L’AQUILA – “Mi sento di avere forza, energia ed entusiasmo per dare una mano di primo piano a questo cambiamento storico che si richiede in Italia e in Abruzzo ma le valutazioni sull’impiego delle persone, me compreso, si fanno nel momento giusto, nel modo giusto e, se è il caso, affidando anche le valutazioni agli elettori”.
Sembra aprire a una candidatura alla presidenza della Regione rimandando però il discorso a tempi più opportuni Giovanni Legnini, senatore del Partito democratico coinvolto nel dibattito sulle elezioni primarie in vista della scadenza del mandato di Gianni Chiodi tra oltre un anno.
Legnini ribadisce ad AbruzzoWeb di ritenere “intempestivo dare disponibilità e annunciare candidature un anno e mezzo prima. C’è il rischio di bruciarsi per chiunque – ammonisce – non solo per me”, una risposta anche per il clan aquilano che vedrebbe come il cacio sui maccheroni una candidatura di Gianni Lolli.
Quanto alle elezioni primarie, invocate due volte in una settimana dall’assessore comunale e aspirante parlamentare Stefania Pezzopane, l’ex relatore della Finanziaria fa presente che “sono previste dallo statuto del Partito democratico, quindi c’è poco da annunciare o da insistere, Stefania fa bene a chiederle. Anche Bersani – ricorda – pur avendo titolo per candidarsi premier, ha annunciato di volersi mettere in gioco e affrontare la sfida. Va da sé che la stessa cosa valga a livello regionale”.
Il parlamentare ribadisce spesso, comunque, che queste posizioni andranno aggiornate nei prossimi mesi alla luce dei nuovi scenari.
“Sono valutazioni che facciamo a oggi, alla luce di questa situazione e struttura politica – sottolinea Legnini – Fra un anno c’è il passaggio delle elezioni politiche e ci potrebbero essere mutamenti. Se i fatti cambiano io cambio opinione, dice un grande economista”.
“Le prossime scadenze elettorali nazionale e regionale non saranno di normale alternanza – conclude – ma un passaggio di fase rilevantissimo che deve tener conto dei sommovimenti dell’opinione pubblica e degli elettori nonché della gravità della crisi”. Alberto Orsini






