L’AQUILA – Un imprenditore italo francese di Tortoreto, titolare di un bed&breakfast, nei cui casolare è stata ritrovata la porta, un magrebino che l’avrebbe trasportata in Italia, e un uomo di Giulianova che potrebbe aver avuto il ruolo di intermediario.

Sono le tre persone finite nel registro degli indagati, come riferisce oggi il quotidiano Il Centro, nell’ambito dell’inchiesta scattata in seguito al ritrovamento clamoroso della porta della uscita di sicurezza del Bataclan, dipinta dall’artista di strada inglese Bansky, dopo l’attacco dei terroristi islamici del i13 novembre del 2015 che ha causato 90 vittime.

Porta rubata da ignoti il 26 gennaio dello scorso anno, ritrovata in un un casale della campagna teramana, tra i comuni di Sant’Omero e Tortoreto, al culmine di una indagine condotta in gran segreto dalla Procura distrettuale dell’Aquila i carabinieri della compagnia di Alba Adriatica (Teramo), supportarti dalla polizia francese.

Dell’iscrizione nel registro degli indagati dell’imprenditore italo-francese, le notizie erano già trapelate. 

Stando a fonti investigative, le forze dell’ordine nella perquisizione sarebbero andate a colpo sicuro dal momento che le informazioni sulla presenza dell’importante e simbolica opera d’arte che raffigura una ragazza dolente, proverrebbero da intercettazioni telefoniche.

Gli inquirenti battono la pista del movente economico, esculdendo quella che potrebbe avere a che fare con cellule terroristiche.

La porta ha un valore considerevole e il nascondiglio trovato nel casolare di campagna tra Sant’Omero e Tortoreto non sarebbe stato scelto a caso. Il luogo adatto, lontano da occhi indiscreti, per far visionare l’opera da potenziali e danarosi acquirenti.

La porta, spiega il quotidiano Il Centro, sarebbe arrivata in Val Vibrata tra la fine del 2019 e l’inizio di quest’ anno. A ritardare la vendita clandestina potrebbe essere stato il lockdown imposto dall’emergenza coronavirus.