TERAMO – “La sfida della Notte dei Serpenti nasce come operazione mediatica, per far sì che la nostra musica popolare diventi davvero popolare, conosciuta e apprezzata in Italia e nel mondo. Non è filologia, lascio ad altri la ricerca, il dettaglio di come si suonava il tamburello duecento anni fa. Io sto facendo un discorso completamente diverso: sto traducendo questa tradizione in un linguaggio nuovo e televisivo. E questo anche a favore di chi continua a fare filologia”.
Va subito al punto e all’attacco, nell’intervista ad Abruzzoweb, il Maestro Enrico Melozzi, 49enne teramano ideatore e anima della Notte dei Serpenti, il grande concerto al Teatro del mare di Pescara, che quest’anno si celebrerà il 25 luglio, per la sua quarta edizione, e che ha come marchio di fabbrica quello di reinterpretare il patrimonio musicale abruzzese in chiave moderna.
Presentatrice sarà quest’anno Elettra Lamborghini e il concerto andrà in prima serata, in differita su Raiuno, il 5 settembre, la scenografia sarà di Riccardo Bocchini, che è lo scenografo del Festival di Sanremo. Dalle prime anticipazioni in questa edizione saranno presenti circa 300 artisti e “ospiti di altissimo livello”, Melozzi non ha ancora svelato i nomi, ma solo le iniziali di due di loro, M.M. ed P.P.
Intanto le prove generali dell’Orchestra dei serpenti, composto da 16 musicisti, e del Coro dei Serpenti, composto da 75 donne, si terranno dal 4 al 19 luglio a Teramo, la città di Melozzi, in varie location, come la prima edizione, dopo che le prove si sono spostate per due anni ad Atri mentre per questa edizione si era sparsa la voce della scelta del teatro Tosti di Ortona.
E spiega senza peli sulla lingua Melozzi: “Tenuto conto che ogni giornata di prova, che non è una cantata e suonata tra amici, coinvolge circa 120 persone e ci costa circa 12.000 euro, tra musicisti, tecnici, logistica, vitto e alloggio, con grandi ricadute economiche sul territorio e grande riscontro di pubblico, avevo chiesto un contributo economico al Comune di Atri, che ha però deciso di spendere per altro i soldi, e lo stesso ha fatto il Comune di Ortona, e così siamo tornati a Teramo con cui abbiamo trovato un accordo”, da quel che si apprende ad un costo inferiore ai 12.000 euro.
Nell’intervista Melozzi tenta poi di definire l’identità abruzzese, parola forse troppo abusata e altrettanto vaga, e da musicista, senza pretendere di svelare l’arcano, si limita alla seguente riflessione: “la musica di una terra porta con sé una serie di valori che per l’Abruzzo potremmo tradurre con un’enorme forza ed energia, perché il saltarello abruzzese rispetto alla pizzica salentina ha esattamente il doppio della velocità. Nella pizzica abbiamo 40 cambi di accordi, in un saltarello di tre minuti ne abbiamo 80”, ed anche nel ricordo della grande emigrazione, nelle fatiche della vita contadina. Nell’amore, ma questo è comune a tutta la tradizione popolare.
Il budget della Notte dei Serpenti quest’anno si aggirerà intorno a 1,2 milioni di euro, di cui una parte crescente di sponsorizzazioni dei privati. Costi che hanno alimentato anche polemiche in Consiglio regionale, e non solo, ma osserva ancora Melozzi: “Negli anni in Abruzzo sono stati sperperati milioni e milioni di euro, miliardi, buttati nel cesso, per eventi musicali e culturali, per manifestazioni che non hanno riscosso un minimo di coinvolgimento da parte del popolo, della gente comune, dove non ci va nessuno, di cui nessuno parla. La Notte dei serpenti continua invece ad unire ed appassionare tantissimi bambini, giovani e anziani, sta facendo conoscere al grande pubblico finalmente la nostra musica. Andiamo il sabato sera in prima serata su Rai uno, una trasmissione dedicata a una sola terra, l’Abruzzo. Penso che forse soltanto Napoli, in Italia, sarebbe riuscita ad ottenere tanto”.
Compositore, direttore d’orchestra, violoncellista e produttore discografico italiano, Melozzi ha collaborato con Michael Riessler come assistente, arrangiatore e produttore, avvicinandosi alla musica contemporanea. Ha debuttato come direttore nel 2002 con un’opera ispirata a Oliver Twist e compone opere liriche, sacre e colonne sonore premiate. È stato cofondatore dei 100 Cellos con Giovanni Sollima, nel 2016 ha creato l’Orchestra Notturna Clandestina e i Rave Clandestini di Musica Classica. Nel 2021 è Maestro Concertatore della Notte della Taranta insieme a Madame. Ed è assurto alla grande notorietà come direttore d’orchestra dal 2012, in ben 10 edizioni del Festival di Sanremo.
Maestro Melozzi, torna la Notte dei Serpenti per la sua quarta edizione. Quali saranno le novità, lo spirito di questo appuntamento ormai consolidato in Abruzzo?
Quest’anno, come sempre, cerchiamo di fare dei passi in avanti, oltre al repertorio che sto approfondendo sempre di più, sto ascoltando le tante di segnalazioni che mi arrivano da tutti gli abruzzesi che vogliono sentire questa e quell’altra canzone che cantava il nonno, la madre, lo zio. Stiamo infatti cercando di inserire nuovi pezzi proposti dagli abruzzesi, per rendere tutto ancor più coinvolgente. E non è facile, perché poi bisogna trovare l’edizione giusta, il testo va ricostruito, perché spesso e volentieri le parole negli anni si sono un po’ involgarite. Stiamo facendo un grande lavoro di ricostruzione delle canzoni originali, insieme a Elso Serpentini e Gabriella Serafini.
A livello di spettacolo invece, della serata vera e propria?
Quest’anno la scenografia sarà di Riccardo Bocchini, che è lo scenografo del Festival di Sanremo. Ci stiamo affidando a delle grandi professionalità. Non mi sarei mai aspettato, sinceramente, di riuscire a portare le canzoni della nostra tradizione su Rai Uno, in prima serata. Mi ricordo che da piccolo vedevo Fantastico, con Pippo Baudo, il sabato sera… E ora sarà la nostra terra a raccontarsi a tutta l’Italia, e non per quei famosi cinque minuti che ci davano durante le trasmissioni sull’agricoltura, l’agronomia, la domenica mattina, tanto quei cinque minuti che non si negano a nessuno. Un sabato sera intero dedicato a una sola terra, penso che forse soltanto Napoli, in Italia, sarebbe riuscita ad ottenere tanto.
Altro elemento ormai caratterizzante della Notte Serpenti sono poi le prove che precedono e preparano la serata. Quest’anno si faranno nella sua città, Teramo. E vorremmo cogliere l’occasione per chiarire cos’è successo con Ortona, che doveva essere con il suo teatro Tosti il luogo prescelto e perché non siete rimasti ad Atri?
A Teramo è un ritorno, le facemmo lì nella prima edizione, ma quasi nessuno si rese conto di quello che stavamo facendo, la cosa è passata totalmente in secondo piano. Vennero due o tre persone incuriosite dal rumore e dai canti, tra l’altro in quell’anno c’era un caldo pazzesco. Poi l’anno dopo il teatro fu chiuso per la ristrutturazione, e siamo andati per due anni ad Atri, che ha un bellissimo teatro, seppur molto piccolo.
E ad Atri cosa è successo poi?
Ho letto qualcuno che dice che siamo andati a spese della città di Atri. Falso, la città di Atri ha usufruito in modo totalmente gratuito di questo regalo che la Notte dei Serpenti gli ha fatto, quindici giornate, mattina, pomeriggio e sera di prove che di fatto erano come concerti, ad ingresso libero e con il teatro gremito. Tenuto conto che ogni giornata di prova coinvolge circa 120 persone e ci costa circa 12.000 euro, tra musicisti, tecnici, logistica, alberghi, vitto e quant’altro. Non stiamo parlando di una cantata e suonata tra amici. Ho chiesto dunque un contributo economico, ma ci hanno risposto picche, e abbiamo deciso di andarcene.
E ad Ortona?
Tra le varie interlocuzioni che abbiamo avuto quelle con il Comune di Ortona, che ha un teatro molto bello, ero andato a visitarlo, a studiare la logistica, il sindaco ha espresso il suo desiderio di ospitare le prove. Ho comunicato la stessa identica cifra proposta ad Atri ad Ortona. Prima abbiamo ricevuto risposta positiva, tant’è vero che il sindaco ha fatto una comunicazione urbi et orbi. Quando è stato il momento di onorare l’accordo preso hanno però deciso di spendere i soldi in qualcos’altro. Legittimo, ognuno con i suoi soldi ci fa quello che gli pare, ma noi abbiamo deciso di tornare a Teramo, che ci ha fatto una offerta economica più bassa, a seguito di una consueta contrattazione, che abbiamo accettato.
Quanto costerà quest’anno la Notte dei Serpenti?
Un budget definitivo ancora non lo abbiamo, oscilla ogni giorno, è abbastanza difficile individuarlo. Lo scopriremo solo dopo la chiusura del bilancio, perché poi ad esempio durante il montaggio del palco, l’ultima settimana, di solito i prezzi schizzano, escono fuori degli imprevisti, ci sono sempre spese dell’ultimo minuto, però siamo sempre intorno a 1,2 milioni di euro, considerando che il Comune di Pescara ci ha dato un grosso contributo, la Regione Abruzzo come sempre ha fatto la sua parte, con un budget più basso rispetto agli anni precedenti.
E gli sponsor privati?
La buona notizia è che quest’anno stanno entrando un sacco di sponsorizzazioni, le imprese private piano piano iniziano a capire che questa è un’operazione vantaggiosa per loro. Una novità per l’Abruzzo. Di solito gli sponsor si vanno a cercare gli eventi fuori, oppure sostengono i piccoli eventi locali. Ora sta cambiando la mentalità.
Entriamo nel merito della proposta culturale: prima di tutto esiste una differenza tra musica popolare e musica folkloristica?
Se ci mettiamo a ragionare sul folklore o la musica popolare non ne usciamo. Queste sono tutte etichette che a me interessano poco, sono ragionamenti da accademici. Comunque tante canzoni popolari sono di fatto canzoni d’autore, scritte da qualcuno, non sono canti anonimi, si pensi a Vola Vola e Marocca e Fruscia, rilanciata proprio con la Notte dei serpenti, una delle canzone più ascoltate in assoluto.
E i canti anonimi, di popolo?
Sono quelli che ho sempre cercato di privilegiare, quelli dei lavoratori, dei campi, della tradizione, i canti della guerra, i canti della migrazione, di partenza, di matrimoni e dei funerali, le ninne nanne.
Tante canzoni popolari, diciamocelo, hanno anche testi discutibili…
Stiamo recuperando una tradizione che si era completamente persa, ma c’è anche una parte di essa che era meglio che si perdesse. Piena di parolacce, doppi sensi, sessismo, inni all’alcolismo, inni al diabete e al grasso. Nel senso che ‘me sò magnate 500, 1.000 arrosticini’, ‘me so’ bevuto 500 fiaschetti di vino’, battute sulle corna di quello piuttosto che sulle corna di quell’altro. Erano prodotti che non potevano andare neanche sull’ultimo dei canali satellitari, figuriamoci su Rai Uno. Quindi abbiamo fatto un lavoro di selezione sui testi, oltre che ovviamente nell’arrangiamento musicale.
Associato alla Notte dei Serpenti, ma anche ad altri eventi, c’è il termine ‘identità’. Ma è possibile definire l’identità abruzzese? Glielo chiedo perché è una parola che è sempre più utilizzata nel gioco linguistico soprattutto della politica ma c’è il sospetto che spesso sia una parola vuota, retorica, che non ostenda nulla di davvero definito, delimitato, oggettivo, concreto, soprattutto se riferito a territori che hanno mille passati, stratificazioni storiche, culturali, valori in continua evoluzione che non sono né lineari né univoci.
Una domanda a cui è molto difficile rispondere… Quello che posso dire, da musicista, è che ho lavorato su quasi tutti i generi possibili e immaginabili, e su tantissima musica popolare. Alla Notte della Taranta ho fatto tre edizioni, due da musicista e uno da direttore musicale, da maestro concertatore. Ebbene, lì sentivo e risentivo l’identità abruzzese nei canti popolari del Salento, e la sentivo fortissima, a livello musicale, e la musica di una terra porta con sé una serie di valori che in questo caso potremmo tradurre con un’enorme forza ed energia.
Si spieghi meglio..
Il saltarello abruzzese rispetto alla pizzica salentina ha esattamente il doppio della velocità, nella pizzica abbiamo 40 cambi di accordi, in un saltarello di tre minuti ne abbiamo 80. Forza ed energia, appunto, che forse dipende dall’aria frizzante abruzzese, da una terra dove faceva molto freddo e molto caldo allo stesso tempo, che poi si affievolisce scendendo verso sud. E poi nei canti abruzzesi c’è l’amore, come in quelli di altre terre, dal Ratto dal serraglio di Mozart in tedesco fino ai canti siciliani. Ma ci sono anche, nei canti abruzzesi, i sacrifici che abbiamo fatto come popolo, la forte emigrazione, con i campi lasciati incolti e milioni di olive per terra che nessuno raccoglieva. Ci sono i canti di disperazione degli amanti che venivano separati dalla necessità di andare a cercare lavoro altrove, di chi pregava tutti i giorni, affinché questo amante tornasse, e poi non tornava più perchè si era rifatto una vita in America. È molto difficile rispondere a questa domanda, ma quelli citati fanno parte di un sentire comune che hanno costellato le nostre generazioni e la nostra abruzzesità.
Altra parola molto usurata è quella di ‘radici’: non c’è il rischio che, enfatizzandola, si creino di fatto dei muri, tra noi e gli altri, tra chi è radicato, appunto, e chi è senza radici, ovvero nomade, forestiero, e che il radicamento diventi in realtà una forma di incastellamento che poi ha sempre come base, la paura dell’altro, dell’altrove? Cosa ne pensa lei che ha frequentato tanti generi, da nomade musicale, lei che si considera un innovatore?
Io credo che sia esattamente l’opposto: noi in realtà abbiamo per anni ascoltato e cantato canzoni che venivano prodotte oltreoceano e oltremanica, da Usa e Inghilterra, senza capire niente di quello che dicevano i testi e ce le siamo bevute e mangiate, ci siamo divertiti come pazzi e ancora oggi quando le risentiamo ci esplode la voglia di ballare e di cantare. Oggi stiamo riscoprendo la musica nella nostra lingua, del nostro modo di essere e di vivere, che parla di noi e della nostra storia. E lo facciamo però con la nostra musica contaminata con quei generi che ci hanno insegnato gli americani e gli inglesi, ma al centro c’è la nostra musica, le nostre radici, all’interno di una contaminazione che ormai oggi nel 2026 è impossibile eludere. Per capirci: se avessimo fatto i puristi e quindi avessimo fatto la Notte dei serpenti con un tamburello, un organetto e un coro, non avremmo bucato il muro e il cuore di tanta gente che oggi ci segue ma soprattutto non avremmo destato alcun interesse a livello nazionale.
C’è però chi tra gli esperti della musica popolare abruzzese, tra bravi interpreti e studiosi, non apprezza questa ‘spettacolarizzazione’, questo format televisivo e pop della Notte dei serpenti. Cosa risponde?
Dico una cosa sola: la sfida della Notte dei Serpenti è una sfida mediatica di altissimo livello non è filologica, non mi interessa fare il filologo, lascio ad altri questa ricerca del dettaglio di come si faceva, di come si suonava il tamburello duecento anni fa. Io sto facendo un discorso completamente diverso: sto traducendo questa tradizione in un linguaggio televisivo, sì televisivo, che possa raggiungere la maggior parte della gente in Italia e nel mondo per far conoscere l’Abruzzo e le sue tradizioni. Sto traducendo quella tradizione in un nuovo linguaggio. E questo anche a favore di chi continua a fare filologia, il suo lavoro più di nicchia, perché adesso tanta gente riconosce la nostra musica popolare e questo aiuta anche loro. La musica popolare è diventata, concedetemi il gioco di parole, davvero popolare come merita.
A dire il vero certe critiche, da parte politica, ma anche da alcuni suoi colleghi musicisti, prendono di mira anche i costi, senz’altro elevati, della Notte dei serpenti.
Certo, tante volte mi sono sentito dire che ‘siccome Melozzi c’ha i soldi, la cosa gli viene meglio’, ‘facile così andare in prima serata alla Rai’ e cose simili. Ma non è affatto così: vi posso garantire che negli anni in Abruzzo sono stati sperperati milioni e milioni di euro, miliardi, buttati nel cesso, per eventi musicali e culturali, per manifestazioni che non hanno riscosso un minimo di coinvolgimento da parte del popolo, della gente comune, dove non ci va nessuno e di cui nessuno parla. La Notte dei serpenti continua invece ad unire ed appassionare tantissimi bambini, tantissimi giovani e tantissimi anziani. Sono cose che non si sono mai fatte prima, parliamoci chiaro, e credo che ci sia soltanto del buono in questo. Ci sono poi musicisti che forse ce l’hanno con me perché facevo altre mille cose, le sinfonie, le opere liriche, il direttore d’orchestra a Sanremo, ed ora mi occupo di musica popolare, come se avessi fatto una invasione di campo. Certo, lo ripeto: la Notte dei serpenti nasce e resta un evento mediatico, per far conoscere al pubblico più ampio possibile la nostra tradizione musicale per troppo tempo sconosciuta. Ma non basta che accendi una telecamera, dietro ci deve essere una tecnica, un lavoro, uno studio ed occorre anche un budget adeguato.
In conclusione, dunque, qual è il suo appello, il suo ramoscello d’olivo offerto ai suoi detrattori?
Invito ancora tutti gli altri musicisti e tutti i politici di ogni di ogni fazione a suggerirci come migliorare, come fanno tanti abruzzesi ogni giorno che mi scrivono per suggerire canti e musiche da rivalutare, non per fare inutili polemiche. Considerando anche che ormai siamo cresciuti, siamo diventati forti, per cui non vale proprio più la pena stare lì a cercare di abbatterci in ogni modo. Conviene allearsi con noi e andare avanti insieme.






