PESCARA – Non può essere giudicata penalmente perché viene definita ‘pratica commerciale scorretta’ la grande forma di disagio che molti cittadini o attività commerciali si trovano a dover vivere nel momento in cui aziende come l’Eni S.p.a. non inviano con regolarità le fatture che gli utenti sono tenuti a pagare.

Il punto però è proprio questo: il ritardo nell’invio di queste fatture non interessa pochi mesi ma addirittura anni che fanno lievitare le cifre a tal punto che il loro costo non è umanamente sostenibile e le successive fatture di conguaglio arrivano a migliaia di euro.

Alla sollecitazione poi da parte del cliente nei confronti della società, la risposta sembra essere sempre una: ”Abbiamo dei problemi con il sistema, non possiamo far nulla al momento” e così il tempo continua inesorabilmente a trascorrere finché le suddette fatture, scadute, non possono più essere rateizzate.

A quel punto si concede alla società di tagliare quei condotti che garantiscono l’energia oltre che i beni primari o ci si rivolge ad un’associazione come ‘Codici Onlus’ ossia Centro per i Diritti del Cittadino che intervenga a proposito?

Questo l’argomento di cui ha discusso presso la Sala Giunta della Provincia di Pescara la stessa associazione, meravigliata del numero sempre crescente di vittime che ad essa si rivolge presa dalla disperazione, perché purtroppo il più delle volte non sono i semplici cittadini ad essere colpiti da questa sorta di ‘truffa’ ma anche aziende che arrivano in questo modo ad avere debiti incolmabili per i quali sono costretti a chiudere ed a lasciare senza lavoro decine e decine di famiglie.

In particolar modo oggetto della discussione è stata l’Eni S.p.a. ma com’è stato sottolineato più volte all’interno dell’incontro sono numerosi i nomi coinvolti in questo genere di attentato all’utente: ”L’unico modo per contrastare davvero questo fenomeno è fare informazione, perché solo con una cattiva pubblicità, che le aziende temono, saranno davvero compromesse e dovranno porre fine a questo gioco” – ha sottolineato Domenico Pettinari, segretario della delegazione provinciale di Pescara.

”In questo momento storico, in cui l’Italia vive una crisi spaventosa ed in cui soprattutto i piccoli e medi imprenditori sono sul lastrico, dal momento in cui non possono proseguire la loro attività o sono in crisi, abbiamo altresì a che fare con delle società che non rispettano le norme in materia di consumo e quindi chiediamo il rispetto di queste norme perché i lavoratori minacciano addirittura il suicidio. Le società si rifiutano di rateizzare gli importi delle bollette, applicano delle tariffe che si trovano ai limiti della legalità e questi aspetti vanno necessariamente cambiati”, ha affermato D’Andrea Giovanni, segretario regionale dell’Associazione Codici.

Un caso eclatante è quello che riguarda l’utenza domestica gas di Roberto O. che preferisce mantenere l’anonimato. Quest’uomo di Montesilvano si è visto bloccare la fatturazione dell’Eni S.p.a. per diversi anni. Solo dopo diversi solleciti e l’intervento dell’Associazione Codici essa ha comunicato con proprio estratto conto che il debito ammontava ad oltre 10.000 euro e non era possibile rateizzare la cifra in favore dell’utente: più volte è stato mandato presso l’abitazione del signor Roberto un tecnico per distaccare l’utenza gas, senza aver recapitato allo stesso una lettera di sollecito, ma forse l’utente stesso impietosito dalla situazione della famiglia che ha un figlio disabile al 100%, non ha ancora concretamente provveduto.

”In questi ultimi anni abbiamo trattato centinaia di pratiche di utenti danneggiati da questi gestori di servizi, si tratta di pratiche scorrette, la cosa che rende perplessi è il fatto che la società non ha trovato un accordo bonario per risolvere la situazione. Si tratta di importi che possono arrivare addirittura fino a 100.000 euro, cifre esagerate che portano al fallimento” – ha dichiarato Fabio Di Remigio dell’Associazione.

Caso davvero grave è per esempio quello del signor Francesco F., proprietario di una nota azienda del pescarese la quale si è vista recapitare, dopo due anni di blocco della fatturazione, due fatture di conguaglio per le proprie due utenze elettriche, di cui una su letture presunte per il proprio consumo elettrico per un totale di 130.000 euro.

Purtroppo, a nulla sono valsi i reclami inviati dallo stesso e dall’Associazione Codici, ai quali Eni non rispondeva, portando così un’ennesima azienda storica al fallimento ed i suoi trenta operai senza un lavoro.

Chiunque avesse bisogno può contattare l’Associazione Codici al numero 085/77211 o mandare una mail all’indirizzo [email protected].