LONDRA – La sua voce ha raccontato e continua a raccontare alcuni dei momenti migliori del calcio italiano e internazionale. Per la tv a pagamento, in tal caso Sky. La stessa che ha spadroneggiato a London 2012.

Maurizio Compagnoni ha messo il suo timbro (vocale) anche nella cronaca dei giochi londinesi appena conclusi. Un po’di pallone, ma solo all’inizio. Poi, sotto con l’atletica. Usain Bolt su tutti. Allo Stadio Olimpico di Stratford. Una bella fetta della torta coi quattro cerchi. A occuparsi (anche)del pallone, per Sky è rimasta l’altra voce di punta della scuderia, quella di Fabio Caressa.

Con Compagnoni ci accomodiamo su un divano del terzo piano di Casa Italia, a Westminster, durante i clamorosi festeggiamenti per la fine dei giochi e delle fatiche di chi ha lavorato in apnea per venti giorni in questo grigio centro congressi, il quartier generale italiano a Londra, colorato di verde, bianco e rosso, piazzato tra il Big Ben e l’Abbazia di Westminster.

Ultimo giorno, ultimi commenti prima del check-in in aeroporto. Con il calcio nostrano che starnazza in penisola, ma che non si sposta di un centimetro: aspetta, perché sa che torneranno, tutti gli addetti ai lavori che se ne sono sbattuti e si sono goduti l’aria senza dubbio migliore delle Olimpiadi. Arbitri vietnamiti e pro-British Empire permettendo.

Compagnoni, partiamo dagli exploit e dai buchi nell’acqua, per questi ultimi sa bene a chi mi riferisco.

Non li chiamerei buchi nell’acqua. Forse, Libiana Grenot poteva puntare alla finale, ma non si può dire che abbia deluso. Si sapeva che Federica Pellegrini non era da podio, Fabio Scozzoli è arrivato settimo per pochi centesimi, poteva anche centrare la seconda posizione. Speravo che una medaglia nel nuoto saltasse fuori, ma chi ne sa più di me aveva previsto delle difficoltà che in effetti ci sono state.

Solita domanda: bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno?

Mezzo pieno. Senza il furto ai danni di Roberto Cammarelle sarebbe stato pieno, con 9 ori avremmo festeggiato di più. Al Coni erano molto prudenti nelle stime, alla fine le medaglie che contiamo sono 28. Un ottimo bottino, se consideriamo le attese e le previsioni alla vigilia.

Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, ha sempre sottolineato il momento poco felice che vive il movimento sportivo italiano. Chiedere, dal palco di Casa Italia, agli sponsor di puntare agli atleti italiani, chiarisce meglio di qualsiasi dichiarazione lo stato attuale dell’Italia a livello economico. E la rinuncia alla candidatura di Roma 2020 pesa ancora.

Guardi, so che Roma 1960 è stata un’Olimpiade meravigliosa, anche se non ero ancora nato e quindi non l’ho vissuta. Purtroppo, gli Europei di calcio dell’80 e i Mondiali del ’90 sono stati disastrosi dal punto di vista economico e organizzativo. Atene nel 2004 ha fatto il passo più lungo della gamba, gli effetti dannosi per lo sperpero di soldi l’hanno quasi rovinata. Non so, forse con l’aiuto degli sponsor sarebbe rientrato tutto, ma la sensazione è che non sia stata un’ottima idea quella di puntare alle Olimpiadi in un momento di crisi. Non credo che in Italia siano tutti pazzi, qundi per la rinuncia ci saranno state delle buone ragioni.

E Londra? Quale eredità lascerà questa Olimpiade?

Gli inglesi hanno puntato molto a riqualificare una delle zone della città meno agiate economicamente, quella di Stratford, dove c’è il villaggio olimpico. Se ci riusciranno, avranno fatto bene a spendere così tanti soldi. Per capirlo, però, dobbiamo aspettare il post-Olimpiadi. La vera prova del nove.
 
Usain Bolt. Lo ha visto e raccontato

Il più grande velocista della storia. Non ancora il più grande atleta. Carl Lewis non era al suo livello come velocista, ma è stato un lunghista formidabile. Se Bolt riuscirà a fare grandi cose nel lungo, allora verrà ricordato come il più grande atleta di sempre. Per adesso, storia fresca, è anche il personaggio-simbolo di London 2012.

Si è ‘purificato’ dal calcio italiano? L’aria Olimpica le ha fatto bene? Lontano da scommessopoli e dagli altri casini…

Viviamo un momento difficile, ma sono convinto che il calcio a grandi livelli sia più pulito di quanto si pensi. Anche quest’ultimo scandalo scoppiato servirà a fare pulizia. Se parliamo di Antonio Conte, il nome più ‘famoso’ in mezzo ai tanti nomi coinvolti, cui si contesta l’omessa denuncia, parliamoci chiaro: abbiamo fatto passare, giustamente, per eroi Simone Farina e Fabio Pisacane, perché gli unici a denunciare le combine, mentre la maggior parte le rifiutava e si teneva fuori se ne era a conoscenza? Bene. Allora, da questo punto di vista e anche moralmente, il tecnico della Juventus è pulitissimo come tanti altri. Per quel che può valere, mi sento di assolverlo, sempre moralmente e fino a prova contraria. La realtà è che nessuno denunciava, perché non succedeva nulla. Al tempo stesso, però, il polverone è stato necessario. D’ora in poi, chi viene a sapere qualcosa, sa che non è assurdo denunciare.

Il capo della procura federale della Figc, Stefano Palazzi, è passato dai tre anni e sei mesi per Leonardo Bonucci alla débâcle in sede disciplinare, dove il difensore juventino, insieme al compagno di squadra Simone Pepe, è stato prosciolto. Qualcosa non quadra.

C’è un aspetto della giustizia sportiva che non mi piace per niente: l’inversione dell’onere della prova: devi essere tu a dimostrare la tua innocenza, l’esatto contrario di ciò che avviene nella giustizia ordinaria. Sono laureato in giurisprudenza, non mi piacciono i ‘cavilli’ della giustizia ordinaria con cui si scarcera il peggior delinquente, non mi piace neppure il dover dimostrare la propria innocenza in sede di giustizia sportiva. Se un pazzo mi accusa di qualcosa, deve essere lui a dimostrare la mia colpevolezza, non il contrario.

L’Italia sportiva può guardare con fiducia ai Mondiali di calcio di Brasile 2014 e alle Olimpiadi di Rio 2016?

Non so, è presto per dirlo. Nel calcio, credo che la base sia buona, speriamo di trovare un trequartista forte che sappia interpretare al meglio il modulo su cui punta Cesare Prandelli. Per le Olimpiadi, è tutto da vedere. Spero nel rilancio di alcuni serbatoi importanti per l’Italia, vedi la canoa, e nel rilancio nel nuoto.

Gli atleti inglesi hanno già lanciato l’allarme: se si tagliano i fondi, non si vince. È così?

Io so solo che nella canoa, fino a qualche anno fa vincevamo quasi tutto. Quest’anno, zero. Nei limiti del possibile, si deve investire in chi fa sport.