L’AQUILA – Non si punzecchiano tra loro, confrontandosi in pubblico per la prima volta, i tre candidati alle primarie della coalizione di centrosinistra “Vivendo L’Aquila” del 9 e 10 aprile prossimi, Lelio De Santis, Americo Di Benedetto e Pierpaolo Pietrucci: clima di grande concordia e tante idee e promesse tra gli aspiranti sindaci, come normale in fase elettorale, nel confronto organizzato oggi presso la sala conferenze dell’Associazione costruttori (Ance) provinciale.
Le stilettate, ma solo a domanda dei cronisti, vengono riservate al decennio di Massimo Cialente, sindaco del capoluogo peraltro oggi assente, assolto per la drammatica fase post-terremoto del 2009 ma a parte quello giudicato senza troppi complimenti “uomo solo al comando”, “dal carattere imperativo”, “troppo accentratore”.
Sono 8 le domande che vengono rivolte ai candidati dall’addetta stampa dell’associazione costruttori Giusi Fonzi, per complessivi 20 minuti cronometrati di risposta per ciascuno, con il dem Mario Schettino come inflessibile giudice, poi ampio spazio ai quesiti degli operatori dell’informazione.
“Sono stato il primo a proporsi, dovete chiederlo agli altri perché pensano di fare meglio di me, io ho lavorato tanto e ora vedo i riscontri”, dice Di Benedetto nella prima domanda di presentazione, rivendicando la primogenitura, mentre Pietrucci sottolinea le modalità e rimarca che, invece di essersi autoproposto, “a me lo ha chiesto una comunità; porto il contributo degli incarichi che ho ricoperto”. De Santis evidenzia il “percorso per allargare i confini della coalizione, immaginate se avessimo dovuto fare le primarie solo nel Pd, sarebbe stato un gioco interno”.
Almeno 300 i presenti, molti in piedi. Tra loro, la senatrice Stefania Pezzopane, il presidente del Consiglio, Carlo Benedetti, il segretario comunale dem, Stefano Albano, il capo del dipartimento Presidenza e rapporti con l’Europa della Regione Abruzzo, Vincenzo Rivera, gli assessori comunali Maurizio Capri, Emanuela Di Giovambattista e Pierluigi Mancini, i consiglieri Stefano Palumbo e Giustino Masciocco, il capo di gabinetto di Cialente Mauro Marchetti, lo scissionista bersaniano Fabio Ranieri, l’ex sindaco Enzo Lombardi, la presidente della circoscrizione Centro Fabiana Costanzi, gli ex consiglieri Pasquale Corriere e Giampaolo De Rubeis, il direttore di Confidustria Carlo Imperatore, gli imprenditori Stefano Cipriani, Germano Genitti, Ezio Rainaldi e Stefano Valentini.
Andando sui temi, si comincia parlando, come d’obbligo, di ricostruzione con occhio particolare a quella pubblica che va male. Per Di Benedetto bisogna “stringere la filiera dei pagamenti” ma rimarca che “l’unica ricostruzione pubblica portata avanti è quella dei sottoservizi”, anche per Pietrucci “il fattore tempo sarà determinante” e assicura “l’impegno di far tornare la cittadella amministrativa nei palazzi pubblici in centro storico”. De Santis bacchetta sulla “sede unica del Comune, da 4 anni abbiamo le risorse, ora basta con la lentocrazia!”.
In tema di sicurezza sismica di scuole e case e di ‘modello L’Aquila’, Pietrucci è convinto che ci sia “bisogno di un’esplosione demografica, ma nessuno verrà qui se i figli frequentano scuole non sicure, perciò ci vogliono nuovi moduli provvisori Musp per essere pronti a settembre e fare lavori dove serve”. De Santis fa il ‘berlusconiano’ affermando che “nel 2009 abbiamo avuto la fortuna di un governo che ha costruito gli alloggi del progetto C.a.s.e., quel patrimonio va valorizzato, che sia una risorsa”. Di Benedetto ha un altro presupposto, “la città è stata svilita con un’aggressione immobiliare, ma il sacrificio è servito perché ha dato risposte e nelle altre realtà colpite oggi non sta accadendo”.
Si chiede se i candidati puntino alla qualità dell’amministrazione a costo di risultare scomodi oppure al consenso. Pietrucci assicura “continuità, perché ricominciare da zero è perdere un anno, ma anche rinnovamento, è finito il sindaco uomo solo al comando, sarò punta di una squadra”. De Santis la fa breve, proponendo “persone oneste, serie, competenti, che siano servi dei cittadini” mentre Di Benedetto promette “qualità e consenso” e annuncia “una lista civica per aprire la coalizione alla città e far rientrare cittadini in politica”.
Maxi argomento, quello della cultura. “Quella con la maiuscola non è fatta di mille rivoli e contributi a pioggia, ma di un disegno complessivo”, ammonisce De Santis. Per Di Benedetto bisogna “salvaguardare l’esistente, abbiamo già perso l’Accademia dell’Immagine, e rilanciare il fondo etico dei costruttori a sostegno di questo ambito”. Per Pietrucci nel comparto c’è “bisogno di grandi eventi, come Festival della montagna, Festival jazz, Perdonanza, e attenzione al fermento anche nei comuni vicini, che hanno anche teatri”.
Una domanda filosofica sul concetto di “effimero”, con che cosa affascini il proprio cuore il candidato, genera risposte variegate. De Santis rivendica la sua “capacità di ascolto, sensibilità per la gente, leggendo e studiando impariamo che siamo sempre un po’ ignoranti”, Di Benedetto svela che sta per “tornare ad abitare a piazza del Teatro e sono felice che lo Stabile si impegni a riaprire”, Pietrucci ricorda di essere “nato in una tipografia, quello che sono oggi è costituito da film visti, libri letti e musica ascoltata”.
Dopo il break leggero si torna a un tema pesante come quello dell’occupazione. “Da commercialista, il mio lavoro è il lavoro – rivendica Di Benedetto – Non vanno incentivate le imprese che producono, ma quelle che assumono, e occorre una zona tributaria speciale compatibile con le norme europee, insomma i cittadini devono pagare meno tasse”. Critico Pietrucci, “non è il momento di allisciare il pelo alle persone, non ci sono soluzioni semplici. Abbiamo difeso il comparto farmaceutico e i call center, ora il lavoro si crea con cultura e turismo e ci sono i precari del pubblico impiego da stabilizzare, per 180 già l’abbiamo fatto con Abruzzo Engineering”. Quanto a De Santis, “bisogna far decollare quella risorsa straordinaria che è la montagna, per abbassare le tasse basta recuperare l’evasione fiscale”.
Si passa al turismo, per Pietrucci “il terremoto di gennaio ha distrutto i migliori brand, dobbiamo ripartire: no alle tifoserie, sul Gran sasso ci vuole sintesi”. Anche per De Santis “abbiamo tutte le potenzialità, 5 mila firme sul referendum un’amministrazione corretta dovrebbe ascoltarle”. “Non si possono utilizzare i parchi come imbrigliamento, sono un veicolo di economia e vanno sterilizzate le difficoltà sul Gran Sasso”, chiosa Di Benedetto.
Quanto alla stabilità di governo in una coalizione così eterogenea e alle prime cose da fare, per De Santis “si deve operare collegialmente e con lealtà. I problemi li risolve questo campo progressista, non possiamo perdere né deludere”. Per Di Benedetto “servirà un’imponente ricognizione del lavoro dell’amministrazione uscente, inviterò questa Giunta a darmi dei consigli”. Secondo Pietrucci, “il pluralismo è una risorsa, non un limite, lavorerò con grande mediazione”.
Il clima si scalda quando si chiede ai candidati di giudicare la cosa peggiore del mandato di Cialente e della figura del sindaco uscente. Per Di Benedetto “è ingeneroso attribuire un difetto a Cialente, se devo fare un rimprovero il carattere un po’ troppo imperativo”. Pietrucci elenca ben tre errori, “la delibera 58 sulle casette di legno, l’aver consentito la sostituzione edilizia facendo andare via cittadini, l’aver acquisito al patrimonio comunale il progetto C.a.s.e.: io come capo di gabinetto ho protestato e altro non potevo, ma comunque me ne assumo lo stesso la responsabilità”. Quanto a De Santis, “Cialente ha ritenuto che accentrare tutto fosse la strada giusta, ma i fatti hanno dimostrato che non sempre è così”.
Altra domanda sul clima di sfiducia ingenerato nei cittadini dal rischio di rapporti opachi tra politica e imprenditori, specialmente in una città come L’Aquila dove svolgono un ruolo preponderante.
“Qui tutti conoscono tutti e tutto – ammette Di Benedetto – C’è sempre una cultura del sospetto, ma se accade qualcosa a un tuo stretto collaboratore o lo sapevi prima o lo saprai solo al terzo grado di giudizio. Anche un Comune che si costituisce sempre parte civile sbaglia, condanna prima che si giudichi”. Pietrucci rivendica la “esigenza di valorizzare una classe imprenditoriale straordinaria, ma tramite sistemi di partecipazione trasparente. Gli assessorati o l’ufficio del sindaco non saranno ‘suk’ bilaterali, devono finire i rapporti singoli tra assessori e imprenditori, ci vuole sintesi di associazioni di categoria, così non si dà più adito al sospetto”. Durissimo De Santis, “la storia e la credibilità di ognuno sono la prima risposta a timori di pressioni e affarismo che pure ci sono stati. Dobbiamo avere la faccia pulita e pretendere rigore e servizio da tutti i dipendenti. Il giudizio negativo va sfatato prima che arrivi la magistratura, dopo è troppo tardi. Le porte devono stare aperte e non si dovrà bussare con i piedi”.
Finale sul futuro dei 4.450 appartamenti del progetto C.a.s.e. Per De Santis “non se ne possono occupare i dipendenti comunali, si arrivi in modo trasparente a un global service per gestirlo e valorizzarlo, dando la piastra di Assergi al turismo, quella di Coppito all’Università e così via”. Di Benedetto auspica una “fondazione assieme all’Ateneo per offrire possibilità di alloggi in un campus con dentro servizi e altro”. Pietrucci, reclama, infine, di destinarne “parte all’edilizia economica popolare e parte ad alloggi per studenti con un’operazione di marketing nazionale per attrarre persone in questa città”.
A fine incontro, Pietrucci ha partecipato a un’affollata cena con decine di medici presso Magione Papale.




