L’AQUILA – L’Abruzzo in prima linea sulla condizione dei padri separati, spesso costretti all’indigenza dalle decisioni dei giudici in sede di divorzio.
È un dramma reale, sociale, che affonda le sue radici nella disperazione, nel senso di frustrazione e fallimento conseguente alla fine del rapporto, le cui spese, ovviamente, le fanno i più piccoli, a cui spesso mancano le sovrastrutture psicologiche per far fronte ai litigi inevitabili, alle minacce, ai ricatti, a tutte le miserie del caso.
Molte associazioni e cooperative sono scese in campo con interventi concreti a favore dei papà separati, sono nate così decine di strutture di accoglienza e di supporto in tutta Italia.
In Abruzzo si sono attivate associazioni, Onlus e Caritas per creare dei centri che potessero ospitare chi è impossibilitato in alcuni casi a sostenere un affitto, per avere quindi anche un luogo dove poter incontrare i propri figli ed esercitare la genitorialità.
A Civitaretenga, minuscola frazione di Navelli, la Caritas dell’Aquila ha aperto nei mesi scorsi un centro, ‘Filoxenia’, il cui nome ricorda proprio il concetto di ospitalità e accoglienza, gestito da don Massimiliano De Simone.
Vengono accolti i papà separati che necessitano di un posto dove dormire e incontrare, in tranquillità, i propri figli; seguendo un percorso che abbraccia un periodo temporale di un anno, al termine del quale si cerca di reintegrare dignitosamente il genitore, aiutandolo dove possibile a cercare un’allocazione fisica e lavorativa.
Responsabile del progetto è Agata Antonucci.
A Sulmona, (L’Aquila), in via dei Sangro 11, a seguito del progetto di Navelli, è nata l’associazione ‘Assistenza papà separati Abruzzo’ , la prima in regione, il cui presidente Marco Colantoni, sociologo, a seguito di studi approfonditi sul tema della mediazione familiare, si è mosso insieme all’avvocato Andrea Marino, che ha contribuito insieme all’avvocato Francesco Cantelmi alla redazione in Senato del disegno di legge di “riforma dell’istituto dell’affido condiviso di minori” a firma della deputata Enza Blundo, recentemente depositato.
Insieme a loro, Rona Musti, psicologa che collabora per il supporto psicologico.
L’associazione, apre le sue porte a tutti i papà che pensano di aver bisogno di supporto, di aiuto, sono presenti su Facebook, con la pagina Sulmona padri separati e sono contattabili all’indirizzo email papà[email protected].
Nonostante in Italia l’affidamento condiviso dei figli minori sia stato sancito con una legge, la 54 del 2006, introdotta con l’obiettivo di garantire “il diritto dei figli minori di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”, nella prassi è piuttosto difficile una relazione serena tra il padre e i propri figli all’indomani della separazione.
Secondo i dati riportati in recenti statistiche, più del 58% degli uomini separati o divorziati denuncia un peggioramento nella qualità dei rapporti con i figli, in termini di frequenza di incontro, spazi di vita, tempo da dedicare alla relazione e possibilità di partecipare a momenti importanti; si parla sempre più spesso di sindrome da alienazione parentale, in cui uno dei due, ostacola, rende difficili i rapporti tra il bambino e l’altro genitore, allontanandolo fisicamente e psicologicamente.
Sindrome frequente, alimentata dai conflitti e aiutata dalla non corretta applicazione della legge.
La norma rimane importante, perché ha definito per la prima volta un criterio fondamentale: anche nella separazione, i figli hanno il diritto di contare sull’impegno educativo di entrambi i genitori.
Purtroppo la prassi giudiziaria ha di fatto reso inapplicabile questo principio, perché, sempre in base a indagini statistiche, nel 90% dei casi il genitore cosiddetto ‘collocatario’ continua ad essere la madre,e se la stessa decide di escludere l’ex dalla vita dei figli, non esiste di fatto la possibilità di farla recedere o potersi imporre per cambiare le sue volontà.
A questo pesante fardello di dolore e pressing psicologico, in molti casi si aggiunge anche uno stato di bisogno reale, concreto ed economico, perché tanti padri sono anche costretti e vessati da un mantenimento in molti casi troppo oneroso o sbilanciato rispetto alle reali possibilità, la casa più delle volte viene lasciata al genitore ‘collocatario’, trovandosi quindi senza la disponibilità di poter sostenere un affitto.
“Come associazione – afferma Marco Colantoni – siamo stati invitati varie volte in Senato dalla senatrice Blundo, per partecipare a tavoli tematici, finalizzati alla realizzazione di un disegno di legge, già depositato, che faccia da supporto per migliorare, quelle che secondo noi, sono le mancanze della legge 54”.
“La norma esistente non è lacunosa di per sé – aggiunge – purtroppo a causa di una visione ancora molto arcaica del diritto di famiglia, non è stata applicata dai giudici così come era stata impostata, anche con la complicità degli avvocati”.
“Pochi mesi fa – racconta – un padre disperato, malmenato davanti al figlio dalla propria ex, con il supporto di alcuni esponenti locali del M5S, ha avviato una protesta, concretizzata in uno sciopero della fame davanti al tribunale di Pescara, perché impossibilitato ad incontrare il figlio di 6 anni, a causa delle ostilità della mamma e del nuovo compagno”.
“Sono andato quindi a Pescara, per dargli tutto il mio sostegno, ma purtroppo non sono riuscito ad avvicinarlo, e a oggi ancora non sappiamo l’epilogo della vicenda”.
“E non è un caso isolato, stiamo seguendo a ritmo serrato, varie situazioni molto tristi e tutte molto simili tra loro, nel Chietino e anche nell’hinterland sulmonese; recentemente, sempre nel Pescarese, un papà è stato indagato per abusi e maltrattamenti sulla ex refertati dal pronto soccorso, per poi scoprire, nel corso delle indagini, che la stessa si era procurata da sola le lesioni oggetto di denuncia”.
“C’è un marciume generale che non si riesce a bonificare – conclude Colantoni – contiamo, con la nostra opera, di portare un segnale di speranza a tutti questi papà, i nuovi poveri, così come definiti dai mass media che finalmente si occupano della questione, ingiustamente privati, non solo della loro dignità, ma soprattutto del loro diritto di essere genitore”.






