ROSCIANO – Thomas Luciani era fuggito venerdì scorso dalla comunità di Isernia dove era su disposizione dei giudici a seguito di una piccola condanna per piccoli reati.

Il ragazzo ucciso ieri sera a Pescara era stato quindi qualche giorno allo sbando.

Nel programma rieducativo doveva frequentare un laboratorio per parrucchieri a Campobasso.

Secondo quanto si è appreso, negli ultimi due anni il ragazzo aveva dato qualche problema anche ai servizi sociali di Rosciano, il paese del pescarese dove viveva dall’età di tre anni con la nonna dopo essere stato abbandonato dai genitori.

“Una comunità sconvolta”, ammette il sindaco di Rosciano Simone Polozzi.

Thomas era molto conosciuto dalle strutture comunali di Rosciano, e secondo quanto appreso era considerato un bambino fragile e con problemi, “segnato dalla vita, ma fin quando è stato seguito da noi era sotto controllo”, spiegano.

Poi l’adolescenza, tanto che le sue fughe da casa negli ultimi tempi erano frequenti, specie da quando aveva iniziato le scuole a Pescara. Chi ha sentito la nonna parla di una donna distrutta, avvertita poco prima di mezzanotte della scorsa serata di quanto accaduto.

Le ipotesi sul suo ritorno a Pescara (forse con il cellulare in dotazione) da clandestino sono quindi legate a regolamento di eventuali conti precedenti a febbraio scorso, periodo nel quale era stato assegnato alla comunità di Isernia. La comunità aveva denunciato il suo mancato rientro già da venerdì.

“La cosa che non ti aspetti – è il laconico commento del sindaco Palozzi – è che quello che doveva essere un carnefice è diventato una vittima di soggetti di una società apparentemente con più certezze di lui, quelli che vengono chiamati dei ragazzi perbene”.