L’AQUILA – Quattro anni fa si riunì all’Aquila la commissione Grandi rischi, l’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio dei ministri.
Un anniversario triste, perché da quella riunione uscirono poche indicazioni e ben confuse per gli aquilani in riferimento allo sciame sismico che da mesi, dalla fine del 2008, tormentava le notti dei cittadini del capoluogo di regione, ancora ignari di quello che sarebbe capitato.
Dalla riunione Cgr arrivarono indicazioni rassicuranti e fu sottovalutato il rischio sismico che c’era.
Lo gridarono, lo gridano ancora, tanti cittadini, lo afferma soprattutto la sentenza di primo grado con cui il 22 ottobre 2012 il giudice del tribunale dell’Aquila Marco Billi ha condannato i sette partecipanti ufficiali a quella riunione a 6 anni di carcere ciascuno. E in 950 pagine ha poi spiegato perché.
Non è finita qui, ovviamente. Un mese fa, il 1° marzo, sono arrivati i primi ricorsi in appello presentati nelle rispettive sedi dagli avvocati dei condannati. Si attende l’approdo al secondo round di questo processo intricato e interessante.
Il primo atto è stato seguitissimo, diventando un caso internazionale anche su riviste prestigiose di settore come Science o Nature.
Subito bollato come ‘processo alla scienza che non ha previsto il sisma’, ha diviso in due l’opinione pubblica tra innocentisti (molti) e colpevolisti (meno).
Gli uni e gli altri si sono scatenati il giorno del verdetto e ognuno in Italia si è sentito in diritto di intervenire.
Si va avanti e un grado di giudizio è consegnato alla storia della città ma anche della giustizia italiana. Ma la vicenda durerà ancora a lungo e tanti altri saranno gli anniversari di quella riunione.
“Operazione mediatica” “perché vogliamo rassicurare”, la definiva in un’intercettazione della vigilia l’allora capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, che pochi giorni dopo divenne il deus ex machina del post-sisma aquilano.
Un’etichetta che l’ormai emigrato ex sottosegretario (attualmente Bertolaso è in Africa) ha provato a chiarire ma che dopo quattro anni ancora non va giù a tanti, tantissimi aquilani.
AbruzzoWeb ripropone alcuni articoli di momenti chiave della vicenda e il video dell’intervista che uno dei condannati, Bernardo De Bernardinis, rilasciò al portale Inabruzzo.com.
Un video, proprio quello del “bicchiere di vino” da bere per stare tranquilli, divenuto elemento cardine del processo e rimasto impresso a fuoco nell’immaginario collettivo degli aquilani.
L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è stato condannato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 29 persone.
Cinque le date miliari da ricordare da quando tutto è cominciato e si è sviluppato in oltre due anni e mezzo: 3 giugno 2010, arrivano sette avvisi di garanzia ai componenti della Cgr; 10 dicembre 2010, esordio in aula per l’udienza preliminare, che si conclude con il rinvio a giudizio per tutti e sette; 20 settembre 2011, prima udienza dibattimentale; 22 ottobre 2012, la sentenza di primo grado; 18 gennaio 2013, il deposito delle motivazioni.
Nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati quasi 300 testimoni tra quelli dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese. Nelle deposizioni i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.
Una tesi rifiutata dalle difese, che annoveravano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile più noti anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.
I condannati in primo grado a sei anni di reclusione sono Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che è stato sempre presente in aula in tutte le udienze), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
Tutti sono stati condannati per omicidio colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana, che ha portato alla sentenza di primo grado dopo un anno e un mese dall’inizio della fase dibattimentale, un tempo da record.
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<span style='I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
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