Corsa aperta nel Partito democratico abruzzese per l’elezione del segretario regionale che sostituirà Silvio Paolucci, eletto in Consiglio regionale e poi nominato assessore al bilancio e sanità.

In previsione del congresso autunnale AbruzzoWeb avvia un ciclo di interviste ai principali candidati accreditati, a oggi, ovviamente, tra le smentite di rito e timide conferme.

Una serie di colloqui per scoprire chi punta alla guida del maggior partito di centrosinistra e consentire ai lettori di quella parte di farsi un’opinione. Buona lettura. 

CHIETI – Tra i nomi più gettonati per il nuovo segretario abruzzese c’è quello di Alessandro Marzoli, classe 1983, vice presidente del Consiglio comunale di Chieti, diplomato presso la Somerset Senior High School in Pennsylvania, laurea in Giurisprudenza con una tesi sulle gestioni aeroportuali. Marzoli si definisce “ambientalista convinto e cattolico”.

Nell’ agosto 2012 ho lavorato a San Francisco, nello staff di Barack Obama per la California, in occasione della campagna per le elezioni presidenziali 2012. Giocatore di pallacanestro a livello agonistico, è stato eletto presidente della Giba, l’associazione che rappresenta e tutela gli atleti e le atlete del basket italiano.

Oggi sogna chissà un altro salto in avanti nella sua promettente carriera politica, e AbruzzoWeb lo ha intervistato mentre si scalda a bordo campo.

Se diventasse segretario regionale del Pd, quali novità le piacerebbe apportare nell’organizzazione del partito?

Mi muoverei sulla linea già individuata a livello nazionale e tracciata dal segretario Matteo Renzi, ovvero coinvolgere di più i circoli, rendere gli iscritti protagonisti delle scelte, e non solo loro, anche tutti i cittadini, perché il partito deve tornare a essere il link, il raccordo, tra la comunità e governo regionale e nazionale.

Lei è renziano?

Non ci sono più renziani e non renziani nel Pd, è una divisione superata, ci sono solo persone che devono avere il coraggio di cambiare il Paese.

A proposito di giovani, come pensa si possa porre rimedio alla disoccupazione dilagante e a condizioni di lavoro sempre più precarie?

Viviamo una congiuntura economica drammatica, basta vedere dati del Centro Sud. Anche come dirigente del Pd, ascolto le aspettative e problemi di tanti ragazzi, mi spiegano che vorrebbero rimanere a vivere qui, che non vogliono essere costretti a emigrare. Ebbene, secondo me la riforma del lavoro che il governo sta portando a compimento va nella giusta direzione, perché facilita gli imprenditori che vogliono investire, un atto eroico fino a oggi, a causa della burocrazia e di tanti altri impedimenti. 

I sindacati, però, sostengono che il lavoro con il job act diventerà ancora più precario.

Non è vero, si dà la possibilità di fare contratti più limitati nel tempo, ma con maggiori tutele. Ritengo che alla disoccupazione sia preferibile oggi maggiore mobilità, l’importante è che lavori più gente possibile. Il sindacato, e lo dico da sindacalista dei giocatori di basket, non può guardare al passato.   

Renzi nella sua vertenza a Bruxelles ha ottenuto qualcosa, o sostanzialmente chi davvero comanda ha risposto picche alle richieste di maggiore flessibilità? 

Ha ottenuto, per ora, il massimo che poteva, la partita è ancora aperta, bisogna avere la forza e il coraggio di continuare a chiedere maggiore flessibilità. Ma prima, per essere credibile, l’Italia, deve mettere in ordine i suoi conti, eliminare gli sprechi, deve fare le riforme, a cominciare da quella della pubblica amministrazione, perché come detto è uno dei maggiori fattori che penalizzano il nostro Paese è la burocrazia inefficiente e fuori controllo.

A proposito di riforme: che posizione ha su quelle che riguardano il Senato e il sistema elettorale?

Sono favorevole alla riforma del Senato proposta da Renzi, il bicameralismo perfetto non ha più ragione di esistere. Per quanto riguarda il sistema elettorale, personalmente sono a favore delle preferenze, perché credo che sia un diritto dei cittadini individuare il proprio rappresentante. Certo, non è detto che i campioni delle preferenze siano i migliori, ma in democrazia devono essere comunque i cittadini a scegliere.

Il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ha promesso molto, ora le promesse devono diventare realtà. Per lei quali sono le priorità concrete per l’Abruzzo? 

Il lavoro, ovviamente, permettere ai giovani imprenditori di mettersi in gioco semplificando le procedure. Servono incentivi per le start up, la semplificazione degli iter urbanistici, le nuove attività che vogliono insediarsi in aree industriali semi vuote non dovrebbero pagare nulla almeno nella fase di avvio. E poi servono misure per facilitare l’acceso al credito. Il turismo deve puntare sul mercato canadese e statunitense, e su un brand legato alla qualità della vita. Per il turismo è strategico l’Aeroporto d’Abruzzo e poi abbiamo bisogno dell’alta velocità ferroviaria, che oggi si ferma ad Ancona. Anche i giovani abruzzesi hanno diritto a potersi muovere in tempi accettabili per lavoro e per studio, è finito il tempo dell’ufficio sotto casa.

Beppe Grillo o Angelino Alfano: chi butterebbe giù dalla torre se proprio dovesse scegliere?

Tutti e due! No scherzo, si deve dialogare con tutti, dobbiamo mantenere la vocazione a essere partito maggioritario. Constato, a proposito del Movimento 5 stelle, che finalmente stanno diventando costruttivi, e hanno imparato a limitare le polemiche strumentali.

Della storia politica e del patrimonio culturale della sinistra quali personaggi si sente di citare come punto di riferimento?

Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Aldo Moro ed Enrico Berlinguer.

È mai stato comunista?

Io sono sempre stato di sinistra e convinto ambientalista, e ho iniziato a far politica con la Margherita.