TERAMO – Una semplice casualità, un colpo di fortuna. Con questa espressione il Gip Giovanni Cirillo spiegherebbe la circostanza secondo la quale Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore accusato dell’omicidio della moglie Melania Rea, non sarebbe stato visto da alcuni militari di Chieti che il 18 aprile scorso si trovavano nel bosco delle Casermette a Ripe di Civitella (Teramo) per un’esercitazione.
Un passaggio che, per la difesa dell’indagato, può rappresentare l’altra medaglia della vicenda: niente fortuna, Parolisi, quel giorno, non è fu avvistato nel bosco perché non c’è mai stato.
Il 18 aprile, dunque, quando Melania Rea fu uccisa con 32 coltellate fino alle 14, quasi 40 minuti prima del presunto arrivo di Parolisi a Ripe di Civitella, sulle panchine del chiosco erano seduti numerosi militari del reggimento di Chieti, e alcuni di loro sono rimasti anche nel pomeriggio.
“In particolare – scrive il Gip – la sentinella la cui postazione si trova a monte del bivio che conduce al chiosco, inizialmente preoccupato di non lasciar trapelare alcun momento di debolezza per timore di sanzioni disciplinari, escludeva in maniera categorica che il 18 aprile potesse essere transitata di lì un’autovettura come quella di Parolisi, perché altrimenti lui l’avrebbe sentita”.
“Ebbene – continua il giudice per le indagini preliminari – un successivo approfondimento effettuato sentendo ancora il militare unitamente alle altre tre vedette che erano più a valle e al sottufficiale responsabile, consentiva di verificare come la vedetta (e anche una delle altre tre) in realtà durante il suo servizio non aveva visto e non ricordava di aver visto tutte le auto transitate nella strada sottostante la sua posizione. Le sentinelle, insomma, non hanno visto né udito”.
La sorte avrebbe aiutato Parolisi, sempre stando a quanto scrive il giudice, anche in un’altra circostanza: “È stato fortunato all’arrivo sul pianoro di Colle San Marco ad imbattersi in un teste che ha creduto di vedere quel che non è mai esistito (il gip si riferisce al padrone di un bar che disse di aver visto Parolisi, salvo poi fare marcia indietro perché disse di essersi confuso, ndc)”.
Il fato, inoltre, avrebbe continuato ad assistere il caporalmaggiore anche il giorno successivo all’omicidio: “Di identico appoggio da parte del fato ha beneficiato il 19 aprile (lui o chi per lui), quando, con ogni probabilità probabilità, ha avuto luogo l’operazione di depistaggio con la quale si è tentato di far passare l’assassinio di Melania Rea come opera di un folle o di una setta. Anche quel giorno, infatti, erano parecchi i militari che si aggiravano da quelle parti”.
Si svolgerà lunedì prossimo, intanto, l’udienza davanti al tribunale del riesame dell’Aquila nel corso della quale i giudici dovranno decidere sulla richiesta di scarcerazione presentata dai legali di Parolisi, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile.






