L’AQUILA – “I tempi così contratti di questa fase politica, i pochi giorni che restano prima delle primarie non mi impediscono di andare avanti con l’elaborazione del mio programma e soprattutto con la messa a punto di riflessioni che nascono dal confronto con gli elettori di domenica prossima. Nonostante i miei 37 anni, per esempio, non sento di far parte di una categoria protetta, né di una categoria che fatica per entrare in politica e farsi portatore di esigenze particolari. La gioventù è un valore, non una categoria, ed è un valore sempre positivo, soprattutto quando è sostenuta da percorsi politici ben definiti e persino solidamente strutturati”.

Così Pierpaolo Pietrucci, candidato alle primarie del Parito democratico del 30 marzo in vista delle elezioni regionali in Abruzzo del prossimo 25 maggio.

“Gioventù ed esperienza sono dal mio punto di vista un connubio straordinariamente potente – scrive Pietrucci – perché si accompagnano agevolmente alla capacità di modulare le nuove acquisizioni, di adattarle e di farle aderire a contesti politici che appartengono alla cultura di cui sono espressione, senza le inevitabili rigidità derivanti da concezioni politiche antiche. Il rinnovamento è questo. Non ha nulla di consolidato, se non la certezza di utilizzare paradigmi che si rifanno sempre alla legalità, alla correttezza, alla trasparenza e alla difficile adesione di modelli partecipati e inclusivi”.

Per Pietrucci, “il rinnovamento non riposa su granitiche esperienze, ma sollecita ed è sollecitato dalla modernità di contenuti politici non personalizzati o plasmati sull’uomo politico di turno; dal coraggio di mettersi in gioco con la consapevolezza che guardare avanti forgi in modo esponenziale e porti ad inevitabili risultati positivi. Valori, non categorie anagrafiche, né slogan. Piuttosto conoscenza dei contesti in cui si dovrà e si vorrà lavorare, fiducia nelle squadre di lavoro, coraggio nell’utilizzare nuove formule, disponibilità a mettersi in gioco per creare una rete di competenze che possano crescere insieme, nell’armonia di un nuovo sviluppo politico”.

“In questo senso penso che rinnovamento voglia dire puntare sui servizi per le persone. Così come pensare finalmente agli elettori come a cittadini con i quali confrontarsi costantemente, lasciando per un momento da parte appelli sostenuti da pur importanti affetti, amicizie ed emozioni per puntare invece con fermezza, laicismo e razionalità verso quello che è diventato una necessità impellente e imprescindibile: far dire alla politica con parole nuove, che la propria funzione è ancora quella di edificare un bene comune, proteggerlo, portarlo avanti.”, conclude.