PESCARA – “Manca una sola firma per poter presentare in Consiglio comunale la mozione di sfiducia al sindaco di Pescara, Marco Alessandrini“.
Lo affermano i consiglieri del Movimento 5 stelle di Pescara dopo lo ‘Sfiducia Day’ da loro organizzato per raccogliere le firme, tra i consiglieri comunali, necessarie a presentare in Consiglio comunale la mozione di sfiducia al primo cittadino.
“L’opposizione compatta – ha annunciato il M5s – domani chiederà all’ufficio di presidenza, durante la conferenza dei capigruppo, di apporre la firma necessaria per superare questo ‘gap normativo’ garantendo così alle opposizioni di poter presentare in Consiglio comunale la propria legittima richiesta di sfiducia”.
“In mattinata – dicono i consiglieri in una nota – le opposizioni si sono incontrate formalmente per redigere un atto di sfiducia congiunto e che oggi vede quindi tra i firmatari 12 consiglieri comunali, 3 del M5s e 9 del centrodestra”.
“Ci auguravamo – proseguono – che un sussulto d’orgoglio provenisse almeno da Sel. Invece dobbiamo constatare con amarezza che, a quanto pare, a questo gruppo consiliare di ‘Ecologia’ è rimasta solo una iniziale nel nome”.
“Nessun consigliere della maggioranza ha aderito al nostro invito. Ma uno spiraglio sulla tredicesima firma si è aperto, con la richiesta, accettata dal Presidente del Consiglio, di discutere alla conferenza capigruppo di domani la possibilità di quella che potrebbe configurarsi come una sorta di ‘firma tecnica’. L’opposizione si appella, infatti, all’impossibilità di poter presentare in autonomia una mozione di sfiducia dal momento che il Testo unico degli enti locali prevede, per presentare tale atto, un numero di firme pari ai due quinti del Consiglio”.
“Se nella precedente consiliatura, composta da 40 consiglieri, erano necessarie e sufficienti 16 firme, ovvero il numero complessivo dei consiglieri di opposizione, oggi con la riduzione a 32 consiglieri la regola dei due quinti impone un numero di firme superiori ai componenti delle opposizioni, inibendone così quindi l’autonomia e la libertà di azione democratica”, conclude il M5s.
I balneatori di Pescara aderenti alla Ciba (Consorzio Imprese Balneari dell’Adriatico) scendono in campo per esprimere tutta la loro preoccupazione sullo stato delle acque del mare e del fiume e danno mandato a un legale e a un pool di esperti, capitanati dall’avvocato Ernesto Torino Rodriguez per approfondire quello che è accaduto nelle ultime settimane e ricostruire in maniera dettagliata tutte le tappe che hanno portato all’attuale situazione di inquinamento con incalcolabili danni all’economia turistica della città.
“Vogliamo essere – ha spiegato Stefano Cardelli, presidente del Ciba – dei cani da guardia, mantenere la guardia alta e seguire d’ora in avanti quello che sarà di questa situazione che ha portato ai divieti di balneazione. Vogliamo capire come e perché la risorsa principale della nostra città sia stata così maltrattata negli ultimi venti anni”.
“A nostro parere l’inquinamento del mare è stato in gran parte causato dalla diga foranea che ostacola il naturale deflusso del fiume, dal mancato funzionamento del sistema di depurazione e dagli scarichi abusivi. Vogliamo che si accertino le cause dell’emergenza e accertare le responsabilità di chi avrebbe dovuto vigilare per segnalare le criticità. A Pescara ci sono 104 aziende che lavorano nel settore dando lavoro a tante persone, soprattutto giovani”, proseguono.
“Quello che é accaduto a Pescara – ha concluso Cardelli – è grave e vergognoso”.
Alla Ciba aderiscono fra gli altri i titolari degli stabilimenti Tramonto, Nettuno, Trieste, Plinius, Coralba, Circolo della Vela, Lido, Oriente, Apollo, Gilda, Sirenetta, Penelope, Zara, Croce del Sud, Miramare, La Prora, La Mila, 4Vele, Tortuga, Saturno, Pepito Beach, Sole-Luna, Lido Beach.





