L’AQUILA – Un bilancio terribile quello che si presenta a metà del 2019 e che racconta di 482 morti sul lavoro in Italia, 10 in Abruzzo, con L’Aquila al 21esimo posto nella classifica nazionale delle province per quanto riguarda l’incidenza sulla popolazione.

“Numeri che non fanno certo ipotizzare grandi cambiamenti rispetto al 2018, quando le vittime erano 469. Anzi, l’incremento del 3% delle vittime rappresenta una triste conferma all’inesorabile tendenza degli ultimi dieci anni, con mille vittime all’anno”.

Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, spiega l’emergenza delle morti bianche nel Paese alla luce dell’ultima indagine compiuta dagli esperti del suo Osservatorio sulla base dei dati Inail.

A dominare la graduatoria con il maggior numero di infortuni mortali totali è ancora la Lombardia (72 vittime). Seguono: Lazio (50), Emilia Romagna (44), Sicilia e Piemonte (41) Veneto e Campania (39), Toscana (29), Puglia (26), Abruzzo e Marche (14), Trentino Alto Adige (12), Calabria e Umbria (11), Friuli Venezia Giulia e Liguria (10), Basilicata e Sardegna (7), Molise (5).

Per quanto riguarda l’Abruzzo, i decessi da gennaio a giugno 2019 sono stati in tutto 10, 3 per ogni provincia a L’Aquila, Chieti e Teramo e uno a Pescara.

Non sono soltanto i numeri in crescita a destare preoccupazione, ma soprattutto “gli operai e tutti i lavoratori fantasma”, quelli che nelle classifiche non compaiono”.

“I dati purtoppo possono risultare falsati a causa del mondo sommerso, del lavoro nero e grigio, dei tanti lavoratori inquadrati come metalmeccanici o come addetti ai servizi, invece che come edili e che quindi non compaiono nelle classifiche: “I dati purtoppo possono risultare falsati a causa del mondo sommerso, del lavoro nero e grigio, dei tanti lavoratori inquadrati in modo diverso rispetto a quanto svolto”, ha denunciato nei mesi scorsi Cristina Santella, componente della segreteria della Fillea Cgil della provincia dell’Aquila, il più grande sindacato dei lavoratori Edili.

A livello nazionale a mietere più vittime in occasione di lavoro sono: il settore delle Attività Manifatturiere (46 vittime) e quello delle Costruzioni (con 43 decessi). Seguono: Trasporto e Magazzinaggio (35) mentre nel Commercio, riparazione di autoveicoli e motocicli i morti sono 17. 

Un problema più volte evidenziato da Cristina Santella, componente della segreteria della Fillea Cgil della provincia dell’Aquila, il più grande sindacato dei lavoratori Edili, che ha spiegato come “i dati purtoppo possono risultare falsati a causa del mondo sommerso, del lavoro nero e grigio, dei tanti lavoratori inquadrati come metalmeccanici o come addetti ai servizi, invece che come edili e che quindi non compaiono nelle classifiche”.

Il sindacato, proprio per una maggiore sicurezza nei cantieri e per la tutela dei lavoratori del comparto dell’edilizia, da anni ormai si batte per il ripristino del Documento unico di regolarità contributiva (Durc) congruità.

Nel capoluogo abruzzese le imprese impegnate nella Ricostruzione hanno avuto l’obbligo di presentare il Durc congruità, fino al 31 dicembre 2016, successivamente con una legge nazionale è stato varato il Durc on line (Dol), ma la Fillea Cgil è tornata a chiedere la reintroduzione dell’obbligatorietà del documento, come “strumento fondamentale per la lotta al lavoro nero, grigio, fenomeni che nel cantiere più grande d’Europa sono molto preoccupanti”.

La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro in Italia è tra i 50 e i 54 anni (97 vittime).

La provincia in cui si muore di più è Roma (34 decessi). Ed è seguita da: Milano (21), Torino (16), Napoli (18), Verona (13) Vicenza (12), Brescia e Modena (11).

La provincia in cui si conta il maggior numero di infortuni mortali esclusivamente in occasione di lavoro è Roma (27 decessi). Ed è seguita da: Milano e Napoli (14), Torino (12), Palermo, Vicenza, Brescia (9), Foggia e Bolzano (8).