L’AQUILA – Alla fine ha vinto il buon senso e soprattutto la legge: Giorgio Paravano, già segretario dell’Isa  e ora anima dell’Aquila per la vita ed esponente del Rotary, degente in ospedale, ha vinto la sua battaglia con il Comune dell’Aquila e potrà regolarmente votare al San Salvatore alle elezioni regionali di domani dopo che l’ente, poco fa, ha revocato il divieto. Questo grazie, probabilmente, alla esibizione di una sentenza del Tar Abruzzo  del 2007 che sgombra il campo da ogni equivoco. Ma andiamo per ordine.

Secondo la  iniziale  tesi del  Comune dell’Aquila il divieto al voto era  la conseguenza del recepimento da parte dell’ente locale di una norma statale del 1960 per la quale la richiesta di voto con esibizione del certificato elettorale “deve pervenire al Comune non oltre il terzo giorno antecedente la votazione”. Quindi sarebbe stata tardiva.  Ma per Paravano era impossibile rispettare quella discutibile tempistica per forza maggiore.

“Sono stato ricoverato  di urgenza  con l’ambulanza del 118 che è venuta a casa a prendermi”,  ha raccontato, “stavo malissimo ma oggi mi sono sentito meglio e mi sono fatto portare il certificato elettorale  facendo richiesta di voto. Ma mi hanno detto da parte del Comune, dopo che ho anche scritto al sindaco, per farla breve, che non  potrò votare in quanto avrei dovuto portare il certificato elettorale  contemporaneamente al ricovero! Ma come facevo, avevo dei dolori fortissimi che solo dopo ore si sono placati: come potevo stare a pensare al certificato elettorale in quella concitazione fermo restando che in quel momento non avrei ricordato nemmeno dove fossero i documenti  in casa?”.

Poi la svolta. Egli, infatti, ha esibito una sentenza del Tar per la quale “In base al principio di strumentalità delle forme, è irrilevante ai fini della validità del procedimento elettorale che siano stati ammessi al voto presso il luogo di ricovero elettori che hanno presentato al comune la relativa richiesta dopo la scadenza del termine di tre giorni dalla data fissata per la votazione”.

La sentenza smentisce in modo netto una  recente disposizione del  Comune inviata alle case di cura e ospedale che sosteneva la validità della vecchia norma contestata da Paravano.