L’AQUILA – Oltre 200 cervi, ad occhio e croce, che scorrazzano in branco sul versante aquilano del Gran Sasso, tra i comuni di Ofena, Carpineto della Nora e Villa Santa Lucia, nel territorio Parco nazionale Gran Sasso Monti della Laga.
L’impressionante foto è stata scattata da un agricoltore, ed inviata a questa testata, con il seguente commentanto quanto segue, “i cervi sono animali protetti, ma non sono animali autoctoni, e si stanno riproducendo in modo consistente.
“Prima poi, al pari dei cinghiali, rappresenteranno una grave minaccia per le attività agricole, molto più di quanto lo sono già ora. I cervi, infatti mangiano anche le foglie degli ulivi, e poco lontano dal luogo dell’avvistamento, ci sono uliveti di pregio, che producono ottimo olio biologico”, aggiunge il lettore.
LA SMENTITA
“La foto è stata da me scattata nel Parco nazionale d’Abruzzo a quota 2.247 metri, quindi non nel luogo citato. Inoltre è evidente che a quelle quote (habitat facilmente riconoscibili dalla foto) non si coltiva e non ci sono piante di olivo”.
A precisarlo è Angelina Iannarelli, fotografa naturalista che collabora a livello fotografico con l’Ente Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
“E’ stata utilizzata una mia foto da parte di un agricoltore – spiega la fotografa -, allo scopo di far passare una notizia assolutamente inventata. Si tratta di un argomento delicato, che può creare un allarmismo facilmente utilizzabile da chi, come cacciatori ad esempio, ha un proprio interesse personale, contrario alla conservazione della natura”.
Nel chiedere la rettifica, lannarelli si chiede infatti se ” dietro la notizia non ci siano i cacciatori, che non vedono l’ora che si apra la caccia al cervo in Abruzzo?” E aggiunge: “Troppo spesso il mondo del giornalismo in generale si presta, perché non conosce le realtà naturalistiche, per ingenuità o semplicemente per dare una notizia, agli sporchi giochi dei cacciatori e degli allevatori. Non mi riferisco a questo caso, perché immagino che siate stati tratti in inganno”.





