TERAMO – “Dobbiamo tutti entrare nell’ordine di idee che dopo il 4 maggio e i mesi a venire non ci potrà essere il ‘tana libera tutti’, non si potrà tornare ad affollare le spiagge, le strade e le piazze, perché significherà esporre l’Abruzzo ad un’altra ondata dell’epidemia, ad altri contagi, ricoveri ed morti”.

È arrabbiato a vedere le foto che fanno il giro dei social dei lungomare di Pescara e Montesilvano il primo maggio e ieri, domenica, piene di gente, Ernesto Piccari, 61 anni sindaco di Montefino, in provincia di Teramo, di professione medico ed appena guarito dal Covid.  

E ne ha ben donde, visto che lui in Abruzzo l’emergenza del coronavirus l’ha vissuta come pochi sulla pelle: come medico di base, come primo cittadino di uno dei paesi della zona rossa della Valfino dal 18 marzo al 24 aprile isolato dal mondo assieme a Castiglione Messer Raimondo, Bisenti, Arsita ed Elice, che hanno registrato un record di positivi, quasi 200, su una popolazione di 8mila persone e ben 35 morti.

Anche lui è stato infettato dal virus, ricoverato all’ospedale di Atri, dal 23 marzo al primo aprile e dopo un periodo di convalescenza è tornato in prima linea, per gestire la fase due dell’emergenza coronavirus, che nella sua piccola comunità ha lasciato già una scia di morte e sconforto.

La sua battaglia ora Piccari intende portarla avanti anche come presidente della neo costituita Associazione italiana guariti Covid-19.
“Si tratta di una realtà che avrà il compito di diffondere una cultura infettivologica ed epidemiologica – spiega Piccari – ed agirà con finalità filantropiche, sostenendo in primis la sperimentazione e la ricerca, le campagne vaccinali, l’implementazione delle dotazioni strumentali degli ospedali Covid. Con la raccolta fondi che abbiamo già avviato, sosterremo gli orfani di persone scomparse a causa coronavirus e finanzieremo borse di studio per medici e infermieri di infettivologia”.

L’associazione è nata da un’idea del direttore sanitario del presidio ospedaliero di Atri, Marino Iommarini, con vice presidente il primario della Rianimazione di Atri, Vincenzo Fiorà, consigliere segretario il primario di Medicina Enrico Marini, tesoriere, Angelo Sorricchio, consigliere la direttrice sanitaria Maria Mattucci.

Tra i soci fondatori anche il sindaco di Atri, Piergiorgio Ferretti.

Tutti personaggi che, a vario titolo, hanno in comune il successo nell’ospedale Covid di Atri della ozonoterapia che ha salvato alcuni pazienti. 

“Non è un caso che abbiamo sentito l’esigenza di creare un’associazione che diffonda in primo luogo una cultura della ricerca, della sperimentazione e della prevenzione – prosegue Piccari -, che faccia comprendere cosa significa un’epidemia, e quanto sia lungo e complesso uscirne fuori. Prenda il mio territorio: siamo stati quasi un mese isolati in zona rossa, ma proprio oggi si sono verificati altri tre casi. Siamo in attesa ancora che vengano effettuati i tamponi alle persone che sono state in contatto con un operaio di una fabbrica del territorio operativa, e speriamo che la Asl si muova”.

E aggiunge: “con questo virus c’è poco da scherzare, anche in Abruzzo: finora abbiamo avuto 3 mila contagi, che è appena lo 0,2 per cento della popolazione. Questo significa che se ci sarà un ‘liberi tutti’, se si allenterà il distanziamento sociale, se tutte le attività ripartiranno in modo indiscriminato, se non si ci sarà un utilizzo rigoroso di mascherine, l’Abruzzo più che altre regioni rischi di essere travolta da ultra tragica ondata di contagi. La quasi totalità della popolazione non è immunizzata, e siamo lontanissimi da un’immunità di gregge”.

A proposito della sua esperienza da Piccari racconta che “quanto sono stato ricoverato, all’ospedale di Atri, la cosa che più ha pesato era il non poter parlare con nessuno, l’essere in totale isolamento, e con unico mezzo di contatto con il mondo. A me comunque è andata bene, sono stato fortunato, dopo una settimana di convalescenza, e una terapia a base di antivirali e antibiotici e idrossiclorodina, ora sono tornato in forze”.

Motivo d’orgoglio è che è stato curato nell’ospedale di riferimento del suo territorio, che fino a pochi mesi fa rischiava il ridimensionamento, e che ora è un Covid hospital punta di diamante nella lotta al covid, dove è entrato in funzione a fine aprile un nuovo macchinario per l’ozonoterapia. Il San Liberatore è uno dei primi ospedale in Italia – attualmente se ne contano solo altri tre – ad applicare una terapia del genere.

E di forza ne dovrà avere tanta il sindaco, visto che l’emergenza non è finita nemmeno nel suo territorio andrà affrontata anche la fase due, per il sostegno delle attività produttive.

“Anche nella nostra vallata l’impatto economico sarà durissimo. Agriturismi, ristoranti, e molte attività commerciali sono chiuse, fermi sono anche tante piccole imprese e artigiani, come idraulici, elettricisti e muratori. Per fortuna che le fabbriche del nostro polo industriale legate alla metalmeccanica e all’agro-alimentare, considerate attività strategiche, hanno proseguito la produzione, con rigorose misure di sicurezza che incrociando le dita hanno funzionato”, spiega Piccari.

Nel suo comune e quelli limitrofi c’è anche un aspetto, interiore e psicologico, da affrontare e che riguarda le persone che hanno perso i genitori, i parenti e gli amici.

“La cosa terribile che tanti concittadini hanno dovuto vivere, non è solo la morte del loro caro, ma il fatto che non hanno avuto nemmeno modo di elaborare il lutto, non hanno potuto celebrare il funerale, dare una degna sepoltura, non lo hanno potuto nemmeno vedere per l’ultima volta, visto che la salma era chiusa dentro una bara. Sono traumi che ti segnano”.

Alla domanda “Il governo, la Regione, le amministrazioni locali hanno fatto tutto quello che andava fatto per far fronte alla pandemia?”, il sindaco, che si definisce “civico ma non cinico”, senza etichette partitiche, così risponde: “Si poteva agire e organizzarci, qui in Abruzzo, con più tempestività. L’emergenza a livello nazionale scattata a fine gennaio, e secondo me già molto prima della disposizione del lockdown dell’8 marzo, si potevano già attivare le convenzioni con le università e l’istituto zooprofilattico di Teramo per eseguire i tamponi. Individuare sin da subito il maggior numero possibile di positivi e isolarli, sarebbe stato provvidenziale. Nella Valfino, ad inizio marzo, avevamo ad esempio già tre positivi al covid, il che significa che in giro c’erano da tempo altri 27 positivi, secondo le statistiche, a cui nessuno aveva fatto il tampone, e che avevano già contribuito a diffondere il contagio. Ma questo lo dico con il senno di poi”. 

Una cosa è certa, per Piccari: “il regime della zona rossa è stata una misura durissima, che ha avuto effetti pesanti per la vita delle persone e dell’intera economia, ma senza di essa il numero dei contagi e dei morti sarebbe stato di gran lunga superiore”.