TERAMO – “In Sardegna le 250 Pro loco ogni anno la Regione stanzia la bellezza di 2 milioni di euro. L’Abruzzo da due anni per le sue 253 Pro loco ha destinato appena 300 mila euro che però sono solo sulla carta, visto che sono vincolati alla vendita di un capannone dismesso a Celano nella Marsica che dubito che qualcuno acquisterà”.
L’amaro commento di Carmine Santarelli, presidente provinciale dell’Unione delle Pro loco italiane (Unpli) di Teramo, e membro del consiglio nazionale Unpli, rivela un incredibile vicenda di “finanza creativa”, di cui la Regione Abruzzo, sia con il centrosinistra di Luciano D’Alfonso, ora senatore dem, sia con il centrodestra di Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, si è resa protagonista.
È accaduto infatti che nel maggio del 2018 su iniziativa dell’ex assessore Lorenzo Berardinetti, sindaco di Sante Marie (L’Aquila), è stata approvata la legge “Norme per la promozione e il sostegno delle Pro Loco”, dopo una gestazione durata anni, che prevede, o meglio dovrebbe prevedere bandi fino a 5 mila euro, per progetti ed eventi. Con una copertura alquanto micragnosa, 300 mila euro, e che soprattutto è vincolata alla vendita di un centro agro-industriale di lavorazione e commercializzazione di patate, a Celano in Provincia dell’Aquila.
Finchè infatti la Regione Abruzzo non riuscirà a vendere questa enorme e dismessa struttura, alla modica cifra di 9,4 milioni di euro di base d’asta, non ci sarà un becco di un quattrino per dare un aiuto alle Pro loco.
L’ardua operazione immobiliare, come era del resto preventivabile, visto l’importo e il contesto di crisi, si è risolta finora con bandi andati deserti.
Con buona pace delle Pro loco, che ora più che mai di un piccolo aiuto avrebbero bisogno.
“La situazione delle Pro loco è molto difficile, con l’emergenza coronavirus hanno dovuto annullare tutte o quasi le iniziative culturali e sociali – spiega Santarelli -, e anche l’organizzazione di sagre e altri eventi che permettono il loro autofinanziamento. Quelle entrate ipotetiche però le abbiamo dovute mettere a bilancio preventivo, ma sono solo sulla carta”.
Sulla carta, come appunto gli aiuti della Regione, che hanno fatto seguito alle accorate e contrite promesse da campagna elettorale e da convegno, sulla necessità di venire incontro ai problemi delle aree interne soggette a marginalità, spopolamento e desertificazione sociale e dove le Pro loco, con pochi mezzi e tanta passione, sono in prima linea, a titolo gratuito. Uniche realtà, spesso, ad organizzare eventi, momenti di socialità, gestire spazi dove incontrarsi, in piccolissimi paesi dove non c’è nemmeno più un bar.
“Un tempo era in vigore una legge regionale che stanziava ogni anno un milione di lire a ciascuna Pro loco – ricorda Santarelli -, ad erogare le risorse e a controllarne il buon utilizzo erano le Province. Quella legge è stata cancellata durante l’amministrazione regionale di Ottaviano Del Turco, poi ci sono voluti anni e anni, un numero enorme di incontri e discussioni e siamo arrivati alla legge regionale 9 del 2018 . Un primo passo, comunque positivo. Pochi soldi, d’accordo, ma che rappresenterebbero un riconoscimento del nostro impegno volontario. E invece tutto si sta rivelando una presa in giro. Poteva starci a decidere di finanziare una legge con la vendita di uno stabile, ma una volta acclarato che non è operazione facile, non capisco perché non si decida un’altra modalità di copertura”.
Del resto nulla è stato previsto, per le Pro loco, nemmeno nelle leggi Cura Abruzzo uno e Cura Abruzzo due, varate dall’esecutivo regionale per far fonte alla crisi covid che attanaglia famiglie e imprese. Un emendamento firmato da Dino Pepe, consigliere regionale del Partito democratico, e dal presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, a luglio ha stanziato comunque 30 mila euro per il funzionamento dell’Unpli regionale, ovvero per mantenere operativa una sede, e pagare collaborazioni per garantire supporto burocratico alle singole Pro loco e anche corsi di formazione.
Per il resto occorre incrociare le dita e sperare che vada a buon fine l’ardua operazione immobiliare, evenienza non scontata, per usare un eufemismo.
“Io vivo a Piano Vomano sui monti della Laga, – spiega Santarelli – un territorio meraviglioso che però paga l’isolamento e lo spopolamento. Abbiamo costruito come Pro loco, una sede con le nostre forze, che ora funzione come bar, punto di ritrovo, luogo di socializzazione, ha una importanza decisiva. E solo un esempio dell’opera svolta dalle nostre Pro loco. Ma in Abruzzo, una regione che ha tanti piccolissimi comuni montani, per quel che riguarda l’aiuto alle pro loco è una pecora nera in Italia: in tutte le altre regioni, dove di più, dove di meno, sono sostenute con norme ad hoc, in Sardegna erogano ogni anno ben 2 milioni di euro. Soldi veri e non farlocchi, legati magari alla improbabile vendita di una miniera dismessa di carbone”.






