuro e privo delle certificazioni antisismiche, oltre che di quelle antincendio, il Santissima Annunziata lo è anzi nel suo complesso, come asseverato in uno studio di Abruzzo Engineering del 2005, costato 5 milioni di euro e rimasto lettera morta per anni. 

“La proposta di progetto di finanza, all’atto della sua presentazione,- sintetizza Febbo – risultava carente di regolare cauzione a garanzia dell’offerta e palesava anche incompleta allegazione di elementi tecnici quali i contenuti della relazione geologica, idrogeologica e sismica. Dette irregolarità sono state successivamente sanate e integrate. Ma nella verifica delle dichiarazioni sostitutive rese dal costituendo Rti Icm (Impresa Costruzioni Maltauro, in qualità di mandante) e Abp Nocivelli (in qualità di mandataria) sono emerse dichiarazioni di regolarità contributiva/fiscale difformi da quanto certificato invece dall’Agenzia delle Entrate di Vicenza”.

Tali dichiarazioni di irregolarità contributiva e fiscali, anche se sanate in maniera postuma, bloccherebbero il project.

Febbo cita parola per parola quando affermato da Spadano in una nota indirizzata alla Asl: questa condizione “si porrebbe in antinomia con i principi di cui alla normativa europea e, in particolare, alle direttive 2004/18/CEE ed alla direttiva 2014/24/UE e non sarebbe adesiva ai recenti orientamenti giurisprudenziali in tema di irregolarità contributiva e irregolarità fiscale, secondo cui, per quanto riguarda il principio della parità di trattamento e dell’auto responsabilità è fin troppo evidente che l’applicazione della ‘regolarizzazione postuma’ finirebbe per consentire a una impresa di non preoccuparsi dell’esistenza a proprio carico di una irregolarità contributiva e/o fiscale, potendo confidare sulla possibilità di sanare in ogni caso il proprio inadempimento”.

Ma non c’è solo un problema di contrasto con le norme sugli appalti. Febbo legge un altro passaggio della nota di Spadano e aggiunge altra carne al fuoco.

“C’è anche un rilievo di natura programmatoria – dice il consigliere a riguardo – che non poteva essere sottaciuto e che da mesi pongo in evidenza. Infatti, nel parere del direttore Spadano si rimarca come le motivazioni per la realizzazione di un nuovo ospedale nell’area metropolitana Chieti – Pescara attraverso il sistema del project financing non siano state sufficientemente declinate nei loro reali contenuti se non mediante rinvio a un costituendo Hub di secondo livello organizzato secondo logiche di connessione funzionale dei pp.oo di Chieti e Pescara; ma le specificazioni tecniche organizzative non risultano ancora essere emanate”. 

“Come si vuole – si chiede provocatoriamente Febbo – costituire questo hub di secondo livello, vale a dire questo presidio ospedaliero di grandi dimensioni che dovrà nascere dall’unione delle forze dei due nosocomi di Chieti e Pescara? Pongo la domanda da parecchio tempo e visto che nessuno specifica quanti posti letto saranno assegnati ai due presidi ospedalieri e quali unità complesse e semplici verranno assegnate a ciascun presidio, temo che l’operazione possa rivelarsi a danno di Chieti e a favore di Pescara”. 

“Invece che la project D’Alfonso dovrebbe pensare ai problemi della sanità locale – conclude Febbo – a cominciare dall’ospedale teatino costruito con due corpi di fabbrica a rischio sismico, per continuare con gli ospedali di Lanciano e Vasto che sono ormai al collasso”.