OPI – Per legittimare il diritto sulla propria casa, gli abitanti dovranno pagare un obolo all’amministrazione comunale.
Succede a Opi, piccolo paesino nell’Aquilano, nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, dove i cittadini si sono scoperti “abusivi” in casa propria.
Le circa 400 anime del paesino, infatti, vivono a loro insaputa su un terreno che apparteneva ai Borboni, poi passato nella proprietà dello Stato.
Il ‘fattaccio’ è noto già da tempo ed è diventato ufficiale in seguito a una verifica avviata dal Comune in base a una legge regionale del 1988.
La procedura si è conclusa nel 2010 e ha appurato che circa l’80 per cento del centro storico è sorto su terreno demaniale, come è scritto nel catasto onciario di Napoli, risalente al Settecento.
Il costo per riscattare un’abitazione parte dai 200 euro al metro quadrato, anche se, come precisa il sindaco, Berardino Antonio Paglia, la legge prevede degli abbattimenti.
“I residenti pagheranno solo il 10 per cento, i non residenti avranno una riduzione del 60 per cento”, spiega.
“Sono anni ormai – aggiunge il primo cittadino – che ci si occupa di questa vicenda. La verifica demaniale si è conclusa quando io non ero ancora stato eletto sindaco”.
Alcuni cittadini hanno già costituito un comitato che rivendica da mesi una sanatoria.
Ma il primo cittadino è categorico: “Non è il Comune, ma una legge dello Stato che invita i cittadini a sistemare la demanialità. Per chi dovrà pagare un importo considerevole, comunque, diamo la possibilità di rateizzare il pagamento”.
Per ovviare a questo ‘abusivismo’, gli ignari opiani che vivono su pochi metri quadri di uno dei centri storici più belli d’Abruzzo, dovranno dunque mettere mano al portafogli.
In questi tempi di crisi, penseranno i più, ci mancavano solo i Borboni.






