PESCARA – “Andiamo a prendere un gelato a Camplone?”.

Uno dei motti dei pescaresi si è quasi spento e se ne va nel cassetto dei (bellissimi) ricordi.

Quante volte hanno pronunciato questa frase e soprattutto durante le calde serate d’estate hanno fatto questa proposta.

Un ottimo gelato, uno sguardo verso il mare e una lunga passeggiata sotto le stelle, chiacchierando e assaporando gli ottimi gusti proposti all’interno di uno dei locali storici della città. Ma d’ora in poi non sarà più così, perché il Bar Camplone sembra arrendersi.

Il ritrovo chic dei pescaresi, una della attività simbolo collocata proprio nel cuore della città adriatica, all’interno del quale era possibile assaporare un buon caffè in compagnia chiude i battenti e questa notizia, che si è diffusa in modo rapido e di certo non indolore, ha gettato la città nello sconforto.

Soprattutto perché il Bar Camplone ormai faceva davvero parte di una lunga tradizione e anche perché un’altra attività è stata sconfitta da questo difficile momento- Pescara negli ultimi tempi sta dimostrando davvero che non ce la fa ad andare avanti.

Quella pausa dell’attività annunciata dal biglietto affisso innanzi alla porta “chiuso per ferie”, aveva già destato alcuni sospetti tra la gente. In realtà i vetri occultati del bar hanno nascosto il decesso dell’attività e dimostrano che non si tratta di una semplice pausa.

Al momento quanto ci si augura, di fronte all’incalzante rincorrersi delle voci, è che almeno l’attività venga ceduta ad altri e non venga definitivamente sradicata e oscurata da piazza Primo Maggio, meglio nota come “Piazza Salotto”.

A far crollare gli affari, un calo del fatturato e un aumento delle spese hanno forse portato il bar Camplone a essere un’altra vittima di una crisi falcidiante. Ma c’è chi, come il sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, non la pensa proprio in questo modo.

Anzi, si unisce alla tristezza dei suoi concittadini.

“Mi dispiace moltissimo per la chiusura di questo bar, visto che si tratta di un riferimento storico per la città, un luogo di ritrovo per i pescaresi e lo dico sia da cittadino, sia da primo cittadino – spiega Mascia ad AbruzzoWeb – però io non credo che si debba dare sempre la colpa alla crisi. Credo che se questa attività è stata chiusa la famiglia abbia anche delle sue motivazioni che al momento non sappiamo, come non sappiamo che fine farà in effetti il Bar, se verrà ceduta a qualcuno o se davvero chiuderà in via definitiva”.

“Non si può, ogni volta che chiude una serranda a Pescara, dare la colpa all’amministrazione – dice poi Mascia – perché se c’è una cosa che intendiamo fare è proprio quella di mantenere il commercio nel cuore della città, anche perché la crisi dovrà per forza finire e in quel momento ci sarà un rilancio delle attività, si provvederà a un rinnovo e dunque è importante guardare a un arredo urbano consono alle attività commerciali nel cuore di Pescara”.

Dunque ci sarebbero motivazioni ben precise di fronte a questa radicale scelta, legata probabilmente alla famiglia Camplone che, finora, non ha dato giustificazioni ma sicuramente dovrà farlo, visto che con la chiusura dell’attività, molte persone hanno perso il lavoro, una ventina in tutto. Da un momento all’altro.

Gli stessi sindacati hanno annunciato che si riuniranno per capire cosa davvero è successo e soprattutto per valutare, visto che la cessazione dell’attività è stata annunciata in via definitiva dai titolari, se c’è qualcuno che si preoccuperà di riesumarla.

“È come se venisse chiuso un museo!”- dichiara con amarezza il signor Giorgio Camplese, frequentatore di Camplone – Frequentavo molto questo bar, quante volte mi sono seduto ai tavolini fuori, con la mia signora a mangiare un bel gelato o solo a prendere un caffè. Sono pescarese doc, quindi non mi sono fatto mai mancare le mie passeggiate in pieno centro con sosta al Bar Camplone”.

“Qui hanno sempre lavorato persone oneste, cordiali e tutto pensavo tranne che per loro sarebbe arrivata la fine, soprattutto perché, per quello che ho potuto vedere i clienti non mancavano mai, quindi vedere le vetrine con questi pannelli bianchi mi rattrista tanto, come penso che rattristi anche il resto della città. Se ne sentirà molto la mancanza, soprattutto in estate. Che dire? Vediamo cosa succede. Ma troppe attività stanno chiudendo quindi bisogna fare una bella analisi della situazione”.

Sbigottiti i pescaresi continuano a camminare di fronte alle vetrine dell’esercizio commerciale, qualcuno per curiosità, qualcuno per rendersi conto della veridicità della notizia, e l’unica notizia certa che si ha è che Pescara sta perdendo una parte della sua identità. Si fa fatica a non gettare un’occhiata a quel locale spento collocato proprio di fronte al bar rivale, Berardo, altro pezzo forte del commercio cittadino.

“Mi ricordo che, quando andavo alle superiori, parlo di circa 15 anni fa, con la mia classe avevamo appuntamento fisso alle 16.30 il sabato pomeriggio al semaforo di fronte al terminal degli autobus, poi da li si passeggiava lungo corso Umberto; giunti all’incrocio con via Nicola Fabrizi bisognava decidere se andare a Camplone o a Berardo a prendere il gelato!”, è il ricordo di Samuele, uno dei tanti giovani di passaggio lungo la “via di Camplone”.

“Oppure quando saltavamo la scuola per i classici ‘filoni di primavera’ – ricorda ancora – l’appuntamento era a Camplone. E poi da lì si andava al mare. Si, devo dire che è sempre stato un punto di riferimento e anche se cambiasse i ‘connotati’, per i pescaresi rimarrebbe sempre Camplone!”.

Pian piano si avvicinerà anche la stagione turistica e per Pescara neanche il 2014 sembra promettere bene, soprattutto perché dovrà fare i conti con numerosi fallimenti che la stanno logorando.