L’AQUILA – “Sono un aquilano di 40 anni, disoccupato da tre, mando e-mail, giro e rigiro la città e agenzie interinali. Ma per me lavoro non c’è. Ho un figlio di 6 anni e non ce la faccio più a dirgli sempre no, non posso comprare un giocattolo, un vestito o qualunque altra cosa mi chieda”.
In questo curriculum esistenziale di un aquilano, uno spaccato della città a 10 anni dal sisma. E che fa da silente controcanto alla retorica del cantiere più grande d’Europa, della città che come l’Araba fenice risorge più bella che prima dalle sue macerie, alla decantazione delle sorti magnifiche e progressive della smart city in via di realizzazione.
Il quarantenne il nome vorrebbe mettercelo, ma ovviamente deve tutelare la privacy del figlio, avuto con una donna da cui è separato. Propone, non avendo perso il senso dell’umorismo, come pseudonimo Mark Caltagirone, l’inesistente promesso sposo della soubrette Pamela Prati, che riempie in queste settimane le cronache rosa e i palinsesti televisivi.
“Ho iniziato a lavorare a 20 anni, subito dopo il militare – esordisce Mark -. Come commesso, alla Benetton che una volta, prima del terremoto, era nell’ ex cinema Rex lungo il corso. Per un paio di anni, con contratto a tempo determinato. Poi ho lavorato con una ditta di facchinaggio, pulizia e montaggio mobili che operava prevalentemente dentro la caserma della guardia di Finanza di Coppito”.
Poi la svolta professionale, l’assunzione a tempo indeterminato da parte della Pizzarotti di Modena, azienda leader nel settore delle costruzioni e delle grandi opere pubbliche ed infrastrutturalii.
“Mi hanno preso come addetto alla logistica e all’amministrazione di cantiere – , gli occhi di Mark si illuminano – guadagnavo circa 1.600 euro al mese di stipendio fisso, più vitto e alloggio, e straordinari pagati fino all’ultimo centesimo Ho lavorato nei cantieri della Tav di Modena, poi ad alcuni cantieri dell’autostrada Salerno Reggio-Calabria. E poi a Roma, viaggiando da L’Aquila con l’autobus, per la realizzazione della sede dell’Eni al quartiere Eur”.
Sono quelli i momenti in cui la vita ti sorride, non hai problemi economici, hai raggiunto una stabilità. Ed è quello il momento di fare il grande passo: mettere su famiglia, a L’Aquila, diventando padre di un bellissimo bambino. Passo azzardato, nell’era liquida dell’incertezza e della precarietà.
“La Pizzarotti, a seguito di una inchiesta che aveva coinvolto un’azienda subappaltatrice in odore di camorra, ha avuto problemi con il cantiere dell’Eur. Poi si è risolto tutto, ma nel frattempo si erano registrati forti ritardi. Inoltre pagava, come tante altre grandi imprese di costruzione italiane, il blocco e le incertezze intorno a tante, troppe grandi opere pubbliche, si pensi solo alla Tav. Così da un giorno all’altro sono stati costretti a licenziarmi”.
Mark così è tornato a vivere nella casa dell’anziana madre, visto che intanto era anche naufragata la relazione con la sua compagna.
Ora tira avanti con grande difficoltà, con la pensione della madre, poco più di 750 euro al mese, la vera e unica forma di welfare e ammortizzatore in Italia.
La buona liquidazione che ha intascato dopo il licenziamento è agli sgoccioli, e Mark non riesce a trovare un altro lavoro, nonostante la professionalità acquisita. Ironia della sorte non ha avuto nemmeno accesso al reddito di cittadinanza, nè ad altre forme di sostegno.
“Purtroppo non avevo mai pensato di separare il mio stato di famiglia da quello di madre, tenuto conto che vivevo a casa della mia ex. Ora questa leggerezza mi ha creato problemi, che devo risolvere al più presto, perché il mio reddito è calcolato in base alla pensione di mia madre, e dalla sue proprietà. E così non ho avuto i requisiti per il reddito di cittadinanza, né per altre misure, come il bando del Comune dell’Aquila dei tirocini formativi”.
Inutile la forsennata ricerca di lavoro a L’Aquila.
“Sono andato al Centro per l’impiego, più di una volta, e in tutte le agenzie interinali della città. Ho consegnato il curriculum, che non mi sembra male, ho fatto colloqui, mi sono proposto come operaio generico, dal montaggio mobili al facchinaggio, come commesso, scaffalista e cassiere di supermercato. Non hanno trovato nulla. La risposta è stata sempre ‘le faremo sapere’. E poi il silenzio, non mi hanno fatto ancora sapere nulla”.
Mark ovviamente ha fatto il giro delle sette chiese, nei cantieri della ricostruzione aquilana.
“Ho trovato tutte le porte chiuse, tutti i hanno detto che sono al completo, e che anzi si andrà verso una riduzione del personale man mano che ci saranno meno cantieri. E poi è vero quello che si dice: gli operai in buona parte vengono da fuori. Mi chiedo perché non sia stato imposto di assumere personale locale. Si poteva fare. Ricordo bene che quando lavoravo alla Salerno-Reggio Calabria, la Regione, il Comune di Cosenza, i sindacati hanno stipulato un protocollo d’intesa con le imprese che arrivavano da fuori, compresa la mia, per assumere operai del posto, in cambio di varie agevolazioni”.
Mark ha chiesto l’aiuto anche di politici conoscenti, anche qui senza risultati.
“Hanno tutti alzato le braccia, mi hanno spiegato che non possono aiutarmi. Devo dire che nessuno mi ha fatto promesse da mercante, magari in cambio del voto. Ho l’impressione che oramai i politici non contano più nulla, non possono aiutare nessuno, come sarebbe nel loro interesse, e come è sempre stato. Almeno quelli che conosco io”.
La ricerca di Mark prosegue, non può permettersi con un figlio che frequenta la prima elementare, di arrendersi.
“Vado avanti, spero in un colpo di fortuna, ma una cosa che mi mette tristezza è vedere che in una città dove sono arrivati miliardi di euro, gli unici lavori che puoi trovare sono quelli del porta a porta, per distribuire volantini pubblicitari, per vendere aspirapolveri e cialde del caffè, che fanno gli studenti per arrotondare. Mi chiedo, a proposito di reddito di cittadinanza, quali lavori e anche ben retribuiti mai potranno trovare, qui nel territorio, i famosi navigator che a breve entreranno in azione. Vedo poi tanti capannoni vuoti nelle aree industriali, altri che rischiano di svuotarsi come quella dell’Accord Phoenix, dove conosco alcuni operai che, dopo il sequestro dei cinque milioni di finanziamenti pubblici, rischiano di tornare a casa, senza avere nessuna colpa di quello che è successo. Sono sfiduciato, perché a L’Aquila il lavoro è la prima emergenza solo a chiacchiere, durante la campagna elettorale. Ma poi non accade nulla, e mi chiedo allora che senso ha ricostruire una città così bella, e per chi sarà ricostruita”. FT



