PESCARA – “La battaglia congressuale per me è finita quando è stata scrutinata l’ultima scheda, adesso dobbiamo lavorare per l’unità del partito”.

Lorenzo Sospiri ribadisce più volte il concetto: il termine “unità” ricorre continuamente nell’intervista rilasciata ad AbruzzoWeb.

Alle cariche di consigliere regionale e capogruppo del Popolo della libertà al Comune di Pescara (che dovrà lasciare per incompatibilità), Sospiri aggiunge di nuovo quella di segretario provinciale del partito, dopo che l’assemblea degli iscritti lo ha riconfermato nel suo ruolo con una percentuale del 67 per cento contro il 33 raccolto dallo sfidante, Lucio Petrocco.

Tra i molti sostenitori, però, Sospiri ha registrato due defezioni importanti da parte di altrettanti sindaci che immaginava sarebbero stati al suo fianco senza tentennamenti: quello di Pescara, Luigi Albore Mascia, e quello di Montesilvano, Pasquale Cordoma: il primo non si è fatto vedere al congresso, l’altro si è schierato con Petrocco. 

La vera novità del congresso di domenica scorsa è stata la rottura con Cordoma, un tempo suo amico. Vi siete chiariti?

Senza il dietro-front di Cordoma il consenso della mia mozione sarebbe stato evidentemente più ampio. Mi ha parlato di problemi su alcune componenti del partito da lui non gradite che sono entrate nella “listino” bloccato collegato alla mia candidatura. Mi sembra una giustificazione poco valida, visto che in politica è importante unire, non dividere.

Per lui la strada della ricandidatura, quindi, si fa in salita.

Se consideriamo che le amministrative dell’Aquila rivestono una valenza nazionale, Montesilvano è l’appuntamento elettorale più importante della regione. Detto questo, io scindo il momento congressuale, in cui votano gli iscritti, da quello delle urne, dove serve ascoltare tutta la città. Per questo stiamo cercando di comporre una coalizione ampia con chance di vittoria: per il momento intorno al tavolo delle trattative sono seduti, oltre al Pdl, le liste civiche Libero e Arcobaleno, Rialzati Abruzzo e la nuova compagine nata dalle ceneri del Terzo polo. Con questi potenziali alleati bisognerà trovare la quadra su programma e candidato sindaco, il Pdl riparte da Cordoma, che è l’uscente, ma se ci sono nomi che riescono ad aggregare di più se ne dovrà tenere conto.

Per un amico che lascia ce n’è uno ritrovato, Castiglione.

Alfredo Castiglione è il vice presidente della Giunta regionale ed è pescarese, due dati non trascurabili. Con la segreteria provinciale al suo fianco potrà reclamare con maggior forza attenzioni per la città, a partire dai fondi Fas, passando per le risorse per infrastrutture e porto.

Chi, invece, è sempre stato al suo fianco è Masci, che si trascina dietro le antipatie di chi non gli perdona di voler tenere il piede in due scarpe: uno dentro il Pdl, l’altro dentro la sua compagine civica, Rialzati Abruzzo, che in città si chiama Pescara Futura.

L’assessore regionale Carlo Masci è un alleato necessario perché il Pdl ha dimostrato di non essere autosufficiente. Con il suo ingresso formale nel Pdl ci sarà da stabilire delle regole condivise in un “patto di federazione” che era anche uno dei punti qualificanti della mia mozione congressuale. Regole che andranno rispettate, per questo dico che noi perderemo pure degli spazi ma lui si priva di una quota di quella libertà che gli garantiva il fatto di essere solo il leader di una formazione civica.

Tra le assenze clamorose, spicca quella di Albore Mascia. Si dice che il vostro referente nazionale nel Pdl, il capogruppo dei senatori Maurizio Gasparri, l’abbia presa molto male.

Il sindaco di Pescara, da uomo delle istituzioni, non si è voluto schierare, considerato che rappresentanti di Giunta e Consiglio erano schierati dall’una e dall’altra parte. Forse ha voluto evitare dannose fibrillazioni durante il rush finale della legislatura. Una scelta che rispetto ma non commento.

Un’altra notizia che gira negli ambienti del Pdl pescarese è che i fedelissimi del coordinatore regionale, il senatore Filippo Piccone, abbiano votato per la lista concorrente.

Non so cosa abbiano fatto i “picconiani” ma Piccone ha sostenuto me.

Dalla provincia passiamo alla Regione, alcuni insistono nel chiedere un rimpasto di Giunta, ma il presidente, Gianni Chiodi, è restio.

Credo che l’Udc dovrebbe entrare nell’esecutivo, non consentirlo sarebbe un gravissimo errore di natura politica. Il partito della Vela governa da molte parti con il centrodestra, è paradossale che ciò non avvenga a livello regionale.