PESCARA –  Il fermo biologico per almeno due anni e che duri non meno di tre mesi, è la proposta che l’assessore alla pesca, Mauro Febbo, ha intenzione di proporre nel prossimo incontro con le regioni Puglia, Marche e Molise insieme al ministro per le Risorse agricole, Giancarlo Galan.
 
“Chiederemo anche il supporto di studi scientifici – ha aggiunto Febbo – affinché si arrivi ad individuare un piano di gestione locale che fissi sì delle regole certe per tutti, ma adeguate alla conformazione e alla tipologia di pescato del mare Adriatico”.

L’Assessore, sui principali temi di contestazione e di protesta della marineria abruzzese, è stato perentorio, anche sulla base di quanto confermato dal Minsitro, riguardo all’impossibilità di intervenire con una qualche iniziativa di modifica del regolamento comunitario che inserisce sia l’uso delle maglie larghe e sia le distanze dal litorale.

“C’è da dire su questo – ha dichiarato l’Assessore – che la norma risale al 2006 e la marineria ha avuto quattro anni per controdedurre, anche con studi scientifici, ipotesi di mediazione guardando alla reltà del nostro mare che è certamente diversa da quella dei mari del nord”.

Intanto sabato 12 giugno, a Teramo, le istituzioni locali si incontreranno per consentire una discussione in merito al fermo biologico,al relativo sostegno economico e di salvaguardia dei livelli occupazionali, al piano di gestione locale. Istanze che porteranno al ministro Galan e alle altre regioni al meeting di mercoledì prossimo.

“Un convegno che è un vero momento di lavoro – ha spiegato il consigliere regionale, Bernardo Rabuffo – perché consentirà alle marinerie di fare proposte ed interloquire con il livello tecnico e politico, anche con l’europarlamentare e componente della Commissione europea pesca, Enzo Rivellini”.

Secondo Rabuffo, che ha riconosciuto nell’azione dell’Assessorato “un forte slancio alla ricerca di soluzioni strutturali ed organiche”, le questioni veramente nodali da affrontare riguardano il pesce azzurro e la pesca delle vongole.

“Il primo perché, per le modalità in cui si svolge, scevro da regole, danneggia il prodotto ittico e limita le possibilità di reddito, il secondo perchè tutta la pesca è limitata al litorale abruzzese sul quale esiste da poco anche un parco marino che ha sottratto sette chilometri di costa. Ecco perché – ha consluso – accanto alla richiesta di “un de minimis sarebbe opportuno fissare regole”.

Il presidente della commissione consigliare Agricoltura, Antonio Prospero, ha invece sottolineato anche il risvolto negativo della crisi della marineria sul turismo della ristorazione.

Al convegno, che sarà coordinato dal consigliere regionale, Bernardo Rabuffo, interverranno gli assessori delle regioni Marche, Sara Giannini, Molise, Nicola Cavaliere, Puglia, Dario Stefano e Abruzzo, Mauro Febbo, l’eurodeputato, Enzo Rivellini, e le associazioni di categoria.

Concluderà il senatore Fabrizio Di Stefano, presenzierà il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi.