L’AQUILA – Una cerimonia con i fiocchi, quella che ha dato il via alla 717ª edizione della Perdonanza Celestiniana.
Con il rientro di molti aquilani dalle ferie, con il ritorno a piazza Palazzo, con un centro che è sembrato più accogliente e, incredibile a dirsi più vivo, anche se dietro i puntelli il disastro resta tale.
La città ha ritrovato i suoi colori, quelli da cartolina, quelli che erano stati sostituiti dal nero dell’emergenza.
Il beige della Fontana Luminosa, dove sono tornati a sedersi e a darsi appuntamento i ragazzini, nonostante gli schizzi d’acqua. L’ardesia dei cubetti di porfido del corso, pieno di gente ché quasi sembrava tutto come prima.
L’ocra di palazzo Margherita, che è tutto un puntello ma non ha rinunciato alla sua imponenza. Il verde, bianco e rosso sgargianti della fascia da sindaco di Massimo Cialente, calmissimo, apparso trasformato rispetto alla belluina versione offerta dalla cronaca quotidiana.
L’oro di piazza Palazzo tra il tramonto e la sera, una piazza gremita di gente come non accadeva da due anni. Il bianco e il cremisi della divisa da podista di Gianni Giorgi, che consegna al primo cittadino la fiaccola per accendere il braciere. L’avorio e il porpora degli sbandieratori. Ancora il bianco, accecante, della fiamma che si sprigiona dal tripode.
E poi. E poi c’è il Parco del Sole da raggiungere per la prima serata di Perdonanza. E allora, l’arcobaleno di celeste, amaranto, verde e limone del vestiario estivo maschile e femminile degli assetati in fila alle fontanelle di piazza Duomo. Come al solito la prima vanta una coda oceanica, la seconda viene snobbata.
Più giù, l’arancio dei lampioni della Villa Comunale, pure piena di gente, che ripopola le panchine. Il panna di palazzo dell’Emiciclo, e quel porticato illuminato di notte fa sempre la sua figura.
Lungo il viale nero, in lontananza, il verde smeraldo del prato di Collemaggio, che sprizza salute dopo aver sofferto, dopo aver ospitato l’argento della ghiaia e il blu delle tendopoli prima, e poi il marrone della fanghiglia.
Resta l’ambra della facciata tirata a lucido della Basilica voluta da Papa Celestino V, che veglia sul nero circostante del Parco del Sole, ravvivato solo dal fucsia delle luci di scena del tenore Piero Mazzocchetti. Il nocciola di occhi che si godono lo show.
La ricostruzione è ancora in rosso, il futuro somiglia molto a un giallo. Ma L’Aquila ingorda in una notte sola si è ripresa tutti i suoi colori. (alb.or.)
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