L’AQUILA – Debutta all’Aquila in anteprima nazionale, nell’ambito della 719ª Perdonanza Celestiniana, la nuova produzione del Teatro Stabile d’Abruzzo Cronaca di un amore rubato dal racconto Cronaca di una violenza di gruppo di Dacia Maraini, uno spettacolo di e con Federica Di Martino.
In scena soltanto stasera, mercoledì 28, alle ore 21 al ridotto del Teatro Comunale, con ingresso libero.
“La storia la vorremmo inventata invece i fatti di cronaca ci rammentano la sua schiacciante veridicità e autenticità. Si tratta di un tema importante e delicato – ha detto Ezio Rainaldi – che ci è possibile affrontare e superare con la realizzazione di questi lavori. Questo è uno dei risultati della sinergia fra il mondo della cultura e quello della politica, il cui appoggio, finanziario e non, è indispensabile per ogni iniziativa”.
“È la storia di uno stupro di gruppo da parte di quattro adolescenti ai danni di una loro compagna di classe di tredici anni – spiega Federica Di Martino – Stupro mai condannato. I colpevoli tutti assolti, malgrado i testimoni, malgrado la vittima, sopravvissuta, abbia denunciato”.
“Dacia Maraini racconta questa storia facendo parlare tutti i protagonisti: i quattro ragazzi artefici dello stupro, la migliore amica della vittima che assiste da lontano ai fatti, muta e impotente, il padre della ragazzina violentata, il prete che la soccorre sanguinante ma viva per strada, il preside della scuola che tutti gli implicati nella vicenda frequentano – racconta – Ma la bambina no, la bambina la Maraini non la fa parlare.. la bambina vive nella storia solo attraverso le parole degli altri. Questo mi ha colpito e mi ha spinto a desiderare di mettere in scena il racconto”.
Che vita può avere una ragazzina dopo aver subito uno stupro a 13 anni? Forse nessuna. Forse la sua anima si ferma in quel momento e in quel momento muore per sempre.
In scena c’è una donna sola. Un’anima morta. Una bambina diventata donna fra quattro mura, raccontandosi sempre la stessa storia, per come gli altri l’hanno raccontata, per come la società l’ha digerita.
In scena c è una donna giudicata incapace di intendere e volere, una donna divenuta davvero incapace: incapace di uscire, incapace di guardarsi allo specchio, incapace di raccontare con le sue parole l’orrore, incapace di avere sue parole.
Una ragazzina che ha perso, quel giorno, il suo posto nel mondo… Un mondo fatto di “persone per bene”, un mondo dove i colpevoli hanno voce. Dove i colpevoli possono vivere, liberi.



