TERAMO – Partiranno entro l’anno i primi bandi, per giovani imprenditori e comunicazione, del Piano di sviluppo rurale 2014-2020, un tesoro da 433 milioni di euro puro ossigeno in arrivo per il settore agricolo che vive molte difficoltà, mentre l’Abruzzo, oramai è quasi certo, dovrà restituire all’Unione Europea. 6 milioni di euro che non è riuscito a spendere del precedente programma, il 2007-2014.
Consapevole di questa contraddizione ad Abruzzoweb l’assessore Dino Pepe fa il punto della situazione su come spendere vecchi e nuovi fondi e replica alle critiche della Confagricoltura e dell’ex assessore regionale all’agricoltura Mauro Febbo, oggi consigliere regionale di Forza Italia che contestano le eccessive risorse a consulenze, viabilità, banda larga, sottraendo preziose risorse in particolare agli investimenti delle aziende agricole, attanagliate dalla crisi.
Per quanto riguarda i vecchi fondi, Pepe ammette che difficilmente ci sarà il tempo per spenderli e che saranno persi. Ma la colpa è di altri.
“Quando questa giunta si è insediata – spiega Pepe – nel luglio 2014, la spesa del Psr 2007-2014 era appena al 60 per cento e abbiamo dovuto fare una corsa contro il tempo, e adesso siamo quasi al 90 per cento”.
Insomma la colpa è di chi “ci ha preceduti” e inoltre ricorda Pepe, “siamo nella media italiana, anche le atre regioni avranno un disimpegno intorno al 10 per cento del totale”.
Ma assicura Pepe, al prossimo giro l’obiettivo è quello di spendere fino all’ultimo centesimo, imparando proprio dagli errori e dai problemi passati.
“Due le ragioni della mancata spesa analizza l’assessore – le imprese che non hanno trovato i soldi per mettere la loro parte di risorse, che vanno nel Psr dal 40 al 60 per cento, e i Comuni in difficoltà finanziaria che hanno avuto problemi per accedere ai bandi”.
Ecco perché, annuncia Pepe, “una priorità sarà quella di sottoscrivere con le banche un accordo per garantire l’accesso al credito ai beneficiari potenziali del Psr, inoltre dovremo snellire la burocrazia, dare adeguata assistenza alle amministrazioni comunali con carenze di organico”.
Allo studio anche unico delle procedure, ovvero un vademecum comprensibile relativo a ciascun bando.
Infine garantisce Pepe “i bandi saranno più serrati, e ripetuti negli anni, in modo tale da ampliare i potenziali beneficiari.
Pepe passa poi a ribattere punto su punto le critiche di Confagricoltura. In primi quella di aver messo nello stesso calderone da 126 milioni di euro cofinanziare gli investimenti delle aziende per potenziare la produzione, acquistare nuovi macchinari, assieme gestione delle risorte idriche, ovvero i consorzi di bonifica, il che ci può stare, ma anche la rete viaria la rete viaria forestale, con il rischio di lasciare troppi pochi fondi al cofinanziamento che è al misura più attesa e richiesta.
“Non mi preoccuperei della qualità dei cofinanziamenti, ma della loro qualità, del fatto che vadano a benefico di aziende che davvero innovano e fanno rete. Inoltre, la misura finanzia solo la viabilità secondaria, quella importante per le aziende agricole, e non sottrarrà grandi risorse”.
Altra critica è quella relativa ai 14, 8 milioni di euro alla voce “assistenza tecnica”. Più del doppio di quanto previsto nel vecchio Piano, che stanziava circa 7 milioni.
“Nessuna paura, non spenderemo mai quella cifra in consulenze, è stata solo una scelta tecnica: è una delle poche misure elastiche del Psr, che possono essere rimodulate di anno in anno, e dunque abbiamo parcheggiato lì risorse aggiuntive, per capire in future dove sarà utile e opportune spostarle in base al tiraggio”.
Infine la critica secondo la quale è inopportuno utilizzare i fondi del Psr per la banda larga, senz’altro strategica anche per le aziende agricole, ma che potrebbe essere realizzata anche con altri canali di finanziamento.
È un accusa insensata – ribatte Pepe – sono le stesse aziende agricole che ce lo chiedono perché per loro nel terzo millennio, è fondamentale essere ben connessi ad internet. Altri canali di finaziamento per stendere la banda larga nelle aree rurali non ci sono, i finanziamenti europei per le attività produttive, possono essere spesi solo nelle aree metropolitane”.




