PESCARA – “Se in provincia di Pescara sono arrivate e continuano ad arrivare le risorse necessarie per la viabilità, in ginocchio a causa del maltempo e del dissesto idrogeologico, e per le scuole, lo si deve al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso“.

Lo ripete più volte il presidente della Provincia, Antonio Di Marco, che ad AbruzzoWeb promuove a pieni voti il governo regionale, biasima i “ribelli” della maggioranza e confessa di ambire ad uno scranno all’Emiciclo o, magari, anche in Parlamento.

“Il maltempo ha ammalorato le strade provinciali, abbiamo una criticità diffusa anche se la maggiore è nell’area Vestina – dice – dove frane e smottamenti sono evidenti. Non abbiamo solo l’emergenza di Rigopiano ma anche Penne, Villa Celiera, Corvara, Montebello… Le procedure per gli interventi sono tutte avviate, le strade devono essere messe in sicurezza ma anche risanate affrontando le frane”.

“In questi giorni c’è anche l’emergenza incendi, che interessa tutto il territorio, dalla Maiella al Gran Sasso, e che ha creato difficoltà oggettiva anche perché le fiamme hanno lambito abitazioni e aziende agricole. Fanno comprendere quanta distrazione ci sia e non ci si rende conto che basta poco per distruggere”, evidenzia.

Anche il finanziamento per l’adeguamento sismico dell’istituto Marconi di Penne, per Di Marco, la si deve a D’Alfonso, che è riuscito a fare “ciò che non era stato in grado di fare il ministro Valeria Fedeli quando era venuta 3 mesi fa”.

Il risultato sono 100 mila euro per i lavori, di cui ora parte la progettazione, prossimi alla copertura finanziaria, nell’ambito del piano del ministero dell’Istruzione dopo l’istruttoria condotta dalla Regione e dalla Conferenza dei presidenti, a valere sul decreto Mezzogiorno.

“Nonostante l’emergenza che abbiamo subìto, e da cui ancora non usciamo, abbiamo avviato la procedura amministrativa con la Regione e il tavolo di coordinamento interistituzionale che ci ausilia e ci dà certezze, sono fiducioso – dice Di Marco – C’è bisogno più che mai di alleanza tra istituzioni, non ci si può dividere su questi temi in base ai colori politici. Sarebbe come se davanti ad un incendio c’è chi interviene e chi no”.

Per il presidente della Provincia, “il lavoro che sta facendo D’Alfonso è soprattutto quello di recupero di risorse a Roma, che quando arrivano vengono delegati agli enti locali. Noi, dobbiamo avere la capacità di metterle in cammino, se questo non avviene si ha la sensazione che nulla accada, ma è un lavoro complesso – ammette – Sicuramente è un presidente onnipresente, apre tavoli come mai prima ed è funzionale alle grandi cose come alle piccole. Ha una grande visione e dobbiamo anche noi guardare avanti e rendere operative le idee”.

“Un giudizio sull’operato della Regione? Ci vorrebbero più coralità e meno divergenze, meno punti di vista alternativi, solo per la voglia di rappresentare una quota di area politica o di funzione, perché ai cittadini interessano soluzioni immediate, non ci possono essere affanni che non hanno a che fare con la soluzione dei problemi”, è il suo ammonimento.

Sulla riforma delle Province, il presidente è fiducioso: “Ci giochiamo tutto nella finanziaria 2018, non contestiamo la legge Delrio o il metodo di elezione, ma il drastico taglio delle risorse che dalla finanziaria del 2014 in poi non ci ha messo in condizione di operare sulle due principali competenze, scuole e viabilità”.

“Se la prossima finanziaria ridà autonomia finanziaria alle Province, consentendo di fare quello che dobbiamo fare – assicura – allora i sindaci capiranno e anche la Regione avrà degli affanni in meno”.

Di Marco, ancora sindaco di Abbateggio, non nasconde, poi, di coltivare ambizioni: “I ruoli si conquistano lavorando bene, la classe dirigente che deve occupare ruoli ulteriori deve essere scelta sulla base delle capacità dimostrate – dice – in questa fase ci stiamo assumendo delle responsabilità ed è chiaro che ci spetta attenzione sia da parte del partito che delle istituzioni, visto che già lo si fa gratuitamente”.

“I cittadini in questi 2 anni e mezzo hanno incrociato, litigato, apprezzato e disucsso con i consiglieri provinciali, perche sono rappresentanti di prossimità, altri sono stati più distanti, perciò spesso le richiste non vengono difese”.