TERAMO – Melania Rea non è mai stata a Colle San Marco (Ascoli Piceno) il 18 aprile.

È quanto vogliono dimostrare gli inquirenti che si stanno occupando del delitto della giovane mamma di Somma Vesuviana (Napoli), assassinata a coltellate e ritrovata cadavere nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo).

La Procura di Teramo, che si sta occupando del caso per il quale il marito della donna, Salvatore Parolisi, è in carcere dal 20 luglio, ha affidato a due consulenti un’analisi approfondita sul cellulare della vittima per stabilire con certezza se l’apparecchio abbia agganciato o meno le celle telefoniche di Colle San Marco il giorno in cui il coniuge ne ha denunciato la scomparsa.

Il telefonino della Rea, dunque, resta uno degli indizi chiave del giallo.

Secondo l’accusa quel tipo di cellulare non è soggetto alla sovrapposizione delle celle e il 18 aprile non ha mai agganciato la cella della località ascolana, per cui la donna non sarebbe stata in quella zona.

Di opposto avviso, invece, il tecnico nominato dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, secondo il quale non è possibile stabilire con certezza che non ci sia la sovrapposizione delle celle.