L’AQUILA – “Grazie al sindaco ed al centrodestra aquilano e regionale. Ma davvero un pensano di fare una strategia alla città con i concerti di Renato Zero o Orietta Berti? O fingendo di darci in tempi brevi un ponte?”
È il sarcasmo di Massimo Cialente, ex sindaco dell’Aquila e medico, in riferimento a quanto pubblicato oggi sul Centro, che nel rivelare i contenuti di un verbale del tavolo ministeriale, evidenzia come la Regione Abruzzo dovrà rivedere e correggere il proprio piano di riordino della rete ospedaliera, declassando o promuovendo presidi sanitari.
E soprattutto si prevede come Dea di secondo livello, con tutte le specialistiche, il solo ospedale di Pescara. Mentre lo schema messo a punto a fine dicembre del 2021 dall’assessorato alla Sanità e dall’Agenzia sanitaria regionale, prevedeva 8 Dea di I livello di cui 4, Pescara, Chieti, L’Aquila e Teramo, con la presenza di quasi la totalità delle alte specialità.
Ma i rappresentanti del tavolo, dei ministeri dell’Economia e Finanza, della Salute e dell’Agenzia sanitaria nazionale (Agenas), scrive Il Centro, chiedono “il rispetto dei requisiti previsti per i presidi ospedalieri sede di Dea di II livello”, evidenziando che “la documentazione trasmessa non ha consentito di completare l’istruttoria volta alla complessiva valutazione della riorganizzazione della rete ospedaliera. Si rinvia ad una successiva valutazione a seguito della trasmissione di una nuova documentazione da parte della regione Abruzzo che contemperi l’individuazione di almeno un Dea di II livello”. E i requisiti ce li ha solo quelli di Pescara, requisiti della Legge Lorenzin alla mano.
Scrive ancora Il Centro: “un’ulteriore contestazione si riferisce all’articolazione della rete per il trauma per la quale il piano regionale identifica due Cts (Centri traumi ad alta specializzazione) all’Aquila e Pescara. Ma, si sottolinea nel verbale, lo standard ne prevede solo uno ogni due milioni di abitanti”. Anche in questo caso potrebbe essere favorito il presidio pescarese a discapito del capoluogo di Regione. Ce n’è anche per l’organizzazione delle Centrali operative del 118 che vanno ridotte da 4 (L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo) a 2 ma, secondo il Tavolo di Monitoraggio, la Regione non avrebbe inviato “il cronoprogramma di riduzione”.
“Il Dea di II livello si farà a Pescara, come abbiamo sempre denunciato e provato ad evitare. Il nostro ospedale è sempre più umiliato nel silenzio assordante del Sindaco, degli assessori e consiglieri regionali di centrodestra”, commenta Emanuela Di Giovanbattista, coordinatrice del Pd dell’Aquila.
Sulla questione interviene Pierluigi Cosenza, direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, nominato in quota Lega, ed ex primario Ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, che d’intesa con l’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verí sta portando avanti il confronto con il Ministero.
“La Regione, nell’interlocuzione in corso con il Ministero sulla rete ospedaliera abruzzese, continuerà a sostenere la proposta di reingegnerizzazione contenuta nella delibera approvata dalla giunta lo scorso luglio, perché si tratta della soluzione tecnica per garantire un’assistenza sanitaria adeguata in tutte le aree del nostro territorio”.
“I rilievi del Tavolo Dm 70 – continua – riguardano in gran parte aspetti già superati: penso ad esempio alle centrali uniche del 118, ma abbiamo motivato anche il mantenimento del punto nascita di Sulmona e la presenza di attività chirurgiche di base in ospedali di area disagiata come Atessa e Castel di Sangro, necessari perché si tratta di presidi in cui resta in funzione il pronto soccorso”.
“È stato affrontato anche il nodo del Centro grandi traumi, che resterà a Pescara con un’articolazione definita all’ospedale dell’Aquila. Abbiamo risolto – rimarca Cosenza – l’aspetto della frammentazione della chirurgia senologica, concentrando le attività in alcuni presidi, così da ottimizzare le risorse disponibili e garantire standard elevati di sicurezza alle pazienti”.
“Le osservazioni emerse dal Tavolo di Monitoraggio non saranno mai recepite da questa maggioranza. Dopo 2 anni di pandemia e dopo 10 anni in cui gli abruzzesi hanno dovuto subire il commissariamento della Sanità, con rinunce e sacrifici, ci si aspettava un approccio ben diverso da parte di Roma”, taglia dritto il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Mauro Febbo.
“La presenza territoriale deve rispondere a un preciso fabbisogno che ormai è certificato dai fatti – spiega Febbo in una nota – Non è più accettabile la volontà di restare ancorati al Decreto Lorenzin, ormai datato e superato dalle nuove esigenze sanitarie. Abbiamo lavorato con determinazione e convinzione su una rete ospedaliera che rispondesse alle esigenze della nostra regione, senza mai eccedere nelle richieste, ma se i burocrati romani pensano di fare ‘macelleria sanitaria’ sulle nostre spalle riceveranno solo rifiuti da parte nostra”.
“La rete ospedaliera che abbiamo pensato sarà presto oggetto di approvazione da parte del Consiglio regionale e quando diventerà Legge sarà notificata al Tavolo di monitoraggio; a quel punto, potrà iniziare un confronto che difficilmente ci vedrà retrocedere dalle nostre posizioni. Tra le varie osservazioni che vengono sollevate e che mai accetteremo c’è quella di avere un solo Dea di II livello”.
“Come abbiamo scritto e notificato, in Abruzzo ci saranno 4 Dea di I livello, nei 4 Capoluoghi, con funzioni di II livello così come saranno classificati gli altri presidi ospedalieri da Sulmona a Ortona, da Atessa ad Atri ecc. con relativi servizi e posti letto. Al momento quelle del Ministero sono solo osservazioni ma la nostra rete ospedaliera – ribadisco – presto diventerà legge”, conclude Febbo.
E in un post su Facebook l’assessore regionale al Bilancio Guido Liris spiega: “La Regione Abruzzo nel proprio piano di riordino della rete ospedaliera – proprio per superare i campanilismi – aveva previsto una ripartizione molto equa tra le province, con 8 Dea di I livello (ospedali ‘minori’) di cui 4, nei capoluoghi, con la presenza di quasi la totalità delle alte specialità. Questo non è stato accolto dal Ministero e dunque la direzione verso cui ci si sta orientando è quella di istituire due Dea di II livello (ospedali maggiori con tutte le unità operative specialistiche), uno a Pescara e l’altro a L’Aquila, nonostante gli ostacoli demografici (il decreto Lorenzin prevede un bacino di utenza tra 600mila e 1,2 milioni di abitanti per avere funzioni di più alta qualificazione). La discussione è solo all’inizio e il confronto sarà lungo e serrato, non c’è alcuna decisione già presa, ma soprattutto non ce ne sarà nessuna che svantaggerà L’Aquila!”.







