L’AQUILA – L’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea), insieme a Consorzio nazionale degli olivicoltori (Cno) e l’Unione nazionale associazioni produttori olivicoli (Unaprol) stimano, per L’Abruzzo, una produzione di olio di pressione pari al 15-20 per cento in più rispetto alla precedente campagna, su una crescita nazionale del 6 per cento, comunque al di sotto della media delle ultime quattro campagne.
La riduzione delle produzioni sembra ormai una tendenza consolidata. “Questo – afferma l’Ismea – non solo per effetto dell’introduzione del pagamento unico ma anche per i problemi strutturali legati alla bassa redditività”.
All’aumento dei costi di produzione, infatti, non si affiancano prezzi di mercato sufficientemente remunerativi, e questo induce molti produttori a non raccogliere.
Il settore oleario italiano ha subìto nel 2009 una caduta verticale dei listini dell’extravergine (-18%), del vergine (-19,7%) e del lampante (-19,8%), solo in parte compensata dal recupero delle quotazioni dell’extravergine e del vergine, avvenuto nel corso dei primi nove mesi del 2010.
Altro elemento da mettere in evidenza, peraltro strettamente connesso al precedente, è quello legato alla riduzione degli interventi di potatura, per risparmiare sui costi, che però intensificano l’effetto dell’alternanza produttiva tra anno di carica e anno di scarica.
Si registra, dopo uno scarso 2009, la flessione di tutte le regioni del Nord e il recupero delle regioni centrali. Al Sud, invece la crescita è sostenuta essenzialmente da Puglia, Campania e Sardegna, mentre per le altre si stimano volumi inferiori rispetto ai livelli 2009.
A livello regionale in estrema sintesi, le stime Ismea-Unioni indicano un incremento della produzione, oltre che in Abruzzo, in Puglia (+10/15%), Campania (+5/10%), Toscana (+15%) e Marche (+15%) ed una significativa ripresa per la Sardegna (+40%), Lazio (+35/40%) e Umbria (+35%) dopo le pessime performance della scorsa campagna.
Al contrario riduzioni si prospettano in Basilicata (-15/-20%), Sicilia (-5/-10%) e, per il terzo anno consecutivo, in Calabria (-5/-10%). Per il Settentrione, come già accennato, sono attesi cali in tutte le Regioni, nel dettaglio: Liguria (-5%), Emilia Romagna (-40%), Veneto (-10/-15%), Lombardia (-10/-15%), Trentino Alto Adige (-10/-15%), Friuli Venezia Giulia (-30%) e Piemonte (-25/-30%).






