L’AQUILA – La Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici d’Abruzzo ha avviato la procedura del decreto di riconoscimento “dell’importante interesse culturale” della cinta muraria dell’Aquila, nel tratto tra Via Vicentini e Viale Ovidio, nell’area di Porta Barete, che sarà conclusa entro 2 mesi.
Lo comunica in una nota la Direzione regionale, specificando che “terminate le indagini nell’area del cantiere di demolizione e ricostruzione della palazzina ex civico 207 e constatata la pertinenza demaniale su quanto emerso dal sottosuolo, il decreto ha come obiettivo quello di garantire la conservazione e la valorizzazione del bene e, con successivi decreti, dettare le prescrizioni di tutela indiretta a salvaguardia dell’attuale prospettiva e fruizione delle mura”.
“Il complesso, infatti, assomma in sé numerosi e cospicui motivi di interesse culturale e costituisce tuttora il più forte e riconoscibile segno di definizione dell’immagine urbana e la più immediata chiave di lettura della storia e dello sviluppo della città – prosegue la nota – L’avvio della procedura di riconoscimento dell’interesse culturale perfeziona il percorso intrapreso dalla Direzione Regionale con il protocollo d’intesa sottoscritto nel giugno 2012 con il Comune dell’Aquila, proprietario del bene monumentale, finalizzato proprio al restauro e alla valorizzazione della cinta muraria, già interessata in diversi tratti da interventi di recupero”.
PIERLUIGI PROPERZI: “AMMINISTRAZIONE SCARICA LE PROPRIE COLPE SU ALTRI”
“La vicenda di Porta Barete sconta prima di tutti un errore di impostazione che discende dalla natura del piano di ricostruzione, privo di qualsiasi regola urbanistica. Il tema è invece stato caricato di valori simbolici eccessivi, quasi un tentativo di spostare l’attenzione dagli altri problemi su un piano retorico”.
Il consigliere comunale di Domani L’Aquila, Pierlugi Properzi parla, in una nota, delle responsabilità all’amministrazione comunale, specificando che “diventa facile scaricare le proprie colpe sugli altri indicandoli come i cattivi di turno (Soprintendenza, amministrazioni passate, proprietari), ma non si risolvono i problemi”.
“Tutto questo va resettato a favore di un approccio scientifico e pragmatico che dia forza alle scelte amministrative – prosegue la nota – Perché questo avvenga, è innanzitutto necessario porre con chiarezza quali sono i problemi da risolvere. Tra questi: il mantenimento dell’asse di via Roma, come accesso ovest della città storica; la necessità di restaurare le mura e i resti della porta Barete in base ad analisi tecnico scientifiche e criteri consolidati; la riduzione degli impatti visivi delle realizzazioni moderne rispetto all’edilizia storica e monumentale; la messa a punto di una corretta soluzione urbanistica; l’assicurazione della partecipazione attraverso un’udienza pubblica che abbia regole chiare e responsabili riconoscibili”.
Una volta fissati questi presupposti, secondo il consigliere, “si può elaborare un progetto di cui l’amministrazione si assuma la responsabilità (sia giuridica che economica) e la cui stesura sia confortata dalla adeguatezza dei tecnici incaricati ed aprire il processo di partecipazione”.
“Questo è l’approccio che auspico per Porta Barete così come per le altre aree complesse della Ricostruzione, come via XX Settembre e Piazzale P. Paoli – conclude – Un approccio che ho presentato come metodo di lavoro in Consiglio comunale sin dal giugno scorso concordandolo con l’assessorato, ma che ha purtroppo subito il destino dell’insabbiamento. Come tutte le altre mie proposte in tema urbanistico, del resto, e probabilmente non potrebbe finire in un altro modo quando si ha a che fare con un’amministrazione che non ha nel proprio dna la pianificazione, preferendo di gran lunga la partecipazione retorica e il decisionismo estemporaneo”.
FEDERAZIONE GRUPPI STORICI DELL’AQUILA: ”TERREMOTO TRAGEDIA E OPPORTUNITA”’
“Le tracce di antiche mura cittadine, edificate già in epoca posteriore alla datazione classica, risalenti all’operato di Lucchesino da Firenze e successivamente di Leone di Cicco, ed effettivamente documentate a partire dal 1316, oggi sono un patrimonio che la città può e deve difendere”.
È quanto si legge in una nota della federazione gruppi storici L’Aquila che comprende il Gruppo Storico della Perdonanza Celestiniana e le Associazioni Arcieri Storici Medioevali Virtus Sagittae, la Schola Cantorum S.Sisto e la Compagnia Rosso d’Aquila che affermano “Il terremoto del 2009 è stata una tragedia che tuttora condiziona la vita di tutti gli abitanti di L’Aquila, ma è anche un’opportunità per riqualificare l’intero aspetto storico-culturale cittadino, partendo dalle mura e da porta barete, fatti salvi tutti i diritti dei cittadini che vogliono le loro case ricostruite”.
LA NOTA INTEGRALE
Da più di un anno oramai, la questione di “Porta Barete”, stanti anche le recenti scoperte archeologiche, attira l’attenzione di molti cittadini e associazioni, sucitando enormi aspettative sul recupero del principale punto d’ingresso storico della città medioevale che ancora non hanno avuto seguito.
Le tracce di antiche mura cittadine, edificate già in epoca posteriore alla datazione classica, risalenti all’operato di Lucchesino da Firenze e successivamente di Leone di Cicco, ed effettivamente documentate a partire dal 1316, oggi sono un patrimonio che la città può e deve difendere.
La porta ed il pomerio cittadino, nei secoli, hanno visto nel passare del tempo personaggi illustri ed accadimenti che hanno caratterizzato momenti chiave per la città. Re come Carlo II d’Angiò e Carlo Martello d’Ungheria che portarono attraverso la porta con reverenza le redini del mulo che conduceva Pietro da Morrone all’elezione a papa come Celestino V o re come Carlo I d’Angiò o Ludovico d’Ungheria che vennero ad implorare l’aiuto militare della
Conquistatori come Andrea Fortebraccio da Montone che sferrò il suo primo attacco durante l’assedio della città nel 1423 proprio a Porta Barete che venne respinto dalle milizie cittadine guidate da Antonuccio Camponeschi.
Governanti illustri come Margherita d’Austria, in cui onore fuori la porta al suo passaggio nel 1572, furono organizzate giostre e festeggiamenti.
Ma anche momenti drammatici come il terremoto del 1461 e la rivolta come quella del 1527 contro gli spagnoli che portò alla costruzione del Castello. Per arrivare al 1703 quando parte della porta venne distrutta dal terremoto.
L’interramento del 1823, necessario ad un nuovo tipo di sviluppo tecnologico, non rimosse secoli di storia, come dimostrato dai recenti scavi, così come la speculazione edilizia del ‘900 non può cancellare secoli di vita cittadina.
Il terremoto del 2009 è stata una tragedia che tuttora condiziona la vita di tutti gli abitanti di L’Aquila, ma è anche un’opportunità per riqualificare l’intero aspetto storico-culturale cittadino, partendo dalle mura e da porta barete, fatti salvi tutti i diritti dei cittadini che vogliono le loro case ricostruite.
Tutto ciò premesso, la Federazione Gruppi Storici- L’Aquila, formata da Associazione “Gruppo Storico della Perdonanza Celestiniana”, Associazione Arcieri Storici Medioevali “Virtus Sagittae”, Associazione Musicale “Schola Cantorum S.Sisto” e dall’Associazione di Rievocazione Storica “Compagnia Rosso d’Aquila”aderisce al movimento culturale per la riqualificazione di Porta Barete e dell’intero pomerio, formato da Archeoclub L’Aquila, Italia Nostra sez. Di L’Aquila, Legambiente Abruzzo Beni Culturali, Associazione Panta Rei, Gruppo di Azione Civica Jemo ‘Nnanzi, associazione di rievocazione storica “Compagnia Rosso d’Aquila” e da decine di docenti universitari e supportato da migliaia di cittadini aderisce alle richieste contenute nel comunicato stampa del movimento del 23 Marzo, chiede di salvaguardare la città, per restituirla ai propri cittadini, non come prima ma meglio di prima.



