L’AQUILA – Un viaggio avventuroso, appassionante, quello raccontato dall’artista aquilano Giorgio Cavalli sulla storia della canzone classica napoletana.
Ma soprattutto raffinato e originale il modo con cui il ‘racconto’ è stato presentato giovedì sera all’Aquila nei locali della Pinacoteca della Regione Abruzzo, di fronte ad una nutrita e raffinata platea di spettatori, visibilmente commossi e rapiti.
Quelli dell’Università della Terza età, che prosegue così le sue proposte culturali in città con sempre maggiore successo, grazie all’entusiasmo e all’ammirevole spirito organizzativo della professoressa Maria Laura Perfetto.
Dalle origini storiche della villanella, passando per i primi suggestivi ritmi della tarantella fino alla conquista di una vera e propria personalità e identità, la canzone napoletana è stata proposta stavolta in una kermesse atipica, di certo non usuale: la lettura del testo scritto dal maestro Cavalli e recitato da Sebastiano Santucci e Valeria Bafile ha accompagnato lo scorrere delle splendide sequenze filmiche (curate da Dino Paglia e gestite da Fausto Paglia), che hanno vestito di immagini (di repertorio ma anche realizzate ex novo) le note immortali della canzone napoletana.
Classici intramontabili, che il regista aquilano ha saputo sapientemente pescare nel mare generoso e straripante ai piedi del Vesuvio.
Opere immortali, nate da una semplice, fascinosa invocazione: quell’antico ‘canto delle lavandaie’, che rivolte al sole, si strinsero in un coro neniando una preghiera. E che le sirene di tutto il mondo, ancora oggi, continuano, ammaliando, a sussurrare. (red)






