BOLOGNA – “Io sono ancora qua”. Lo sapevamo, signor Rossi. L’abbiamo sempre saputo.
È uscito oggi il sedicesimo album in studio di Vasco Rossi. Vivere o niente, sedicesima tappa della storia, un’altra tappa nella storia, con il rocker di Zocca (Modena), che indossa una camicia bianca e una cravatta nera e se ne sta in macchina a guardare indietro nervosamente.
Dietro non si torna, questo chi conosce il Blasco-pensiero lo sa a memoria, ma se si guarda bene, i tre decenni segnati da uno dato per spacciato mille volte e mille volte in piedi dentro uno stadio in fiamme solo e soltanto per lui, sono da incorniciare.
Dodici canzoni nuove di zecca, o nuove da Zocca, tra cui le già note Eh, già… e Vivere o niente, che dà anche il titolo all’album, a testimoniare la presenza al mondo di un signore sì invecchiato e con la voce sempre più roca, ma che si appresta a confiscare San Siro per quattro notti, a giugno, e che lo scorso maggio a Londra, nel tempio dell’Hammersmith Apollo ha spiegato agli inglesi come si fa il rock qui in Italia.
Nulla di strano, però. Perché Vasco è Vasco e i suoi miracoli sono all’ordine del giorno.
Eccone un altro, allora. Vivere o niente. (r.s.)



