L’AQUILA – L’Aquila ricostruita e candidata nel 2024 all’European Green Capital Award, come città più sostenibile e intelligente del vecchio continente.

Si tratta di una delle “visioni” proposte nella seconda giornata di “Officina L’Aquila – Incontri internazionali”,  la tre giorni dedicata alla ricostruzione organizzata da Ance Abruzzo e Carsa all’auditorium del Parco.

Un evento che rappresenta l’evoluzione del Salone della ricostruzione che in cinque edizioni ha portato nel capoluogo 50 mila visitatori e centinaia di espositori.

La seconda giornata si è incentrata sul tema “Innovazione e futuro”.

Due le sessioni in cui si è articolato il dibattito: “smart city/smart building” e “risparmio energetico”, con un focus specifico sulle nuove tecnologie e i sistemi di efficienza energetica più innovativi e compatibili col patrimonio storico-culturale, temi su cui si sono alternati i contributi di ingegneri, architetti, esperti di risparmio energetico e docenti universitari che hanno allargato lo sguardo anche al panorama nazionale e internazionale, prendendo L’Aquila come riferimento: una città da ricostruire dopo un terremoto, che diventa laboratorio smart e di efficienza energetica.

Assenti per improvvisi impegni Federica Chiavaroli, sottosegretario di Stato per la Giustizia e Donato Di Matteo, assessore regionale ai Lavori pubblici. 

Grande attesa per domani per la giornata conclusiva alla presenza del sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri Claudio De Vincenzi. 

Parallelamente al confronto tra esperti all’interno dell’auditorium del parco, nel centro storico si sono susseguiti i tour nei cantieri dedicati a tecnici e studenti di ingegneria e architettura. Molto alta l’affluenza dei partecipanti che hanno potuto scegliere fra tre percorsi: tour blu, piazza Palazzo (Consorzio Dvc&Strever) e palazzo Ciolina (Cingoli); tour giallo, cantiere San Marco (Ing. Armido Frezza), piazza Duomo (Cingoli) e sottoservizi (Gsa); tour arancio, palazzo Iannini (Coaf) e palazzo dell’ex Carispaq (Cingoli).

Tantissimi i relatori, coordinati da Sergio Rizzo, giornalista de Il Corriere della Sera: Eugenio Coccia, direttore Gran Sasso Scienze Institute, Americo Di Benedetto, presidente Gran Sasso Acqua, Pierluigi Frezza, presidente Ance Giovani Abruzzo, Marco Mari, consigliere Green Building Council Italia, Maurizio Savoncelli, presidente Consiglio Nazionale Geometri, Marco Sciarra, presidente Ance Pescara, Silvia Viviani, presidente Inu, Armando Zambrano, presidente Consiglio Nazionale Ingegneri. E ancora Edoardo Zanchini, vicepresidente Legambiente, Leopoldo Freyrie, architetto, Mario Abis, Università Iulm di Milano, Norbert Lantschner, presidente ClimAbita Foundation, Pierluigi De Berardinis, Università degli Studi dell’Aquila e Rosario Gulino, ingegnere, Diego Zoppi, consiglio nazionale degli Architetti. 

Ed è stato proprio Zoppi a focalizzare l’attenzione sull’European Green Capital Award, prestigioso premio europeo che viene assegnato ogni anno a una città europea che ha raggiunto elevati standard ambientali e che si è impegnata per il futuro con obiettivi ambiziosi. Le città candidate vengono valutate in base a 12 aree: il cambiamento climatico: mitigazione e adattamento, trasporti locali, aree urbane verdi che incorporano l’uso sostenibile del territorio, natura e biodiversità, qualità dell’aria, qualità dell’ambiente acustico, produzione e la gestione dei rifiuti, gestione delle acque, trattamento acque reflue, e innovazione e occupazione sostenibile, rendimento energetico e gestione ambientale integrata.

Obiettivi che possono essere ala portata anche dell’Aquila, come coronamento del processo di ricostruzione. 

Nella prima sessione, “smart city/smart building”, l’attenzione è stata concentrata sulla riorganizzazione in chiave smart (tutto ciò che riguarda la fibra ottica, le infrastrutture e gli impianti collettivi, i servizi digitali ai cittadini) della città. L’esempio più visibile e in qualche parte unico, è quello dei sottoservizi: lo smart tunnel, l’opera che serve a ottimizzare e migliorare la gestione dei sottoservizi della città. Si tratta di un tunnel sotterraneo all’interno del quale passeranno i principali servizi della città: acqua (acque bianche e acque nere), luce, comunicazioni, la cui stazione appaltante è la Gran Sasso Acqua. Americo Di Benedetto, ha spiegato che “non esiste una simile opera in Italia, che si sviluppa 4 metri sotto il suolo e in un percorso complesso come quello di un centro storico. C’è un breve tunnel rettilineo soltanto a Livigno, di un chilometro di lunghezza e fuori dal centro storico. Con l’opera che stiamo realizzando – il primo stralcio sarà consegnato entro metà 2017 – cambierà la gestione dei servizi del centro storico della città”.

Ricostruire dopo un terremoto è come intervenire su una città bombardata: si sfaldano il tessuto urbano, quello economico e quello sociale. Una città che si vuota ha bisogno di una strategia d’insieme che è forse mancata nella fase pre-ricostruzione. A sottolinearlo è Pierluigi Frezza, per il quale “non c’è una visione organica del tutto”.

Hanno sottolineato la straordinarietà dell’Aquila, quinto centro storico d’Italia per estensione e numero di edifici vincolati,  Armando Zambrano e Leopoldo Freyrie, L’Aquila laboratorio mondiale di antisismica, dove si stanno utilizzando le più moderne e diverse tecniche applicate anche su edifici di pregio storico e architettonico. 

“Manca una strategia generale”, ha detto Freyrie, “il progetto Case, l’eccesso di offerta residenziale, la difficoltà nel restauro delle opere pubbliche fanno parte di questa assenza di visione. Un male che affligge tutto il Paese, la ragione per cui tante persone e organizzazioni come l’Ordine degli architetti combattono perché ci sian un vero progetto di rigenerazione delle città. Finalmente all’Aquila negli ultimi anni si sta integrando la parte della costruzione, dell’edilizia, con tutto quello che riguarda lo smart. Bisogna offrire ai giovani universitari (vocazione della città è tornare a essere la città universitaria del pre-sisma) anche servizi digitali efficienti. L’Aquila può essere un modello da esportare”. Zambrano, che ha visitato molto spesso L’Aquila negli ultimi 4 anni, ritiene che “L’Aquila è centro storico eccezionale anche per opportunità di riqualificazione che lo rende smart, interessante sotto il profilo del risparmio energetico e della funzionalità degli impianti collettivi: L’Aquila è un unicum che va mostrato al mondo per fare vedere la capacità di questo Paese di fare cose straordinarie. Coniugare la necessità della sicurezza con quella di tutela dei beni ha alzato la specializzazione degli ingegneri che hanno affinato le loro tecniche”. 

Se è vero che all’Aquila è mancata una visione strategica di ricostruzione e sviluppo, è anche vero che “dotare le città della legislazione di base per fare una pianificazione strategica, strumento che a oggi manca”, ha detto Mario Abis dell’università Iulm di Milano, che ha aggiunto: “Il terremoto genera una forte discontinuità in tutti i campi, ma quel che vedo diffondersi, è l’idea che si possa partire da situazione di crisi per promuovere innovazione, un terremoto può creare delle condizioni economiche e tecniche per fare innovazioni, come è successo con la guerra”. 

Nella seconda sessione sul “risparmio energetico” le imprese impegnate nella ricostruzione hanno illustrato esempi concreti di innovazioni in questo campo, seguite da interventi, tra gli altri, di Norbert Lantschner, e Pierluigi De Berardinis, il quale ha evidenziato che “oggi i centri minori, di cui il nostro Paese è costituito in larga parte (non esiste altro Paese al mondo con un simile numero di piccoli centri) corrono il pericolo subdolo di diventare dei contenitori di seconde case: una desertificazione di massa”.